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Curiosita Meteo

Curiosita e approfondimenti sul mondo della meteorologia

Le forme dei chicchi di grandine

Le forme dei chicchi di grandine

🧊 Geometrie da incubo: perché i chicchi di grandine non sono tutti uguali?Quando pensiamo alla grandine, immaginiamo quasi sempre delle palline di ghiaccio tonde che crollano dal cielo. Eppure, chiunque si sia trovato ad analizzare i chicchi caduti dopo un forte temporale sa bene che la realtà è molto più varia e bizzarra: coni perfetti, dischi schiacciati come saponette o vere e proprie "stelle" bitorzolate ricche di sporgenze.Ma perché la grandine assume forme così diverse? La risposta sta nella fisica della nube temporalesca (Cumulonembo) e nel viaggio turbolento che il chicco compie al suo interno prima di precipitare al suolo.🌪️ La "fabbrica" della grandine: come nasce un chiccoAll'interno di un temporale vigoroso, le correnti ascensionali (Updraft) spingono le goccioline d'acqua verso l'alto, portandole a quote dove la temperatura è ampiamente sotto lo zero. Qui l'acqua, pur rimanendo liquida (in uno stato detto sovraraffreddato), congela al minimo contatto con minuscoli nuclei di condensazione (polvere, cenere o pulviscolo).I continui su e giù del chicco all'interno della nube determinano il suo accrescimento e, soprattutto, la sua forma finale:Sferico o Ellissoidale: È la forma classica dei chicchi di piccole e medie dimensioni. Si forma quando il chicco ruota liberamente su se stesso in tutte le direzioni mentre sale e scende nell'updraft, catturando l'acqua in modo omogeneo da ogni lato.Conico: Sembrano vere e proprie piramidi di ghiaccio! Nascono quasi sempre da un piccolo nucleo di neve tonda (graupel). Cadendo verso il basso, il chicco mantiene un orientamento fisso senza ruotare: la base del cono raccoglie l'acqua nella discesa, mentre la punta rimane rivolta verso l'alto.Discoidale o Schiacciato: Somigliano a dei dischetti o a delle saponette. Questa forma si ottiene quando il chicco ruota attorno a un solo asse principale oppure quando la pressione dell'aria e le forze centrifughe lo appiattiscono durante la fase di accrescimento bagnato.Irregolare o Lobato: Tipico dei temporali più violenti e delle grandinate di grandi dimensioni. In questo caso il chicco cresce a temperature vicine allo zero (regime bagnato): l'acqua congelando non fa in tempo a distribuirsi e crea bozzi, sporgenze o "lobi" superficiali. Spesso queste forme derivano anche dalla fusione e dall'unione di più chicchi piccoli che si scontrano e si saldano insieme in quota.🔍 Opaco o trasparente? La cipolla di ghiaccioSe tagliate a metà un grande chicco di grandine, notato spesso un'alternanza di strati trasparenti e strati bianco-opachi, proprio come gli anelli di una cipolla:Lo strato OPACO (Congelamento Secco): Si forma alle quote più alte e fredde. L'acqua congela all'istante, intrappolando minuscole bolle d'aria che rendono il ghiaccio bianco e lattiginoso.Lo strato TRASPARENTE (Congelamento Bagnato): Si forma a quote più basse. L'acqua congela più lentamente, permettendo alle bolle d'aria di scappare prima della solidificazione e creando un ghiaccio limpido e compatto.Contare gli strati ci permette di ricostruire quante volte quel singolo chicco è stato "sparato" verso l'alto dalle correnti prima che la gravità vinceva la battaglia, facendolo crollare sulle nostre teste!Immagini: Luciano Lucio Russo - Taladameteo

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 Anatomia di un rovescio: quando la pioggia cala il suo "sipario" sul territorio

Anatomia di un rovescio: quando la pioggia cala il suo "sipario" sul territorio

Osservando i temporali in lontananza, capita spesso di scorgere delle evidenti bande scure e spesse che collegano direttamente la base della nube al suolo. In meteorologia, questa colonna ben definita prende il nome di rovescio localizzato (o rain shaft). Si tratta della testimonianza visiva di una vera e propria furiata d'acqua che sta colpendo duramente una porzione circoscritta di territorio.🔬 Come si forma e perché ha questa forma a "tenda"?Il fenomeno è il risultato di precise dinamiche termodinamiche all'interno della cella temporalesca:-> Il collasso della nube: all'interno del cumulonembo, le correnti ascensionali (aria calda che sale) a un certo punto non riescono più a sorreggere l'immenso peso dell'acqua e del ghiaccio accumulati in quota.-> La caduta in massa: di colpo, una massa enorme di pioggia si riversa verso il basso, trascinando con sé anche una corrente di aria fredda e densa (chiamata downdraft).-> L'effetto "sipario": ai nostri occhi, la pioggia fittissima e concentrata scherma la luce del sole. Se le gocce sono molto grandi e ravvicinate, la colonna appare grigia o quasi nera; se invece c'è una forte grandinata in atto, la sfumatura del rovescio può tendere vistosamente al bianco o al verdastro.💨 Il vento che "stira" la pioggiaSe notate bene, spesso queste colonne non scendono perfettamente perpendicolari, ma appaiono inclinate o sfilacciate alla base. Questo accade perché i forti venti che soffiano sotto la nuvola o l'impatto stesso dell'aria fredda sul terreno (il downburst) tendono a spingere e "stirare" lateralmente la colonna di pioggia, modificandone la traiettoria prima dell'impatto al suolo.Uno scatto che fotografa alla perfezione la potenza e la localizzazione dei tipici fenomeni estivi dell'Emilia!#MeteoReggio #CuriositàMeteo #Rovescio #RainShaft #Temporali #Meteorologia #FisicaDellAtmosfera #TemporaliEstivi

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Lo spettacolo delle nubi Mammatus sopra la nostra Collina: come si formano?

Lo spettacolo delle nubi Mammatus sopra la nostra Collina: come si formano?

Mentre i temporali dell'Appennino iniziano a sfumare, il cielo sopra la collina reggiana ci regala uno degli scenari visivi più spettacolari e affascinanti della meteorologia: una distesa ordinata di nubi Mammatus (o cumulonimbus mammatus). Queste incredibili formazioni a forma di "sacchi" o "bolle" pendenti si sviluppano proprio sotto le grandi incudini temporalesche che, estendendosi a tappeto, proiettano la loro ombra fino in pianura.Ma come fanno le nuvole a creare queste singolari strutture dirette verso il basso, sfidando la classica forma piatta delle nubi?🔬 Il segreto: un temporale "al contrario"La stragrande maggioranza delle nuvole si forma a causa dell'aria calda e umida che sale verso l'alto (correnti ascensionali). Le Mammatus, invece, nascono da un meccanismo opposto guidato dalla gravità e dall'evaporazione:L'incudine fredda: la parte più alta del temporale (l'incudine) è satura di aria gelida, densa, colma di cristalli di ghiaccio e goccioline d'acqua pesante.La discesa forzata: quando le correnti ascensionali del temporale iniziano a indebolirsi, quest'aria fredda e pesante situata nell'incudine comincia letteralmente a sprofondare verso il basso.L'evaporazione magica: trovando aria più calda e secca nei livelli inferiori, i cristalli di ghiaccio iniziano a sublimare (o le gocce a evaporare). Questo processo raffredda ulteriormente l'aria circostante, rendendola ancora più densa e pesante.I "sacchi" nel cielo: l'aria fredda continua così a sprofondare a bolle dentro l'aria più calda sottostante. La caratteristica forma tondeggiante e liscia è il risultato visivo di queste "tasche" di aria discendente che lottano contro la resistenza dell'aria più calda circostante.Nonostante l'aspetto minaccioso e quasi apocalittico, le Mammatus indicano generalmente che la parte più severa del temporale è ormai distante o in fase di attenuazione.Un immenso grazie a Fabio Giacopini che ha immortalato questo meraviglioso dipinto atmosferico sopra il nostro territorio!#MeteoReggio #Mammatus #NubiMammatus #Meteorologia #AppenninoReggiano #CieloReggiano #Temporali #NuvoleSpettacolari

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Perché i temporali colpiscono duramente una zona e a poca distanza non piove?

Perché i temporali colpiscono duramente una zona e a poca distanza non piove?

I temporali estivi sono noti per la loro estrema localizzazione e imprevedibilità: a volte basta spostarsi di un paio di chilometri per passare da un autentico diluvio a un cielo parzialmente nuvoloso con l'asfalto completamente asciutto.Questo comportamento, che ha portato ai dati così distanti tra Viano ($39\text{ mm}$) e Regnano ($1\text{ mm}$), è legato alla natura fisica delle nubi che generano questi fenomeni: i cumulonembi.Come funziona un temporale estivo: la "cella" temporalescaA differenza delle perturbazioni invernali, che sono fronti nuvolosi estesi per centinaia di chilometri legati a grandi aree di bassa pressione, i temporali estivi nascono da fenomeni di convezione locale.Il sole scalda intensamente il terreno.L'aria calda e umida vicina al suolo si espande, diventa più leggera e comincia a salire violentemente verso l'alto (corrente ascensionale o updraft).Salendo, l'umidità si condensa rapidamente formando un cumulonembo, una nube a sviluppo verticale che può superare i $10\text{-}12\text{ km}$ di altezza.Struttura a imbuto rovesciatoUna singola cella temporalesca ha un diametro relativamente ridotto alla base, che spesso non supera i $2\text{-}5\text{ km}$. All'interno di questa cella, l'aria fredda e pesante carica di pioggia e grandine precipita verso il basso (corrente discendente o downdraft), concentrando l'immenso volume d'acqua accumulato in un'area ristrettissima. [ CUMULONEMBO ] / | \ / PIOGGIA \ / INTENSA \ ====/======|||==========\==== Ground Regnano Viano (Asciutto) (39 mm) Chi si trova direttamente sotto il nucleo della cella (come Viano) sperimenta nubifragi, crolli termici e forti raffiche di vento. Chi si trova a pochissimi chilometri di distanza, fuori dal perimetro della colonna di pioggia (come Regnano), vede il temporale di fianco, sente i tuoni, ma riceve solo poche gocce portate dal vento.Il ruolo della topografia: l'Appennino ReggianoNel caso di Viano e Regnano, entra in gioco anche l'orografia (la forma del territorio).I rilievi e le vallate del nostro Appennino creano delle vere e proprie "trappole" per l'aria umida. Quando il vento spinge l'aria calda contro il fianco di una collina, questa è costretta a salire ancora più velocemente. Questo sollevamento forzato (effetto stau) può far nascere il temporale o intensificarlo proprio sopra una specifica vallata, lasciando quella adiacente quasi del tutto all'asciutto.Inoltre, i temporali estivi tendono a muoversi seguendo i venti in quota, ma le celle più giovani possono nascere ed esaurirsi nello spazio di appena 30-60 minuti, scaricando tutta la pioggia esattamente nel punto in cui si sono formate senza avere il tempo di viaggiare.METEOREGGIO.ITDott. Matteo Benevelli

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I fulmini non cadono mai nello stesso posto due volte?

I fulmini non cadono mai nello stesso posto due volte?

No, è un falso mito duro a morire: i fulmini possono assolutamente colpire lo stesso punto due volte, e spesso lo fanno anche a brevissima distanza di tempo o nel corso degli anni.La fisica dei fulmini non si basa sulla "memoria" del colpo precedente, ma sulla ricerca del percorso elettrico più breve e facile per scaricare a terra l'elettricità accumulata nella nube.Perché i fulmini colpiscono ripetutamente lo stesso punto?I fulmini sono attratti da fattori geometrici e fisici ben precisi che non cambiano tra una tempesta e l'altra:Altezza e isolamento: gli oggetti alti, appuntiti e isolati (come torri, alberi secolari, ripetitori o grattacieli) accorciano la distanza che la scarica deve percorrere nell'aria, che è un pessimo conduttore.Conduttività: una struttura metallica o un terreno particolarmente umido e ricco di minerali offrono una resistenza minore al passaggio della corrente.Esempi famosi nel mondoSe la regola del "mai due volte" fosse vera, molte delle nostre infrastrutture moderne non potrebbero funzionare. Ad esempio:L'Empire State Building di New York viene colpito in media tra le 25 e le 100 volte all'anno. Durante un singolo, violento temporale è stato registrato l'impatto di ben 8 fulmini in soli 24 minuti.I grandi ripetitori televisivi posizionati sulle vette delle montagne o le pale eoliche subiscono scariche continue durante ogni transito temporalesco.Cosa succede durante un singolo temporale?Anche visivamente, quello che a noi sembra un unico fulmine è spesso una serie di scariche multiple (chiamate strokes) che viaggiano lo stesso identico canale di aria ionizzata a distanza di pochissimi millisecondi l'una dall'altra. L'aria in quel canale ravvicinato rimane calda e altamente conduttiva, facilitando la ripetizione immediata del fenomeno.⚠️ Nota sulla sicurezza: Se ti trovi all'aperto durante un temporale e vedi un fulmine cadere vicino a una struttura alta, non pensare mai che quel punto sia diventato "sicuro". Se l'area mantiene le caratteristiche fisiche che hanno attratto la prima scarica, rimane il bersaglio più probabile anche per le successive.

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Il fenomeno del First Flush

Il fenomeno del First Flush

🌧️ Il ritorno della pioggia e la schiuma nel Canale di Secchia: cosa succede alla "Botte Meravigliosa"?Dopo oltre un mese di totale assenza di precipitazioni, un forte temporale ha finalmente bagnato il nostro territorio. Tuttavia, osservando le acque del Canale di Secchia a Scandiano, proprio nei pressi dello storico nodo idraulico della "Botte Meravigliosa" (la struttura che permette al canale di passare sotto il torrente Tresinaro), molti cittadini hanno notato una coltre impressionante di schiuma bianca.Un fenomeno visivo d'impatto che, sebbene generi subito preoccupazione, ha una spiegazione fisica e chimica ben precisa legata proprio al lungo periodo di siccità precedente.🧪 L'effetto "First Flush" (Dilavamento iniziale)Quando non piove per settimane, sul terreno, sulle strade, sui tetti e nei letti asciutti dei corsi d'acqua si accumula una grandissima quantità di polveri, residui organici vegetali e animali, pollini, micro-oli e sostanze chimiche sospese.Al primo forte temporale, l'acqua piovana agisce come una gigantesca scopa: lava le superfici e riversa repentinamente questo enorme carico concentrato nei canali e nei torrenti. Questo picco iniziale di sostanze è noto in idrologia come first flush.🫧 Perché si forma così tanta schiuma?La schiuma non è necessariamente sinonimo di uno sversamento industriale abusivo in quel preciso istante, ma è il risultato della combinazione di tre fattori:Tensioattivi naturali: La decomposizione della sostanza organica accumulata (come foglie e rami secchi) rilascia proteine, grassi e carboidrati che agiscono da tensioattivi naturali, riducendo la tensione superficiale dell'acqua.La turbolenza idraulica: Nel punto della "Botte Meravigliosa", l'acqua subisce forti accelerazioni, salti e strozzature dinamiche. Questa forte turbolenza agisce come un enorme frullatore, inglobando aria nell'acqua "pesante" di detriti.Mancanza di diluizione: Essendo i fiumi ai minimi storici, la concentrazione di queste sostanze nei primi minuti della piena è altissima. Solo con il prolungarsi delle piogge l'acqua torna pulita e la schiuma svanisce per diluizione.Resta fondamentale il monitoraggio degli organi competenti per escludere contaminazioni parallele, ma nella maggior parte dei casi si tratta della complessa e "frenetica" risposta ecologica dell'ambiente che si ripulisce dopo la siccità.Lungo il percorso di questo preziosissimo canale esistono diversi scaricatori che in caso di forti temporali e impossibilità della rete fognaria di gestire l'improvviso volume d'acqua, riversano l'eccesso nel canale o nei corsi d'acqua.#MeteoReggio #Scandiano #BotteMeravigliosa #CanaleDiSecchia #Siccità #Temporale #Idrologia #AmbienteReggiano

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Ma quanto è lungo un fulmine?

Ma quanto è lungo un fulmine?

I fulmini sono molto più grandi e "lunghi" di quanto di solito riusciamo a vedere a occhio nudo dalla Terra.In media, un fulmine da nube a suolo ha una lunghezza compresa tra i 2 e i 10 chilometri. Tuttavia, i fulmini che si sviluppano orizzontalmente all'interno delle nubi (da nube a nube) possono raggiungere dimensioni enormi.Ecco i record ufficiali registrati dall'Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM):-> Il fulmine più lungo del mondo: ha raggiunto l'incredibile lunghezza di 768 chilometri (con un margine di errore di circa 90 km). È stato registrato nei cieli del sud degli Stati Uniti (tra Texas, Louisiana e Mississippi) il 29 aprile 2020. Per darvi un'idea, è una distanza superiore a quella che separa Milano da Napoli!-> Il secondo record: precedentemente, il record apparteneva a un "megafulmine" avvistato in Brasile nel 2018, che aveva coperto una distanza di circa 709 chilometri.Questi fenomeni eccezionali sono chiamati "megafulmini" (megaflashes) e si verificano all'interno di sistemi temporaleschi enormi e complessi, noti come Sistemi Convettivi a Mesoscala (MCS), dove le cariche elettriche possono viaggiare per centinaia di chilometri quasi simultaneamente.

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Incudini sull'Appennino

Incudini sull'Appennino

Oggi il cielo sopra la collina di Casalgrande ha offerto uno spettacolo meteorologico straordinario e maestoso, catturato magnificamente dagli scatti panoramici di Michele. Le immagini mostrano immense, lisce e geometriche distese bianche che si allungano a perdita d'occhio sopra il paesaggio collinare: sono le imponenti incudini temporalesche (Cumulonimbus incus) che si disperdono dall'Appennino verso la Pianura Padana.🔬 Anatomia di un gigante: perché si forma l'incudine?L'incudine rappresenta la parte più alta e terminale di un cumulonembo, la nuvola temporalesca per eccellenza. Quando le correnti ascensionali calde e violente (l'updraft) sollevano l'umidità dal suolo, la spingono verso l'alto come un potentissimo ascensore. Questa corsa si arresta bruscamente solo quando l'aria incontra la Tropopausa, il confine invisibile tra la troposfera e la stratosfera (situato in questo periodo a circa 10.000–12.000 metri di quota).La tropopausa funge da vero e proprio "soffitto" invalicabile a causa dell'inversione termica. Non potendo più salire, l'aria è costretta a espandersi violentemente in senso orizzontale.💨 L'effetto dei venti in quota: i cirri assecondano la correnteA quelle altitudini estreme, le temperature piombano ben al di sotto dei −50/-60 °C, trasformando istantaneamente le goccioline d'acqua in microscopici cristalli di ghiaccio. Sono proprio questi a formare il velo liscio, fibroso e bianchissimo dell'incudine.I forti e tesi venti in quota agiscono poi come un gigantesco pennello, "stirando" e sfilacciando la sommità della nube nella direzione della corrente e trasportando i cirri storpiati a decine di chilometri di distanza dal nucleo del temporale originario, ben oltre le vette dell'Appennino dove il fenomeno ha avuto inizio.

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Venere: la "Stella d'Italia" e simbolo della Repubblica

Venere: la "Stella d'Italia" e simbolo della Repubblica

Ci sono sere in cui il cielo occidentale si trasforma in una tela d'autore. Ieri sera, 17 giugno, Michele ha catturato un momento di rara armonia celeste: una sottilissima falce di Luna crescente sospesa a pochissimi passi da un luminosissimo pianeta Venere, immersi nelle calde sfumature dorate e indaco del tramonto. Un quadro astronomico di straordinaria eleganza che ha incantato chiunque abbia alzato lo sguardo dopo il crepuscolo.​ Venere: la "Stella d'Italia" e simbolo della Repubblica​Se per l'astronomia Venere è il secondo pianeta del sistema solare, per la nostra storia nazionale rappresenta qualcosa di molto più profondo. Sapevate che la stella bianca a cinque punte presente nel cuore dello Stemma della Repubblica Italiana è storicamente proprio il pianeta Venere?​Fin dall'antichità greco-romana, Venere – intesa come la "Stella della Sera" o Vespero – è stata associata alla terra italiana, tanto che la penisola veniva chiamata Hesperia, la terra su cui tramonta la stella della sera. Nel Risorgimento, questa figura divenne la "Stella d'Italia" (lo Stellone), simbolo iconico che proteggeva e guidava la nazione verso l'unità. Nel 1948, con la nascita della Repubblica, è stata inserita ufficialmente nell'emblema nazionale sovrapposta a una ruota dentata d'acciaio.​ La "luce cinerea" sul profilo lunare​Oltre al fulgore di Venere, lo scatto di Michele mette magnificamente in evidenza la sagoma della Luna. Nonostante sia visibile solo una sottile falce illuminata direttamente dal Sole, si riesce a scorgere nettamente anche il resto del disco lunare in ombra. È il fenomeno della luce cinerea: la parte scura della Luna viene debolmente illuminata dalla luce del Sole che rimbalza dagli oceani e dalle nubi della Terra.

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Perché il grande caldo si chiama "Canicola"? Un viaggio tra astronomia e Antico Egitto

Perché il grande caldo si chiama "Canicola"? Un viaggio tra astronomia e Antico Egitto

Quando l'estate picchia duro e le temperature sfiorano i 35°/37°C, sentiamo spesso dire che “siamo in piena canicola”. Ma vi siete mai chiesti perché una delle ondate di calore più intense dell'anno prenda il nome da... un cane?Per capire il motivo, dobbiamo smettere di guardare il termometro e iniziare a guardare le stelle.Una questione di "Cagnolini" celestiLa parola "canicola" deriva dal latino canicula, che significa letteralmente "piccolo cane". Nell'astronomia antica, questo era il nome con cui i Romani chiamavano Sirio, la stella più luminosa del cielo notturno, che si trova nella costellazione del Cane Maggiore.Tra la fine di luglio e l'inizio di agosto, si verifica un fenomeno astronomico chiamato levata eliaca: in questo periodo dell'anno, Sirio sorge e tramonta nei medesimi orari del Sole, finendo per "unire" la propria luce a quella della nostra stella.Gli antichi, vedendo questa stella brillantissima brillare in cielo proprio nei giorni più caldi dell'anno, si convinsero che Sirio emanasse un calore proprio. Credevano che l'unione dell'energia del Sole e di quella del "Grande Cane" fosse la causa diretta dell'afa opprimente, della siccità e persino delle malattie estive.Per l'Antico Egitto era una benedizione (e il Capodanno!)Se per i Romani e i Greci la canicola era un periodo temuto, per gli antichi Egizi la comparsa di Sirio (che loro chiamavano Sopdet) era l'evento più atteso dell'anno, una vera e propria benedizione divina.Intorno al solstizio d'estate, la levata eliaca di Sirio anticipava di pochissimo l'annuale piena del Nilo. Le acque del fiume esondavano, depositando sui terreni il limo, quel fango nerissimo e fertilissimo che permetteva l'agricoltura e, di conseguenza, la sopravvivenza di tutta la civiltà egizia.Per questo motivo:L'apparizione di Sirio coincideva con l'inizio del Capodanno egizio.La stella era venerata come portatrice di fertilità e abbondanza, e non come simbolo di calura opprimente.La canicola oggiOggi sappiamo grazie alla scienza che Sirio si trova a circa 8,6 anni luce da noi. Per quanto sia una stella gigante e luminosissima, la sua energia non ha alcun impatto tangibile sulle temperature della Terra.Inoltre, a causa di un movimento millenario del nostro pianeta chiamato precessione degli equinozi, la levata eliaca di Sirio si è spostata nel tempo: oggi non avviene più a luglio, ma verso la fine di agosto.Il legame astronomico si è indebolito, ma il fascino del nome è rimasto intatto. Così, ogni volta che cerchiamo un po' di ombra in una torrida giornata estiva, stiamo inconsapevolmente pagando un tributo a una stella lontana e ai miti di chi, migliaia di anni fa, guardava il cielo per spiegarsi il mondo.METEOREGGIO.ITDott. Matteo Benevelli

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Cosa può liberare nell'aria un incendio come quello di Mantova di venerdì?

Cosa può liberare nell'aria un incendio come quello di Mantova di venerdì?

L'incendio che ha colpito il magazzino dello stabilimento Versalis di Mantova ha interessato un'area di stoccaggio contenente polimeri stirenici (materie plastiche derivate dallo stirene, come il polistirene o polistirolo).La combustione incompleta di grandi masse di materiali plastici di questo tipo genera una densissima colonna di fumo nero e rilascia in atmosfera una miscela complessa di sostanze chimiche.In un rogo di queste proporzioni, le principali sostanze che potrebbero essersi sprigionate includono:-> Macro-inquinanti della combustione (I costituenti del fumo nero)Particolato Fine e Chiazze di Caduta (PM10 e PM2.5): la colonna nera è costituita principalmente da carbonio elementare sotto forma di fuliggine. Il particolato intrappola al suo interno altre sostanze tossiche ed è altamente irritante per le vie respiratorie.Monossido di Carbonio (CO): prodotto in enormi quantità a causa della combustione incompleta (carenza di ossigeno all'interno dei cumuli di plastica che bruciano).Biossido di Carbonio (CO2​): prodotto naturale della combustione, che in questo caso contribuisce in modo massiccio all'effetto serra locale a causa del volume del rogo.-> Sostanze specifiche legate ai Polimeri StireniciDato che il materiale coinvolto è a base di stirene, la degradazione termica della plastica rilascia composti organici volatili specifici:Stirene monomero: il calore spezza le catene del polimero liberando lo stirene gassoso. Si tratta di un idrocarburo aromatico tossico per inalazione e irritante per occhi e mucose.Benzene, Toluene e Xilene (composti BTX): sono idrocarburi aromatici che si formano comunemente quando i polimeri derivati dal petrolio subiscono una "pirolisi" (rottura molecolare dovuta al calore). Il benzene, in particolare, è un noto cancerogeno.-> Microinquinanti organici complessiIdrocarburi Policiclici Aromatici (IPA): una famiglia di composti (tra cui il benzo[a]pirene) che si originano sempre quando la plastica brucia a temperature non controllate da un inceneritore. Tendono a depositarsi al suolo insieme alla fuliggine.Diossine e Furani (PCDD/PCDF): possono formarsi in percentuali variabili a seconda delle temperature del rogo e dell'eventuale presenza di additivi o cloro (anche in minime frazioni o impurità) nei materiali plastici o nei sistemi di imballaggio.Il fattore altezza della nube e i rilievi ARPAL'altezza della colonna di fumo, che ha superato i 1.000 metri, rappresenta un elemento cruciale per la gestione dell'evento:Effetto Camino e Dispersione: una nube così alta e calda tende a spingere i fumi e le sostanze tossiche verso l'alto (nella media atmosfera), favorendone la diluizione e la dispersione a grande distanza anziché farle ricadere immediatamente al suolo nelle aree adiacenti allo stabilimento.I Monitoraggi di ARPA Lombardia: i tecnici dell'ARPA, attivati subito dopo l'incendio, hanno posizionato campionatori ad alto volume per monitorare la qualità dell'aria. I primi rilievi effettuati con la strumentazione portatile nell'area circostante non hanno evidenziato valori critici o picchi acuti di inquinanti a terra, proprio grazie al forte effetto di dispersione atmosferica agevolato dalla colonna convettiva.Le ordinanze cautelative dei sindaci della zona (come l'invito a tenere le finestre chiuse) sono state emanate a scopo precauzionale per evitare l'inalazione delle prime ricadute o l'esposizione all'odore acre della plastica bruciata.METEOREGGIO.ITDott. Matteo BenevelliFoto -> Gaia Marazzi da Coviolo

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"La Terra è già stata più calda di così": viaggio nel passato del clima per capire perché oggi è diverso

"La Terra è già stata più calda di così": viaggio nel passato del clima per capire perché oggi è diverso

Nel dibattito sui cambiamenti climatici capita spesso di imbattersi in un'obiezione classica: "Il clima è sempre cambiato, in passato la Terra è stata molto più calda di oggi, quindi non c'è da preoccuparsi e l'uomo non c'entra".Dal punto di vista storico, la prima parte dell'affermazione è assolutamente vera: la Terra, nella sua storia millenaria, ha vissuto epoche incredibilmente calde, periodi privi di ghiacci stanziali e persino palme rigogliose ai poli. Tuttavia, utilizzare questo dato per minimizzare l'attuale riscaldamento globale è un errore logico e scientificamente fazioso.Per capire il motivo, facciamo un viaggio nella linea temporale del nostro pianeta, scoprendo quando la Terra è stata una "serra", com'era la vita allora e perché quel passato non è minimamente paragonabile al nostro presente.⏳ La linea del tempo: quando la Terra era una serra roventeSe guardiamo alla storia profonda del nostro pianeta (che ha 4,5 miliardi di anni), l'epoca attuale è in realtà un periodo relativamente fresco. Ci sono stati due momenti principali in cui il pianeta ha sperimentato temperature assai più elevate di quelle odierne.🐊 1. Il Cretaceo (circa 100-66 milioni di anni fa): il mondo dei dinosauriLe temperature: la temperatura media globale era di circa 6-8 °C più alta rispetto a oggi. I poli erano completamente privi di ghiaccio.Com'era la vita: sulla Terra dominavano i dinosauri. Grazie al clima tropicale diffuso, foreste lussureggianti arrivavano fino all'Antartide e all'Artico, dove vivevano rettili e antenati dei coccodrilli. I livelli del mare erano oltre 100 metri più alti di quelli attuali, tanto che gran parte delle odierne pianure (compresa la Pianura Padana) si trovava sotto caldi mari tropicali.La causa: un'attività vulcanica globale straordinariamente intensa e prolungata (durata milioni di anni) rilasciò nell'atmosfera quantità enormi di CO2​, creando un super effetto serra naturale.🌋 2. Il Massimo Termico del Paleocene-Eocene (PETM, circa 56 milioni di anni fa)Le temperature: in appena 20.000 anni (un battito di ciglia per la geologia), le temperature globali impennarono di altri 5-8 °C.Com'era la vita: i mari tropicali divennero troppo caldi, causando estinzioni di massa nei fondali oceanici a causa dell'acidificazione e della perdita di ossigeno. Sulla terraferma, i mammiferi dovettero migrare in massa verso i poli per sopravvivere e iniziarono a rimpicciolirsi per disperdere meglio il calore.La causa: una massiccia e relativamente rapida immissione di gas serra in atmosfera, probabilmente causata da intense eruzioni vulcaniche che incendiarono giacimenti di carbone o dal rilascio di metano congelato dai fondali oceanici.🧠 Perché il paragone con il passato è fazioso?Se la Terra è sopravvissuta a queste enormi ondate di calore, perché oggi siamo così allarmati per un aumento di circa 1,2-1,5 °C dall'era industriale? La risposta sta in due concetti chiave che chi nega l'impatto antropico tende a ignorare: il tempo e la stabilità della nostra civiltà.1. La velocità del cambiamento: una questione di ritmoLa differenza fondamentale tra il riscaldamento del passato e quello attuale non è il quanto, ma il quanto velocemente.Nel passato geologico, i riscaldamenti più "rapidi" (come il PETM) sono avvenuti nell'arco di migliaia o decine di migliaia di anni. Questo ha dato alla natura, alle piante e agli animali il tempo biologico di adattarsi, evolversi o spostarsi geograficamente.Oggi, l'aumento di temperatura che stiamo registrando sta avvenendo nell'arco di decenni. Stiamo immettendo gas serra a una velocità fino a 10 volte superiore rispetto a quella del PETM. La biosfera non ha il tempo fisico di adattarsi a questa velocità.2. La Terra si salva, la nostra società noLa Terra è un sistema resiliente: è sopravvissuta agli asteroidi, alle glaciazioni e al caldo torrido. Il problema della crisi climatica non è la "fine del pianeta", ma la fine delle condizioni che permettono la sopravvivenza della civiltà umana.Nel Cretaceo c'erano 8 gradi in più, ma non c'erano 8 miliardi di persone che dipendevano da confini politici, infrastrutture costiere e un'agricoltura di precisione.Se il livello del mare si alza di un metro a causa del caldo, la Terra non soffre. Soffrono però le centinaia di città costiere (Venezia, New York, Tokyo, Amsterdam) in cui abitano miliardi di persone. Se i ghiacciai alpini spariscono, la Terra continua a girare, ma il bacino del Po perde la sua riserva idrica fondamentale per l'agricoltura e l'idroelettrico.🎯 In conclusione: la firma inconfondibile dell'uomoDire che il clima è già cambiato in passato per cause naturali è come dire che "gli incendi boschivi sono sempre esistiti a causa dei fulmini, quindi i piromani non esistono".La scienza non nega i cicli naturali del pianeta, anzi, li studia proprio per capire come funziona l'atmosfera. Ed è proprio grazie allo studio del passato che oggi sappiamo con certezza statistica che i meccanismi naturali (attività solare, orbita terrestre, vulcani) in questo momento storico avrebbero dovuto portare a un leggero raffreddamento globale.L'anomalia rovente che stiamo vivendo ha un'unica, chiara spiegazione: la combustione di carbone, petrolio e gas che l'uomo ha avviato in appena un secolo e mezzo. Il passato ci mostra che la Terra sa essere una serra rovente; sta a noi decidere se vogliamo davvero trasformare il nostro unico pianeta ospitale in un mondo adatto solo ai dinosauri.METEOREGGIO.ITDott. Matteo Benevelli

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