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Terremoti e tsunami: perché le onde possono viaggiare per migliaia di chilometri

Nella notte appena trascorsa, un violento terremoto di magnitudo 8.7 ha colpito una zona di mare aperto nell'Oceano Pacifico, generando danni significativi sulle coste della Russia orientale e facendo scattare un'allerta tsunami per l'intera area del Pacifico fino alle coste della Polinesia, dove si temono onde alte fino a 4 metri. Ma perché terremoti e maremoti vanno a braccetto?

Terremoti e tsunami: perché le onde possono viaggiare per migliaia di chilometri

Nella notte appena trascorsa, un violento terremoto di magnitudo 8.7 ha colpito una zona di mare aperto nell’Oceano Pacifico, generando danni significativi sulle coste della Russia orientale e facendo scattare un’allerta tsunami per l’intera area della Polinesia, dove si temono onde alte fino a 4 metri.

Ma come può un terremoto avvenuto a migliaia di chilometri di distanza generare uno tsunami che minaccia isole lontane?

Quando la Terra trema… sotto il mare
Un sisma di questa intensità, soprattutto se avviene in mare aperto e a bassa profondità, può innescare un fenomeno devastante: il maremoto, o tsunami. Non tutti i terremoti producono uno tsunami, ma quando l’evento sismico coinvolge il fondale oceanico, sollevandolo o abbassandolo improvvisamente anche di pochi metri, ecco che l’intera colonna d’acqua soprastante viene spostata.

È come gettare un sasso enorme in uno stagno: l'acqua viene spinta via dal punto d’impatto, generando onde concentriche.

Onde diverse dalle onde del vento
Le onde generate da uno tsunami non sono le tipiche onde che vediamo in spiaggia, create dal vento. Si tratta invece di onde lunghe e profonde, che possono avere una lunghezza d’onda di centinaia di chilometri e viaggiare a velocità altissime, fino a 800-900 km/h, quasi come un aereo di linea.

In mare aperto queste onde sono quasi invisibili, con altezze di pochi decimetri. Ma quando si avvicinano alla costa, il fondale diventa più basso e le onde rallentano, si comprimono e crescono in altezza. È qui che possono trasformarsi in muri d’acqua alti metri, devastanti per tutto ciò che incontrano.

Perché scatta l’allerta anche lontano?
Le onde dello tsunami si propagano in tutte le direzioni a partire dall’epicentro. E se il terremoto è molto potente, come quello avvenuto stanotte, la quantità di energia trasferita all'acqua è tale che le onde possono raggiungere coste lontanissime in poche ore, attraversando interi oceani.

È per questo che in luoghi anche distanti come la Polinesia, o talvolta persino il Sud America o l’Australia, viene attivata subito un’allerta: meglio essere pronti a evacuare le coste che farsi cogliere di sorpresa da un’onda alta e improvvisa.

Una questione di geometria… e sfortuna
La forma del fondale oceanico (batimetria), l’orientamento delle faglie sottomarine e la morfologia delle coste possono concentrare o smorzare l’energia dello tsunami. Alcune baie, per esempio, possono funzionare come “imbuti” e amplificare l’altezza delle onde. Ecco perché due località distanti pochi chilometri possono vivere effetti molto diversi dello stesso maremoto.

In conclusione?
Un sisma in mare non resta mai confinato a quel punto sulla mappa. La Terra è un sistema dinamico e connesso, e le onde di uno tsunami possono percorrere migliaia di chilometri prima di arrivare, spesso senza preavviso visibile, sulle coste abitate.

Per questo la prevenzione, la conoscenza dei fenomeni naturali e i sistemi di allerta precoce sono fondamentali per salvare vite umane.

METEOREGGIO.IT
Dott. Matteo Benevelli

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