Vai al contenuto principale

Foto del Giorno

Le foto meteorologiche piu belle di Reggio Emilia

Nebulosa Trifida  — Astronomia dell'Appennino Reggiano — 20 luglio 2026

Nebulosa Trifida

Astronomia

Con questa straordinaria foto firmata dall'astrofotografo Tommaso Massimo Stella, usciamo dall'atmosfera terrestre per immergerci nelle profondità della Via Lattea. L'obiettivo ha catturato in tutta la sua complessa bellezza la Nebulosa Trifida (catalogata anche come M20 o NGC 6514), uno degli oggetti del cielo profondo più affascinanti e fotografati della costellazione del Sagittario, situato a circa 5.000 anni luce dalla Terra.Il nome "Trifida", coniato dall'astronomo John Herschel, deriva dal latino e significa letteralmente "divisa in tre lobi". Questa caratteristica è ben visibile nella regione centrale rossa: un'intensa nebulosa ad emissione suddivisa e solcata da tre scure corsie di polvere interstellare opaca, che si incrociano creando un contrasto cromatico mozzafiato.M20 è un laboratorio stellare di rara bellezza perché racchiude in un unico oggetto ben tre tipologie differenti di nebulose:-> Nebulosa ad emissione (Rosso/Rosa): è la zona centrale ionizzata dall'intensa radiazione ultravioletta di un sistema di giovani e calde stelle giganti nate al suo interno.-> Nebulosa a riflessione (Azzurro): avvolge le regioni periferiche. Qui la polvere non brilla di luce propria, ma riflette e disperde la luce azzurra delle stelle brillanti vicine.-> Nebulosa oscura (Bande Scure): le dense nubi di polvere fredda che intagliano il cuore rosso della struttura, oscurando la luce dello sfondo.Un capolavoro astrofotografico che ci ricorda quanto sia vasto e meraviglioso l'universo sopra di noi. Un enorme grazie a Tommaso Massimo Stella per averci regalato questa splendida cartolina cosmica!#MeteoReggio #TommasoMassimoStella #NebulosaTrifida #M20 #NGC6514 #Astrografia #DeepSky #Sagittario #Astronomia #SpazioProfondo

Visualizza
In coda alla Mamma — Fauna dell'Appennino Reggiano — 19 luglio 2026

In coda alla Mamma

Fauna

🐗 La mamma è sempre la mamma: la cura materna nei cinghiali nello scatto di Vincenzo CoronaQuesto dolcissimo e raro scatto di Vincenzo Corona ci mostra un lato intimo, premuroso e profondamente affettuoso della natura selvaggia: l'amore e la dedizione di una madre cinghiale (Sus scrofa) verso i suoi striatini. Una figura spesso temuta o fraintesa, ma che merita di essere conosciuta da vicino con il giusto rispetto.💖 Un legame indissolubile: la scrofa e i suoi piccoliNelle famiglie di cinghiali, la femmina (scrofa) è il vero pilastro della struttura sociale. Prima del parto, la madre costruisce con cura un morbido "nido" di frasche ed erba per proteggere i neonati dal freddo. Nei primi mesi di vita, il suo compito è totale:Allattamento e guida: i piccoli la seguono in fila indiana, imparando da lei a cercare il cibo nel sottobosco e a riconoscere i pericoli.Insegnamento e coesione: il gruppo familiare (la scrofa con i piccoli dell'anno e le figlie adolescenti) vive in una forte coesione matriarcale dove l'aiuto reciproco è fondamentale.⚠️ Aggressive o semplicemente protettive? La verità sulla "mamma cinghiale"Nella cultura popolare la madre cinghiale è considerata un animale altamente imprevedibile e pericoloso. In realtà, non si tratta mai di aggressività gratuita, ma di puro istinto protettivo. Come qualsiasi madre nel mondo animale, di fronte a una potenziale minaccia verso i suoi piccoli indifesi, la scrofa farà di tutto per scacciare l'intruso.Se si incontra una scrofa con i cuccioli nei nostri boschi, basta seguire poche semplici regole di buon senso: non avvicinarsi, mantenere i cani al guinzaglio (che vengono percepiti come predatori diretti) e allontanarsi con calma senza fare gesti bruschi o urla.Un immenso grazie a Vincenzo Corona per aver immortalato con tanta delicatezza la bellezza dell'istinto materno nel nostro Appennino!#MeteoReggio #VincenzoCorona #Cinghiale #FaunaAppenninica #NaturaReggiana #IstintoMaterno #WildlifePhotography #AppenninoReggiano

Visualizza
La lepre. — Fauna dell'Appennino Reggiano — 18 luglio 2026

La lepre.

Fauna

Il nitido e splendido scatto di Maurizio Berni ci porta nel cuore delle nostre campagne per incontrare uno degli animali più iconici e guardinghi della fauna locale: la Lepre comune (Lepus europaeus). Immortalata in un momento di totale attenzione, con le iconiche e lunghe orecchie tese a intercettare ogni minimo fruscio, questo lagomorfo incarna alla perfezione l'eleganza discreta della fauna che popola la nostra pianura e la collina.Alle volte confusa con il coniglio selvatico, la lepre vanta dimensioni decisamente maggiori, una corporatura più slanciata e zampe posteriori incredibilmente sviluppate. Queste ultime sono la sua principale arma di difesa: la lepre non si rifugia mai in tane sotterranee, ma preferisce riposare in piccoli avvallamenti del terreno nudo (chiamati "covi"). Quando si sente minacciata, scatta all'ultimo secondo raggiungendo la velocità impressionante di 60 km/h e seminando i predatori grazie a repentini e famosi cambi di direzione a "zig-zag".🧠 Curiosità: "pazzi come lepri a marzo"La lepre è un animale prevalentemente crepuscolare e notturno, ma durante la primavera cambia radicalmente abitudini. Nei mesi di marzo e aprile non è raro osservarle in pieno giorno nei campi mentre si cimentano in spettacolari "inseguimenti" e veri e propri incontri di pugilato sulle zampe posteriori. Questo comportamento, che ha dato origine al modo di dire inglese "mad as a March hare" (pazzo come una lepre a marzo), fa parte dei complessi rituali di corteggiamento con cui le femmine testano la forza dei pretendenti.Un immenso grazie a Maurizio Berni per essere riuscito a cogliere con tanta pazienza e precisione la fiera, fulminea e selvatica bellezza di questa splendida creatura dei nostri territori!#MeteoReggio #MaurizioBerni #LepreComune #LepusEuropaeus #FaunaReggiana #WildlifePhotography #NaturaInPianura #AnimaliSelvatici

Visualizza
Culbianco  — Fauna dell'Appennino Reggiano — 17 luglio 2026

Culbianco

Fauna

Il nitido e splendido scatto di William Vivarelli ci regala un ritratto ravvicinato del Culbianco (Oenanthe oenanthe), un piccolo e straordinario uccello passeriforme colto in una delle sue pose più tipiche: impettito e vigile sopra un posatoio naturale. Questo piccolo volatile, dall'aspetto elegante e dalla mascherina nera che gli conferisce un'aria fiera, nasconde in realtà le doti di un instancabile e formidabile viaggiatore d'alta quota.🔬 Caratteristiche e quel nome curiosoIl nome comune "Culbianco" (così come l'inglese Wheatear) non lascia spazio a dubbi e descrive perfettamente la sua caratteristica fisica più evidente: il groppone e la base della coda di un bianco candido. In volo o quando apre il piumaggio, questo candore contrasta nettamente con una vistosa "T" rovesciata di colore nero sulla punta della coda, un segno di riconoscimento inconfondibile per i birdwatcher.🗺️ Abitudini e record di migrazioneIl culbianco è un uccello strettamente insettivoro. Ama muoversi agilmente sul terreno con saltelli rapidi, per poi fermarsi di colpo e muovere la coda in su e in giù mentre scruta l'orizzonte a caccia di coleotteri, formiche e bruchi. Predilige gli spazi aperti, brulli e rocciosi: in Italia è un frequentatore estivo dei pascoli alpini e delle praterie d'alto crinale del nostro Appennino Reggiano.Ma la vera curiosità risiede nei suoi viaggi. È uno dei migratori più incredibili del mondo animale: in autunno, anche gli esemplari che nidificano in Alaska o in Groenlandia intraprendono una trasvolata oceanica impressionante per andare a svernare nell'Africa sub-sahariana, coprendo fino a 15.000 chilometri di volo continuativo.Un immenso grazie a William Vivarelli per aver immortalato la fiera e intrepida eleganza di questo piccolo grande esploratore dei nostri cieli!#MeteoReggio #WilliamVivarelli #Culbianco #OenantheOenanthe #Birdwatching #Ornitologia #FaunaAppenninica #WildlifePhotography #Migratori

Visualizza
Crespole, vicino a Lucca — Paesaggi dell'Appennino Reggiano — 14 luglio 2026

Crespole, vicino a Lucca

Paesaggi

Il fiabesco e suggestivo scatto di Gabriele Laffi ci porta alla scoperta di un piccolo gioiello arroccato: l'antico borgo medievale di Crespole. Situato a circa 652 metri di quota su uno sperone roccioso della selvaggia Valle Lanciorana, nella spettacolare cornice della Montagna Pistoiese (nel comune di San Marcello Piteglio, proprio al confine con la Valleriana lucchese), Crespole sembra quasi un presepe di pietra sospeso nel tempo, specialmente quando viene illuminato dalla luce argentea di una splendida Luna piena.📜 Cenni storici e l'epoca d'oro mediceaLe origini del borgo sono medievali, periodo in cui sorse come insediamento fortificato. Di quell'antico passato bellicoso e difensivo, Crespole conserva ancora intatte ampie e visibili tracce, come alcuni suggestivi tratti delle originarie mura di cinta. Storicamente conteso a causa della sua posizione strategica, appartenne a importanti famiglie guelfe e successivamente alla potente casata dei Panciatichi. Fu durante il periodo mediceo, tuttavia, che il paese visse un vero e proprio splendore architettonico, trasformandosi nella residenza estiva prediletta di ricche e nobili famiglie pistoiesi che vi edificarono eleganti palazzi signorili.⛪ Punti di interesse e curiositàPasseggiando tra le strette e ripide viuzze lastricate in pietra del borgo, si incontrano preziosi tesori:La Chiesa di Santa Maria Assunta: Di origine tardo-medievale, presenta una caratteristica pianta a navata singola absidata. L'interno è stato radicalmente trasformato nel XVIII secolo e conserva, sul fianco destro, il grazioso oratorio della Compagnia del Rosario.L'organo storico Agati-Tronci: All'interno della chiesa è custodito un preziosissimo organo ottocentesco, opera dei celebri maestri organari pistoiesi Agati-Tronci, storicamente rinomati in tutta la Toscana.Un immenso ringraziamento a Gabriele Laffi per aver saputo catturare in questo scatto l'anima magica e silenziosa di un borgo straordinario!#MeteoReggio #GabrieleLaffi #Crespole #MontagnaPistoiese #ToscanaDavedere #BorghiMedioevali #LunaPiena #FotografiaPaesaggistica

Visualizza
Tempo di more. — Flora dell'Appennino Reggiano — 13 luglio 2026

Tempo di more.

Flora

Il dolcissimo e dettagliato scatto di Lorenza Torregiani ci porta tra i sentieri della nostra collina e della pianura per riscoprire uno dei simboli più autentici della fine dell'estate: le more di rovo (Rubus fruticosus). Protette da un fitto abbraccio di spine e foglie seghettate, queste piccole perle scure evocano subito i ricordi delle passeggiate d'infanzia alla ricerca del frutto perfetto.🔬 Curiosità botanica: non è una bacca!Anche se comunemente la chiamiamo "bacca", dal punto di vista botanico la mora è in realtà un frutto aggregato (o falsa bacca):Un insieme di piccoli frutti: Quella che raccogliamo è composta da tante minuscole sfere lucide accostate, chiamate drupeole. Ognuna di esse contiene all'interno un piccolo seme.La differenza con il lampone: A differenza del cugino lampone, quando stacchiamo una mora dal ramo il ricettacolo interno (il "torsolo" bianco) rimane attaccato al frutto, rendendolo pieno e compatto.🩺 Un concentrato di benessere e importanza ecologicaLe more non sono solo deliziose, ma rappresentano una vera farmacia naturale. Sono ricchissime di antiossidanti (in particolare antociani, che conferiscono il tipico colore nero-violaceo), vitamine C e K, e fibre.In natura, i rovi svolgono un ruolo ecologico cruciale. Spesso considerati infestanti a causa della loro crescita vigorosa e delle spine, costituiscono in realtà una fondamentale barriera protettiva per il sottobosco, offrendo rifugio sicuro a piccoli mammiferi e uccelli contro i predatori. Inoltre, i loro fiori sono tra i più amati dagli impollinatori, mentre i frutti sfamano tantissime specie di uccelli prima delle migrazioni autunnali.Un immenso grazie a Lorenza Torregiani per aver catturato la lucida e invitante bellezza di questi piccoli, preziosi tesori spontanei della nostra terra!#MeteoReggio #LorenzaTorregiani #MoreDiRovo #RubusFruticosus #FruttiDiBosco #Biodiversità #FloraReggiana #NaturaSpontanea

Visualizza
Castello di Viano — Paesaggi dell'Appennino Reggiano — 10 luglio 2026

Castello di Viano

Paesaggi

Il superbo scatto aereo di Giuliano Salsi ci offre una prospettiva privilegiata e spettacolare sul Castello di Viano, un complesso storico di straordinario fascino che sorge in una posizione geografica e panoramica cruciale. Proprio qui, infatti, sono posizionate due delle nostre preziose webcam di Meteo Reggio, che ogni giorno monitorano in tempo reale lo stato del tempo e i cieli della media Valle del Tresinaro, offrendo uno sguardo costante su questo splendido scorcio di collina reggiana.📜 Secoli di storia tra gli Estensi e i Da FoglianoLe radici di questa fortezza sono antiche e strettamente legate alle vicende delle nobili casate locali. I documenti attestano che il castello era già in possesso della potente famiglia dei Da Fogliano nel 1335. Pochi decenni dopo, nel 1370, le cronache riportano la costruzione di un nucleo completamente nuovo, edificato probabilmente in seguito alla rovina o al danneggiamento della struttura precedente. Fatta salva una breve parentesi sotto il controllo degli Estensi, il maniero rimase stabilmente nelle mani dei Da Fogliano per oltre due secoli, fino al 1589. Dopo un lungo periodo di inevitabile abbandono, il complesso è stato salvato e meticolosamente restaurato negli anni '70 del Novecento, e oggi l’intero borgo e il castello sono di proprietà della famiglia Corti.📐 Un'architettura medievale intattaDal punto di vista compositivo, l'inquadratura dall'alto mette in luce la suggestiva articolazione del borgo fortificato. Spiccano in particolare due elementi monumentali distinti, intervallati dalle storiche abitazioni:La Torre Quadrata: imponente, merlata e di proprietà pubblica, ha subito interventi di restauro tra il XIX e il XX secolo, ergendosi come il simbolo più riconoscibile del paese.Il Palazzo Signorile: caratterizzato da una pianta rettangolare disposta su due livelli, sfoggia verso est una caratteristica torre a pianta circolare. Le sue facciate conservano il fascino medievale grazie a strette finestre, feritoie e splendidi portali rifiniti in arenaria e cotto.Un caloroso ringraziamento a Giuliano Salsi per aver immortalato con tanta maestria questa storica ed elegante "finestra" meteorologica e culturale sul nostro territorio!#MeteoReggio #GiulianoSalsi #CastelloDiViano #Viano #ValTresinaro #WebcamMeteo #BorghiReggiani #AppenninoReggiano #FotografiaAerea

Visualizza
Ponte di Calatrava  — Paesaggi dell'Appennino Reggiano — 09 luglio 2026

Ponte di Calatrava

Paesaggi

Il complesso, progettato dall'archistar Santiago Calatrava come porta d'accesso a Reggio Emilia, è un trionfo di acciaio verniciato bianco e dinamismo strutturale. Si tratta di tre opere distinte concepite in un unico sistema unitario:Il Ponte Centrale: È il re del complesso. Un immenso ponte ad arco a via inferiore lungo ben 220 metri che scavalca l'A1 e la ferrovia AV. L'impalcato è sospeso a un arco monumentale che svetta per 45 metri d'altezza.I Ponti Nord e Sud: Situati sugli svincoli laterali, sono due ponti strallati gemelli lunghi 179 metri. Ciascuno è caratterizzato da un pilone inclinato alto ben 70 metri da cui si dipartono, come le corde di un'arpa gigante, gli stralli d'acciaio che sorreggono la carreggiata.🌪️ Un'icona nel paesaggio padanoL'approccio di Calatrava fonde l'efficienza statica alla ricerca formale, dove le infrastrutture assumono un valore scultoreo e simbolico. Le linee tese, slanciate e sinuose dei piloni e degli stralli generano un forte senso di verticalità e movimento, spezzando la piatta orizzontalità della pianura.Un immenso grazie a Mirco Trivellato per aver saputo esaltare, attraverso questo scatto magistrale, la monumentale e candida bellezza di queste giganti sentinelle d'acciaio che danno il benvenuto a chiunque arrivi nella nostra terra!#MeteoReggio #MircoTrivellato #PontiDiCalatrava #ReggioEmilia #SantiagoCalatrava #Architettura #PianuraPadana #Ingegneria #AutostradaA1

Visualizza
Il vallone dell'inferno. — Paesaggi dell'Appennino Reggiano — 08 luglio 2026

Il vallone dell'inferno.

Paesaggi

Questo meraviglioso trittico di immagini, catturato dal sensibile obiettivo di Rosanna Bandieri, ci proietta nel cuore più selvaggio e spettacolare del nostro Appennino: l'incantevole conca glaciale del Vallone dell'Inferno. Situato a pochissima distanza dalle nostre webcam meteorologiche posizionate sul monte La Nuda, nei pressi della rinomata stazione di Cerreto Laghi, questo anfiteatro naturale è un vero santuario di biodiversità e geologia.❄️ Un'impronta scolpita dai ghiacciaiIl Vallone dell'Inferno, a dispetto del nome inquietante, è un luogo di ancestrale e solenne bellezza. Le foto mostrano chiaramente la tipica conformazione a "U" della vallata, un'evidente testimonianza dell'azione modellatrice degli antichi ghiacciai quaternari. I prati verdissimi e i macereti di origine franosa si adagiano ai piedi di imponenti e verticali pareti di roccia arenaria, che svettano austere contro l'azzurro del cielo estivo. Oggi resta traccia solo del torrente Rosaro.🗺️ Tra vette solenni e specchi d'acquaLe inquadrature di Rosanna Bandieri svelano i contrasti unici di questo settore del Parco Nazionale dell'Appennino Tosco-Emiliano:I crinali affilati e le creste rocciose, che sfidano i venti e offrono rifugio ad aquile e animali d'alta quota.I pascoli d'alta quota d'un verde brillante, accarezzati dalla luce dorata del Sole.Le vedute panoramiche che si spingono verso la valle sottostante, dove si indovina il posizionamento del vicino e suggestivo Lago del Padule.Un immenso ringraziamento a Rosanna Bandieri per aver condiviso la bellezza immacolata e l'energia rigenerante di queste nostre montagne, un paradiso per escursionisti e amanti della natura a due passi dalle vette più alte del reggiano!

Visualizza
Nebulosa "Bolla" (NGC 7635). — Astronomia dell'Appennino Reggiano — 07 luglio 2026

Nebulosa "Bolla" (NGC 7635).

Astronomia

Il maestoso e profondo scatto dell'astrofotografo Tommaso Stella ci porta a compiere un viaggio straordinario verso i confini della costellazione di Cassiopea, puntando l'obiettivo su NGC 7635, universalmente nota come Nebulosa Bolla (o C 11). Questa meraviglia del cielo profondo si mostra in tutta la sua complessa e colorata struttura gassosa, dominata al centro da una perfetta e delicata sfera azzurrina che sembra fluttuare nel caos cosmico circostante.🔭 Un'illusione svelata dalla scienzaScoperta originariamente dal celebre astronomo William Herschel nel 1787, questa struttura a guscio ha ingannato gli osservatori per secoli. A causa della sua forma quasi perfettamente circolare, fu a lungo scambiata e catalogata come una nebulosa planetaria (il resto morente di una stella simile al Sole). Studi moderni hanno invece rivelato la sua vera natura: si tratta di una spettacolare nebulosa a emissione, una regione H II di gas ionizzato che brilla di luce propria.💨 La fisica della Bolla: un vento a 2000 km/sIl segreto dietro la nascita di questa incredibile "bolla" di vuoto, situata a circa 11.000 anni luce di distanza da noi, risiede nell'astro splendente visibile leggermente decentrato al suo interno:Il motore cosmico: Si tratta di SAO 20575, una giovane e massiccia stella gigante blu (classe spettrale O) di nona magnitudine.L'effetto serra stellare: Questa stella produce un vento stellare violentissimo, che viaggia alla velocità impressionante di 2000 km/s. La pressione di questa radiazione spinge letteralmente via il gas e le polveri circostanti, accumulandoli in un guscio sferico esterno. Allo stesso tempo, l'intensa radiazione ultravioletta della stella ionizza il gas, facendolo risplendere dei vividi colori catturati magistralmente in questa fotografia.Un immenso plauso a Tommaso Stella per aver rivelato con incredibile nitidezza e dettaglio i segreti e le sfumature di questa fragile e potentissima dinamica dell'universo profondissimo!#MeteoReggio #TommasoStella #NebulosaBolla #NGC7635 #Astrografia #DeepSky #Cassiopea #Astronomia #SpazioProfondo

Visualizza
Montechiarugolo — Paesaggi dell'Appennino Reggiano — 06 luglio 2026

Montechiarugolo

Paesaggi

Il magistrale scatto aereo e crepuscolare di Antonio Bruno ci regala una veduta mozzafiato del borgo di Montechiarugolo (PR), dove le calde luci serali accendono le geometrie del nucleo antico, dominato dal profilo monumentale del suo celebre castello. Un’immagine che sembra sospesa nel tempo e che racconta, già nel nome, l'anima di questo luogo: il toponimo deriva infatti dal latino Mons Clariculus, ossia un "monte chiaro", anticamente spoglio di alberi.📜 Dalle terramare ai monaci agostinianiSe la zona vide i primi insediamenti nel Paleolitico e un villaggio su palafitte dei Terramaricoli a Basilicanova nell'età del bronzo, l'odierno borgo medievale prese forma nel X secolo, grazie alle opere di disboscamento dei monaci agostiniani dell'abbazia di Santa Felicola. Conteso tra la diocesi e il Comune di Parma, il feudo passò nel 1121 ai conti Sanvitale, che vi edificarono il primo castello difensivo, raso poi al suolo nel 1313 durante le cruente lotte tra guelfi e ghibellini.⚔️ L'era dei Torelli e i venti del RisorgimentoLa vera rinascita e l'attuale conformazione architettonica del borgo si devono alla prestigiosa famiglia dei Torelli, che ottenne l'investitura nel 1406 dal duca di Milano. Sotto la loro guida il feudo fu elevato a Contea, resistendo a saccheggi francesi e assedi, fino alla drammatica confisca del 1612 da parte di Ranuccio I Farnese.Il castello, però, entrò nella grande storia il 4 ottobre 1796 con la celebre Battaglia di Montechiarugolo: la milizia della neonata Repubblica Reggiana, supportata dai francesi, vi assediò e costrinse alla resa un gruppo di soldati austriaci. Un evento di tale risonanza che lo stesso Napoleone elogiò l'impresa, considerata oggi da molti storici come uno dei primissimi vagiti del Risorgimento italiano.Un immenso plauso ad Antonio Bruno per aver saputo cogliere l'intramontabile e fiera eleganza di questa sentinella storica della val d'Enza!#MeteoReggio #AntonioBruno #Montechiarugolo #CastelloDiMontechiarugolo #Torelli #Parma #BorghiDItalia #FotografiaAerea #StoriaItaliana

Visualizza
Pulcino di Avocetta — Fauna dell'Appennino Reggiano — 05 luglio 2026

Pulcino di Avocetta

Fauna

Il poetico ed evocativo scatto di Salvatore Sepe ci regala un incontro ravvicinato di straordinaria delicatezza con la biodiversità delle nostre zone umide: un giovanissimo pullo di Avocetta (Recurvirostra avosetta) colto mentre cammina sul fango, accanto a un ramo spiaggiato che si specchia simmetricamente nelle acque calme dalle sfumature pastello. Nonostante il soffice piumaggio giovanile e mimetico, in questo piccolo si notano già le zampe lunghe e l'inizio di quel becco bizzarro che lo renderà uno degli uccelli più eleganti d'Europa.🔬 Il segreto del becco: a cosa serve la curvatura all'insù?La caratteristica anatomica più iconica dell'Avocetta adulta è il lungo becco nero, sottile e nettamente incurvato verso l'alto. Non si tratta di un semplice capriccio estetico, ma di uno strumento di precisione altamente specializzato:Il movimento "a falce": l'avocetta non picchietta il terreno. Camminando nell'acqua bassa, immerge parzialmente il becco aperto e lo muove lateralmente con un'oscillazione continua, come se stesse spazzando il fondale.Un filtro perfetto: questa tecnica le permette di setacciare la melma e catturare crostacei, larve e molluschi. Curiosamente, nei pulli appena nati come quello in foto, il becco è inizialmente corto e quasi dritto; inizierà a curvarsi vistosamente solo dopo le prime settimane di vita.🗺️ Abitudini e habitatL'Avocetta frequenta prevalentemente ambienti salmastri e costieri come saline, lagune e casse d'espansione con acque molto basse. I piccoli sono nidifughi: poche ore dopo la schiusa lasciano il nido a terra e corrono agilmente sulle lunghe zampe, imparando subito a nuotare e a cercare cibo in autonomia, sempre sotto l'occhio vigile e protettivo dei genitori.Un immenso grazie a Salvatore Sepe per aver immortalato con tanta sensibilità questo frammento di vita selvatica.#MeteoReggio #SalvatoreSepe #Avocetta #Pullo #ZoneUmide #Ornitologia #Birdwatching #WildlifePhotography #Biodiversità

Visualizza