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Foto del Giorno

Le foto meteorologiche piu belle di Reggio Emilia

Organetto  — Fauna dell'Appennino Reggiano — 08 ottobre 2026

Organetto

Fauna

Qui vediamo un bellissimo esemplare di Organetto (Acanthis flammea), fotografato da Lorenzo Zuntini.Questo minuscolo fringillide misura appena 12-14 cm e pesa 12-15 grammi, come tre bustine di zucchero. Si riconosce al primo sguardo dal berretto rosso sulla fronte, dalla piccola macchia nera sotto il becco e dal piumaggio striato di bruno; i maschi, in primavera, si “vestono” anche di rosa sul petto. Il becco giallo-arancio, corto e acuto, è lo strumento perfetto per estrarre i semi di betulle, ontani e conifere, di cui è ghiotto: l’Organetto si appende a testa in giù ai rametti con acrobazie da circo.Il nome? Deriva dal suo verso: un trillo metallico e ronzante, ripetuto in volo, che ricorda il suono di un piccolo organo portatile. Anche il nome scientifico “flammea” parla di lui e richiama il rosso fiammante del cappuccio; gli inglesi lo chiamano Redpoll, cioè “testa rossa”.Le curiosità non mancano. È un vero campione di resistenza al freddo: vive nelle foreste boreali e nella tundra, dove le notti possono scendere ben sotto i -30 °C. Per sopravvivere ha un “trucco”: una piccola sacca nell’esofago in cui immagazzina i semi raccolti di giorno, digerendoli poi con calma durante la notte, e nelle notti più gelide si scava un rifugio nella neve per dormire al caldo.E noi che c’entriamo? In Italia l’Organetto è soprattutto un visitatore invernale: arriva dal Nord Europa quando il freddo morde e il cibo scarseggia e, negli inverni più rigidi, può spingersi in gruppi numerosi fino a quote basse. Vederlo è un piccolo indizio che l’inverno si sta facendo sentire. Tenete d’occhio le betulle: potreste incontrare anche voi questo piccolo viaggiatore del Nord!Una nota: dal piumaggio piuttosto bruno potrebbe trattarsi dell’Organetto minore (Acanthis cabaret), distinto dall’Organetto vero e proprio.

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Mazze di Tamburo  — Flora dell'Appennino Reggiano — 07 ottobre 2026

Mazze di Tamburo

Flora

Baciati dai raggi del sole che filtrano tra gli alberi, questi spettacolari funghi immortalati da Jessica Peruzzo sono tra i più scenografici e conosciuti dei nostri boschi: si tratta della Mazza di tamburo (Macrolepiota procera), un vero e proprio monumento della micologia.🥁 Origine del nome e morfologiaIl nome comune "Mazza di tamburo" descrive perfettamente il fungo nella sua prima fase di crescita. Quando il cappello è ancora chiuso, ha una forma sferica ed è sorretto da un gambo lungo, dritto e slanciato, ricordando in tutto e per tutto le bacchette usate per percuotere i tamburi:Il cappello: crescendo, si apre come un ombrello (raggiungendo anche i 30-40 cm di diametro!), rivelando una superficie nocciola coperta da squame brune concentriche.L'anello scorrevole: sul gambo presenta un caratteristico doppio anello fibroso che, a maturazione, si stacca e può scorrere liberamente lungo il gambo (importante tratto di riconoscimento).🍳 Qualità gastronomiche e attenzione in cucinaÈ un ottimo fungo commestibile, apprezzatissimo impanato e fritto come una cotoletta o cotto alla griglia. Tuttavia, richiede due importanti accortezze:Solo il cappello: il gambo è molto fibroso e coriaceo, per cui non si consuma (può essere essiccato e polverizzato per insaporire i piatti).Cottura obbligatoria: va consumato esclusivamente ben cotto, poiché da crudo o poco cotto risulta tossico.⚠️ Curiosità e sicurezzaAppartiene ai funghi "saprofiti", cioè nutre la terra decomponendo sostanza organica. Attenzione alle somiglianze: non raccogliere mai esemplari di piccole dimensioni (sotto i 10 cm), che potrebbero appartenere al genere Lepiota, contenente specie velenose o mortali.Un grazie a Jessica Peruzzo per questa inquadratura ricca di luce e magia boschiva!#MeteoReggio #JessicaPeruzzo #MazzaDiTamburo #MacrolepiotaProcera #Micologia #Funghi #AppenninoReggiano #NaturaInScatto #FotografiaNaturalistica

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Vipera Aspis. — Fauna dell'Appennino Reggiano — 06 ottobre 2026

Vipera Aspis.

Fauna

In questo nitidissimo e ravvicinato ritratto di Mario Monfrini, ammiriamo una splendida Vipera comune (Vipera aspis). Si notino la pupilla verticale, la testa triangolare e la lingua bifida in estensione, dettagli tipici di questo rettile spesso incompreso.🌲 Habitat: dove vive?Predilige ambienti caldi e soleggiati con opportuni ripari: muretti a secco, radure boschive, pietraie, rovi e pendii collinari o montani (fino a oltre 2000 metri). In Appennino è un tassello fondamentale per l'equilibrio ecologico, controllando le popolazioni di roditori.⚠️ È realmente pericolosa?La vipera non è un animale aggressivo: morde solo se calpestata o messa alle strette, preferendo la fuga. Sebbene il suo veleno sia tossico, il morso è raramente fatale per un adulto sano. Il pericolo maggiore riguarda bambini piccoli, animali domestici o soggetti allergici.🚑 Cosa fare (e NON fare) in caso di morso?Cosa fare: mantenere la calma (l'agitazione accelera la circolazione), rimuovere anelli/orologi, lavare e disinfettare la ferita, immobilizzare l'arto con una steccatura e chiamare subito il 112 o raggiungere il pronto soccorso.Cosa evitare: NIENTE laccio emostatico, niente tagli, e mai aspirare il veleno a bocca!🧪 Come si produce il siero antiofidico?L'antidoto si ottiene grazie a un processo biotecnologico: piccolissime dosi non mortali di veleno estratto dalle vipere vengono inoculate in grandi mammiferi (solitamente cavalli). L'organismo dell'animale sviluppa specifici anticorpi, che vengono poi prelevati dal sangue, purificati e trasformati nel siero salvavita.Un immenso grazie a Mario Monfrini per questa fotografia di altissimo valore naturalistico!#MeteoReggio #MarioMonfrini #ViperaAspis #Herpetologia #NaturaInScatto #FaunaItaliana #AppenninoReggiano #Epetologia #Rettili

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Centrale di Ligonchio e la valle di Ozola. — Paesaggi dell'Appennino Reggiano — 05 ottobre 2026

Centrale di Ligonchio e la valle di Ozola.

Paesaggi

In questo suggestivo scatto di Ferruccio Agnesini, la forza selvaggia dell'Appennino reggiano si fonde con l'ingegno umano: sullo sfondo, incastonata tra i rilievi, spicca l'imponente sagoma in stile Liberty della Centrale Idroelettrica di Ligonchio, adagiata all'imbocco delle selvagge gole scavate dai torrenti del nostro crinale.⚡ Una "Cattedrale dell'Energia" nel cuore del ParcoProgettata nei primi anni '20 del Novecento ed entrata in funzione nel 1922, la Centrale di Ligonchio è un autentico capolavoro di architettura industriale Art Nouveau:Il ruolo storico: costruita per sfruttare la forza delle acque dei torrenti Ozola e Rossendola, rappresentò un'opera ingegneristica straordinaria per l'epoca, portando energia e sviluppo in tutta la provincia e trasformandosi in un simbolo di modernità per le comunità montane.Oggi: oltre a continuare la produzione di energia pulita e rinnovabile, la struttura ospita atelier didattici del Parco Nazionale dell'Appennino Tosco-Emiliano (Atelier Di Onda in Onda), unendo scienza, turismo e cultura.🌊 Perché si chiama "Gola degli Schiocchi"?Il nome "Schiocchi" (riferito sia al canyon dell'Ozola che alle gole del Secchia) ha un'origine del tutto speciale e legata alla voce della natura:Il suono dell'acqua e delle rocce: deriva dal caratteristico rumore secco e rimbombante — simile a uno "schiocco" di frusta o al crepitare della pietra — generato dal torrente quando impatta con violenza contro le strette pareti verticali di macigno, o dal ruzzolare dei ciottoli spinti dalle piene durante i periodi di forte corso d'acqua.Un immenso grazie a Ferruccio Agnesini per aver catturato la magia e l'imponenza di un luogo simbolo del nostro territorio!#MeteoReggio #FerruccioAgnesini #Ligonchio #CentraleDiLigonchio #GolaDegliSchiocchi #AppenninoReggiano #ValdOzola #ArcheologiaIndustriale #NaturaInScatto #ParcoAppennino

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Chiurlo maggiore. — Fauna dell'Appennino Reggiano — 04 ottobre 2026

Chiurlo maggiore.

Fauna

In questa straordinaria fotografia che ne cattura il volo radente e maestoso, Claudia Mai ha immortalato un Chiurlo maggiore (Numenius arquata), il limicolo più grande d'Europa e una delle presenze più affascinanti delle nostre zone umide e costiere.🐦 Caratteristiche e HabitatAmmirabile per la sua silhouette slanciata, il Chiurlo maggiore presenta un piumaggio mimetico di tonalità bruno-nocciola picchiettato di scuro.Habitat: frequenta estuari, estese piane di marea, laghi salmastri, risaie e prati umidi. Durante i periodi di migrazione e svernamento è possibile avvistarlo anche lungo le aree umide e i fiumi della nostra Pianura Padana.🔍 Il becco: un capolavoro dell'evoluzioneLa caratteristica più iconica di questo uccello è senza dubbio l'extraordinario becco lungo, sottile e curvato all'ingiù (che nelle femmine può superare i 15 cm):Perché una forma così estrema? L'evoluzione lo ha modellato come uno strumento di precisione per sondare il fango profondo e la sabbia bagnata. La curvatura asseconda perfettamente la forma delle tana dei vermi marini, dei crostacei e dei molluschi sotterrati, permettendo al Chiurlo di raggiungere prede inaccessibili per gli altri uccelli limicoli ed evitando così la competizione per il cibo!Sensibilità tattile: la punta del becco è ricchissima di recettori nervosi che gli consentono di "sentire" le vibrazioni delle prede sotto la superficie senza doverle vedere.🎶 Curiosità: il canto e il nomeIl nome "Chiurlo" deriva dal suo malinconico e inconfondibile richiamo flautato ("cur-lee"), un suono suggestivo che risuona spesso al crepuscolo e che ha ispirato poeti e naturalisti di ogni epoca.Un sincero grazie a Claudia Mai per aver regalato alla nostra community questo scatto ricco di poesia e natura!#MeteoReggio #ClaudiaMai #ChiurloMaggiore #NumeniusArquata #Ornitologia #Birdwatching #ZoneUmide #WildlifePhotography #NaturaInScatto #FaunaItaliana

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M81 Bode Galaxy — Astronomia dell'Appennino Reggiano — 02 ottobre 2026

M81 Bode Galaxy

Astronomia

In questa meravigliosa fotografia ad alta risoluzione realizzata da Luigi Morrone, ammiriamo in tutta la sua maestosità Messier 81 (nota anche come M81 o Galassia di Bode), uno dei gioielli più affascinanti del cielo notturno, situato nella costellazione dell'Orsa Maggiore.🔭 Nome, distanza e caratteristicheScoperta nel 1774 dall'astronomo tedesco Johann Elert Bode, M81 dista circa 12 milioni di anni luce dalla Terra.Galassia a spirale classica: È considerata un esempio da manuale di galassia a spirale "grand design", caratterizzata da bracci ben definiti che si avvolgono in modo elegante attorno a un luminoso e denso nucleo centrale.Nodi rosati di vita stellare: I brillanti nodi di colore rosa/magenta sparsi lungo i bracci sono gigantesche regioni di formazione stellare (nebulose ad emissione di idrogeno), dove stanno nascendo migliaia di nuove stelle.🌀 Un "gemello" della nostra Via Lattea?M81 presenta notevoli similitudini con la nostra galassia: ha dimensioni molto simili (circa 90.000 anni luce di diametro) e ospita al suo centro un buco nero supermassiccio con una massa pari a circa 70 milioni di volte quella del Sole.💡 Curiosità cosmica: la danza con M82M81 non è sola nello spazio: fa parte di un gruppo di galassie ed è in forte interazione gravitazionale con la vicina galassia M82 (la Galassia Sigaro). M81 esercita una spinta marea così intensa su M82 da aver scatenato in quest'ultima una violentissima ed enorme attività di formazione stellare!Un immenso grazie a Luigi Morrone per aver catturato la luce antica di questo splendido universo isola con dettagli e colori da capolavoro!#MeteoReggio #LuigiMorrone #M81 #GalassiaDiBode #Messier81 #Astrofotografia #Astronomia #Cosmo #DeepSky #OrsaMaggiore #Astrofisica

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Libellula. — Fauna dell'Appennino Reggiano — 01 ottobre 2026

Libellula.

Fauna

In questa straordinaria fotografia d'azione, Francesco Pellegatti ha immortalato in perfetto orizzontale una meravigliosa libellula (famiglia degli Escnidi) mentre perlustra l'aria. Un vero e proprio capolavoro di tempismo che ci permette di osservare da vicino uno degli animali più affascinanti ed evolutivamente perfetti del pianeta!🦖 Fossili viventi: più antiche dei dinosauriLe libellule appartengono all'ordine degli Odonati e sono tra gli esseri viventi più antichi della Terra:Antenati giganti: i primi antenati delle libellule popolavano i boschi del Carbonifero, circa 300 milioni di anni fa (ben prima della comparsa dei dinosauri!).Aperture alari da record: specie fossili come la Meganeura raggiungevano un'apertura alare di quasi 70 centimetri, favoriti da un'atmosfera terrestre eccezionalmente ricca di ossigeno.⚡ Cacciatrici infallibili della naturaIngegneria del volo unica: le quattro ali trasparenti e nervate, visibili nitidamente nello scatto, si muovono in modo indipendente. Ciò consente alla libellula di volare in ogni direzione (compreso all'indietro), di fare "hovering" restando ferma a mezz'aria e di raggiungere velocità di oltre 50 km/h!Vista a 360 gradi: quei grandi occhi sfaccettati occupano quasi tutta la testa e contengono fino a 30.000 ommatidi (lenti individuali), regalandole una visione quasi totale dello spazio circostante e un tasso di successo nella caccia che supera il 95%!Un immenso grazie a Francesco Pellegatti per questo scatto spettacolare che celebra la bellezza e la straordinaria storia evolutiva del nostro territorio!#MeteoReggio #FrancescoPellegatti #Libellula #Odonata #MacroFotografia #Entomologia #NaturaInScatto #Evoluzione #FaunaItaliana #WildlifePhotography

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Fungo di porcellana "Oudemansiella mucida" — Flora dell'Appennino Reggiano — 30 settembre 2026

Fungo di porcellana "Oudemansiella mucida"

Flora

In questa magica e delicatissima immagine, Sonia Bottari ha immortalato con maestria una coppia di Funghi di porcellana (Mucidula mucida, nota anche come Oudemansiella mucida), tra le specie fungine più eleganti ed eteree dei nostri boschi d'Appennino.🔬 Un'icona di traslucenzaIl nome comune "fungo di porcellana" descrive perfettamente la sua estetica straordinaria:Cappello viscoso e traslucido: il cappello, di un bianco candido o leggermente avorio, è ricoperto da uno strato di mucillagine trasparente che riflette la luce come se fosse fatto di finissima ceramica lucidata o vetro soffiato.Effetto controluce: quando viene attraversato dai raggi del sole che filtrano tra le chiome degli alberi, il cappello rivela in trasparenza la fitta trama delle lamelle sottostanti, proprio come si apprezza nella splendida composizione della fotografia.🌳 Il "custode" dei faggiHabitat saprofita e parassita: cresce quasi esclusivamente sul legno dei faggi (Fagus sylvatica), sviluppandosi sui rami caduti o sui tronchi degli alberi vetusti e indeboliti, sia isolato che in piccoli e suggestivi gruppi.Un'arma chimica naturale: il fungo produce un potente fungicida naturale chiamato strobilurina. Questo composto impedisce ad altri funghi competitori di insediarsi sullo stesso tronco, garantendogli il monopolio delle risorse nutritive del legno! La scoperta di questa sostanza ha persino ispirato lo sviluppo di importanti fungicidi usati oggi in agricoltura.Un sincero grazie a Sonia Bottari per aver catturato con così tanta grazia la poesia nascondibile nel sottobosco autunnale!#MeteoReggio #SoniaBottari #FungoDiPorcellana #MucidulaMucida #OudemansiellaMucida #Micologia #FungiOfInstagram #NaturaInScatto #AppenninoReggiano #FotografiaMacrotografia #BoscoDiFaggi

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Nebulosa Crescent — Astronomia dell'Appennino Reggiano — 28 settembre 2026

Nebulosa Crescent

Astronomia

In questo straordinario lavoro a quattro mani, Andrea Vanoni (ripresa) e Andrea Pistocchini (elaborazione) ci regalano una splendida e dettagliatissima visione della Nebulosa Crescent (NGC 6888), un'affascinante bolla d'emissione situata a circa 5.000 anni luce da noi nella costellazione del Cigno.🌟 Il "motore" della nebulosa: la stella di Wolf-RayetA differenza di molte altre nebulose illuminate da giovani stelle o create da supernove, la Crescent ha una genesi del tutto particolare:La stella WR 136: al centro della struttura risiede una stella ipermassiva ed evoluta di tipo Wolf-Rayet. Questa stella gigante si trova nelle fasi finali della sua breve ma tempestosa vita.Lo scontro dei venti stellari: la forma a "mezzaluna" (o a noce/cervello) è il risultato dello scontro tra due correnti di gas: il vento stellare lento ed denso espulso dalla stella quando era una gigante rossa, travolto e compresso dal vento stellare velocissimo e caldo emesso dalla stella nella sua fase attuale.🔬 Un capolavoro di tecnica astrofotograficaGrazie all'uso di un filtro a banda stretta (L-Ultimate) e al binomio acquisizione-elaborazione, l'immagine mostra una straordinaria ricchezza di dettagli:Idrogeno e Ossigeno: le sfumature rosso/arancione evidenziano l'Idrogeno alfa (H-alpha) diffuso sullo sfondo e nella struttura interna, mentre i delicati inviluppi azzurri e ciano rivelano la presenza di Ossigeno ionizzato (OIII) nell'involucro esterno più caldo.Un plauso caloroso ad Andrea Vanoni per la costanza nell'integrazione e ad Andrea Pistocchini per aver saputo estrarre con maestria ogni singolo fotone di questo capolavoro del profondo cielo!#MeteoReggio #Astrofotografia #NebulosaCrescent #NGC6888 #WolfRayet #DeepSky #Astronomia #Cosmo #Cigno #NaturaInScatto #AndreaVanoni #AndreaPistocchini

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Tordela. — Fauna dell'Appennino Reggiano — 27 settembre 2026

Tordela.

Fauna

In questo bellissimo e nitido ritratto, Manuela Fontana ha immortalato una Tordella (Turdus viscivorus) posata con la sua tipica postura eretta su una staccionata in legno, in perfetto stile alpino e appenninico.🐦 Di che uccello si tratta?La Tordella è un passeriforme appartenente alla famiglia dei Turdidi ed è il più grande tra i tordi europei:Caratteristiche visive: presenta un piumaggio grigio-bruno sul dorso e un petto chiaro fittamente picchiettato da macchie scure a forma di "goccia" o "ventaglio". In volo rivela il sottoala bianco candido, elemento utile per distinguerla dal Tordo bottaccio.Habitat: ama i boschi aperti di conifere e latifoglie, i margini delle foreste e i pascoli montani. Sul nostro Appennino è una presenza costante e preziosa per la biodiversità.🌿 Il "guardiano del vischio" e la tempestaIl nome scientifico: il nome viscivorus significa letteralmente "mangiatrice di vischio". La Tordella va ghiotta delle bacche bianche del vischio e contribuisce alla sua diffusione: i semi, resistenti alla digestione, vengono dispersi sui rami degli alberi attraverso le sue deiezioni.Canto di tempesta: in inglese è soprannominata Mistle Thrush o "Stormcock" (gallo della tempesta). Questo perché è uno dei pochissimi uccelli capaci di cantare anche durante le giornate di forte vento o pioggia battente, spesso posandosi sulla cima dell'albero più alto per far risuonare il suo verso potente.Indole territoriale: in autunno e inverno difende con estrema grinta gli alberi ricchi di bacche dagli altri volatili, garantendosi una riserva alimentare costante.Un immenso grazie a Manuela Fontana per questo scatto splendido che ci porta nel cuore della natura dell'Appennino!#MeteoReggio #ManuelaFontana #Tordella #TurdusViscivorus #Ornitologia #Birdwatching #FaunaAppenninica #WildlifePhotography #NaturaInScatto #AppenninoReggiano

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SNR B0509, Da Hubble Space Telescope — Astronomia dell'Appennino Reggiano — 26 settembre 2026

SNR B0509, Da Hubble Space Telescope

Astronomia

In questa straordinaria immagine scattata dal Telescopio Spaziale Hubble (NASA/ESA), ammiriamo uno dei resti di supernova più spettacolari e geometricamente perfetti dell'universo conosciuto: SNR 0509-67.5, situato a circa 160.000 anni luce da noi nella Grande Nube di Magellano.💥 L'origine: un'esplosione cosmica catastroficaQuesta delicata "bolla di sapone" rossa è in realtà il relitto galleggiante di una devastante supernova di tipo Ia, avvenuta circa 400 anni fa (vista dalla Terra):Il cataclisma: una nana bianca, superato il limite di massa critica accumulando materia da una stella compagna, è andata incontro a una reazione di fusione termonucleare incontrollata, esplodendo e distruggendosi completamente.Onda d'urto titanica: il guscio sottile e brillante che vediamo è l'onda d'urto generata dall'esplosione, che viaggia nello spazio interstellare alla spaventosa velocità di oltre 18 milioni di chilometri all'ora!🔬 Perché brilla di rosso?Il tenue bagliore rossastro e le increspature sulla superficie della bolla sono dovuti all'interazione tra l'onda d'urto e il gas interstellare circostante. Quando i gas vengono compressi e riscaldati a milioni di gradi dal passaggio dell'onda, gli atomi di idrogeno ionizzato emettono luce nella lunghezza d'onda del rosso.Nonostante l'immane violenza dell'evento che l'ha generata, la quasi totale omogeneità del mezzo interstellare circostante ha permesso all'onda d'urto di espandersi mantenendo una forma sferica quasi impeccabile: una vera e propria scultura di luce e fisica nel profondo del cosmo!#MeteoReggio #Hubble #NASA #ESA #Astronomia #Supernova #GrandeNubeDiMagellano #SNR0509 #Cosmo #Astrofisica #Spazio

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Bioregolatori a quattro zampe. — Fauna dell'Appennino Reggiano — 25 settembre 2026

Bioregolatori a quattro zampe.

Fauna

In queste due suggestive immagini notturne, Maurizio Berni ci svela il lato più autentico e nascosto del Cinghiale (Sus scrofa), un mammifero estremamente intelligente, adattabile e fondamentale per l'equilibrio dei nostri ecosistemi forestali.👥 Una complessa struttura socialeIl primo scatto evidenzia la natura gregaria della specie:La "compagnia": i cinghiali vivono prevalentemente in gruppi matriarcali guidati da una scrofa anziana ed esperta, composti da altre femmine e dai loro piccoli.I maschi adulti: con la maturità, i maschi abbandonano il gruppo per condurre una vita prevalentemente solitaria, riavvicinandosi alle femmine solo durante la stagione degli amori in tardo autunno.🧹 Gli "spazzini" e gli ingegneri del boscoIl secondo scatto mostra una funzione ecologica cruciale ma spesso poco nota: il cinghiale nell'atto di nutrirsi vicino ai resti di una carcassa.Onnivori ed eccezionali spazzini: la dieta del cinghiale include ghiande, radici, tuberi e frutti, ma comprende anche invertebrati, piccoli rettili e carcasse di altri animali. Ricoprendo il ruolo di "spazzino" (scavenger), contribuisce in modo decisivo alla pulizia del sottobosco e al riciclo dei nutrienti nell'ecosistema.Areatori del suolo: con il caratteristico comportamento del "grifolare" (scavare il terreno con il grugno alla ricerca di cibo), muovono gli strati superficiali del suolo, facilitando la germinazione delle piante e l'ossigenazione della terra. Questo è un comportamento in genere poco apprezzato dagli agricoltori poiché in grado di creare danni importanti ai coltivi.Un immenso grazie a Maurizio Berni per questi due scatti di altissimo valore documentaristico che ci raccontano la vita notturna della nostra fauna!#MeteoReggio #MaurizioBerni #Cinghiale #SusScrofa #FaunaAppenninica #WildlifePhotography #FotografiaNotturna #NaturaInScatto #Biodiversità #AppenninoReggiano

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