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Curiosita Meteo

Curiosita e approfondimenti sul mondo della meteorologia

Quanta acqua può contenere un Cumulonembo

Quanta acqua può contenere un Cumulonembo

Parlare della massa d’acqua contenuta in un Cumulonembo (Cumulonimbus) significa addentrarsi in numeri che lasciano a bocca aperta e che mostrano chiaramente l’immensa potenza termodinamica della Pianura Padana.Sebbene a guardarle dal basso le nuvole sembrino leggere come panna montata, i temporali sono in realtà dei giganteschi ed enormi serbatoi d'acqua sospesi sopra le nostre teste.In media, un cumulonembo di medie/grandi dimensioni (come quelli immortalati nei giorni scorsi negli straordinari scatti notturni di Michele Sensi) può contenere una massa d'acqua complessiva compresa tra le 50.000 e le 300.000 tonnellate (ovvero tra i 50 e i 300 milioni di litri d'acqua). Nei sistemi temporaleschi più estremi o nelle supercelle organizzate, questa cifra può tranquillamente superare il milione di tonnellate.Ecco come i meteorologi calcolano questo peso invisibile e perché l'atmosfera riesce a sostenerlo.🧮 Come si calcola il "peso" di un temporale?Per stimare quanta acqua (sotto forma di vapore, goccioline liquide e ghiaccio) è intrappolata in una nube temporalesca, si incrociano due fattori geometrici e fisici:-> Il volume della nube: Un cumulonembo medio padano ha una base di qualche chilometro quadrato e uno sviluppo verticale impressionante, che va dai 1.000-2.000 metri della base fino agli 11.000-12.000 metri dell'incudine (proprio come segnalato nei dati termici del nostro ultimo post didattico). Parliamo di un volume d'aria immenso, spesso superiore ai 1.000 chilometri cubi.-> Il contenuto di acqua liquida (LWC - Liquid Water Content): All'interno di una nube temporalesca, la densità di acqua non è uniforme, ma si attesta mediamente tra 1 e 3 grammi di acqua per metro cubo (g/m3. Nelle zone di updraft più violento e nei nuclei di forte precipitazione (rain shaft), questo valore può schizzare fino a 5-8 g/m3.Moltiplicando il volume colossale della nube per la densità dei grammi d'acqua presenti in ogni singolo metro cubo, si raggiungono facilmente le centinaia di migliaia di tonnellate.⚖️ Se pesa così tanto, perché non crolla tutto di colpo?La domanda sorge spontanea: come fa una massa equivalente a centinaia di grandi navi da crociera a fluttuare nel cielo senza cadere?La risposta sta nel perfetto equilibrio della fisica atmosferica. Tutto quel peso è sostenuto dal motore invisibile del temporale: la corrente ascensionale (updraft). L'aria calda che sale dalla pianura spinge verso l'alto con una forza e una velocità tali (fino a 50-60 km/h) da fare da "cuscinetto", contrastando la forza di gravità e mantenendo letteralmente galleggianti le goccioline d'acqua e i chicchi di grandine in sospensione.Solo quando l'accumulo di acqua e ghiaccio in quota diventa tale da superare la spinta ascensionale dell'aria calda, oppure quando l'updraft inizia a indebolirsi, la gravità vince. È in quel preciso istante che il cumulonembo "scarica" improvvisamente il suo immenso serbatoio, dando vita ai classici, violentissimi rovesci di pioggia e grandine che ben conosciamo.

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Il Cumulo congesto

Il Cumulo congesto

Questa specifica tipologia di nube rappresenta lo stadio intermedio, dinamico e più affascinante del ciclo di vita dei corpi nuvolosi temporaleschi. È l'anello di congiunzione tra il rassicurante cumulo del bel tempo e il temuto cumulonembo.-> È una bolla d'aria che sale a 40 km/hIl cumulo congesto è la manifestazione visiva di una potente corrente ascensionale (updraft). L'aria calda e umida sale dalla pianura come una mongolfiera invisibile. Quando incontra quote più fredde, il vapore acqueo condensa istantaneamente, liberando calore latente che fornisce ulteriore spinta idrostatica alla nube. All'interno di queste cupole, l'aria può salire verticalmente a velocità comprese tra i 10 m/s e i 15 m/s (fino a oltre 50 km/h).-> Il limite termico dei -40°C: perché sono così "solidi"?Osservando le foto, la caratteristica che salta subito all'occhio è l'aspetto incredibilmente scolpito, netto e bianchissimo dei bordi, che ricordano la panna montata o un cavolfiore. Questo accade perché il cumulo congesto è composto interamente da goccioline d'acqua liquida (spesso superraffreddata, cioè liquida anche sotto lo zero termico).Finché la sommità della nube non incontra temperature inferiori ai -35°C / -40°C (che nel profilo termico di ieri si trovavano sopra i 9.000 metri), le goccioline non si trasformano in cristalli di ghiaccio. Quando avviene il congelamento, i bordi netti sfumano, si sfilacciano e nasce la classica "incudine" del temporale.-> L'effetto del Wind Shear: la testa "mozzata"Nello scatto si nota un dettaglio fantastico: alcuni dei cumuli più a destra sembrano leggermente inclinati o con la cima "stirata" verso destra. Questo è l'effetto visivo diretto del Wind Shear di cui parlavamo nel post precedente. Il vento che oltre i 7.000 metri ruota ed entra forte da Nord-Ovest tende a spingere via la sommità della nube rispetto alla base, creando una asimmetria strutturale.-> Possono già fare pioggia (e grandine)?Sì, ma con modalità particolari. Un cumulo congesto maturo può dare origine a rovesci di pioggia localizzati e di breve durata, noti come heavy showers. Tuttavia, non avendo ancora sviluppato una struttura ghiacciata stabile in quota (l'incudine), manca del meccanismo di ricircolo necessario per generare grandine di grosse dimensioni o attività elettrica continua (fulmini frequenti). Se vedete fulmini o sentite tuoni, la nube ha ufficialmente smesso di essere un cumulo congesto ed è diventata un Cumulonimbus calvus.-> Sono ottimi "termometri" visivi dell'atmosferaGuardare l'altezza dei cumuli congesti permette ai meteorologi di capire a occhio nudo dove si trovano gli strati di inversione termica. Se i cumuli crescono molto in altezza ma rimangono stretti (come "torri"), significa che l'atmosfera circostante è molto secca a quote medie, un fenomeno che tende a "evaporare" i fianchi della nube (processo di entrainment o evaporazione per mescolamento).Un vero e proprio spettacolo di termodinamica a cielo aperto, fissato nel tempo da scatti fotografici impeccabili.

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Radiografia dell'Atmosfera: cosa si nasconde dietro i Cumuli al tramonto?

Radiografia dell'Atmosfera: cosa si nasconde dietro i Cumuli al tramonto?

Quando guardiamo il cielo al tramonto e vediamo i cumuli gonfiarsi in linea sulla pianura, stiamo osservando il risultato di un perfetto e complesso incastro di numeri, temperature e venti a diverse quote.Prendiamo i dati fisici di questa sera e trasformiamoci in meteorologi per capire l'esatta "carta d'identità" della nostra atmosfera in questo momento!🗺️ Il "panino" dell'umidità: dove si nascondono le nubi?L'umidità non è distribuita in modo uguale. Questa sera l'atmosfera si presenta divisa in tre strati ben distinti:Al suolo (Bassa umidità in aumento): Complice il vento che scende dall'Appennino verso il Po, l'aria vicino a noi è calda (ben 28 °C in pianura) e relativamente secca, anche se in questa fase del tramonto l'umidità sta salendo verso il 50%.La fascia media (Costante al 60-70%): Dai primi strati fino ai 7.000 metri di quota, l'umidità sale e resta stabile intorno al 60-70%. È la benzina ideale per far galleggiare e crescere i nostri cumuli congesti.Il tetto di ghiaccio (93% a 11.700 metri): In altissima quota l'umidità schizza improvvisamente al 93%. Questo significa che lassù l'aria è satura: se le sommità dei temporali riusciranno a spingersi fino a quasi 12 km di altezza, troveranno l'ambiente perfetto per espandersi lateralmente, congelare e formare enormi e spettacolari incudini stratosferiche.🌡️ Il profilo termico: un tuffo nel geloSe al suolo usciamo in maniche di camicia con 28 °C, la temperatura crolla vertiginosamente man mano che saliamo. Questo fortissimo gradiente termico (la differenza di temperatura tra suolo e quota) è il motore dell'instabilità:🧊 Lo Zero Termico si trova a 4.000 metri. Oltre questa quota l'acqua inizia a congelare.🥶 A 7.000 metri siamo già a -25 °C.🪐 A 9.000 metri si toccano i -40 °C (la soglia termica in cui le goccioline d'acqua congelano istantaneamente anche senza nucleatori).🌌 Sopra gli 11.000 metri, ai confini con la stratosfera, entriamo nel gelo cosmico: oltre -60 °C!🔀 La forbice dei venti (Wind Shear)Il dettaglio più affascinante di questa sera è la rotazione delle correnti con la quota:Nei bassi strati: Il vento spinge dall'Appennino verso il Po (da sud/sud-ovest verso nord/nord-est).In alta quota (oltre i 7.000 metri): Il vento ruota bruscamente ed entra da Nord-Ovest.In meteorologia questa rotazione e variazione di velocità del vento a seconda dell'altezza si chiama Wind Shear. È un ingrediente fondamentale: quando le correnti cambiano direzione salendo in quota, aiutano a "inclinare" l'asse delle correnti ascensionali dei temporali. In questo modo, la pioggia e la grandine che cadono non vanno a soffocare il motore di aria calda che sale dal suolo, permettendo alle strutture nuvolose di organizzarsi, durare più a lungo e viaggiare da ovest verso est lungo l'asse del Po.La meteorologia è meravigliosa perché ci permette di vedere, dietro a un semplice "fiorire di nuvole", una gigantesca e perfetta macchina termodinamica in funzione!

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Due fulmini in uno Spider vs Nube-Suolo

Due fulmini in uno Spider vs Nube-Suolo

Cos’è un fulmine "Spider" e perché i fulmini a volte cambiano colore?I temporali notturni che in questi giorni stanno attraversando la Pianura Padana ci stanno regalando immagini davvero mozzafiato. Tra i tanti capolavori che trovate qui su Meteo Reggio prodotti da Michele, uno scatto in particolare accende la curiosità di molti lettori per la presenza contemporanea di due fenomeni elettrici completamente diversi tra loro.Smontiamo questo meraviglioso "quadro" atmosferico per scoprire i segreti della fisica che si nascondono dietro i fulmini.Il fulmine "Spider": le ragnatele di fuoco nel cieloIn alto a sinistra nella foto, emergendo dalla sommità della tempesta e stagliandosi contro il cielo stellato, si nota una spettacolare ragnatela di luce che si sviluppa in senso orizzontale. In gergo meteorologico questa tipologia viene chiamata Spider lightning (fulmine strisciante).A differenza dei classici fulmini a cui siamo abituati, i fulmini spider sono scariche prevalentemente intranube (cloud-to-cloud). Si formano ad altissime quote, spesso sul retro del temporale o subito sotto la gigantesca incudine vulcanica della nube. Invece di scaricare l'energia verso il terreno, queste saette viaggiano parallelamente al suolo, "strisciando" letteralmente lungo strati di atmosfera con cariche elettriche opposte. Possono coprire distanze immense, a volte lunghe decine di chilometri, offrendo uno degli spettacoli visivi più pazzeschi della natura.Il fulmine Nube-Suolo e il mistero della luce arancioneSulla destra dello scatto, invece, assistiamo a un fenomeno più classico e temibile: un fulmine nube-suolo (cloud-to-ground), una scarica verticale che connette la base della tempesta direttamente con la terra.Ma c'è un dettaglio che non può sfuggire: perché la parte superiore del fulmine, all'interno della nube, appare avvolta da una calda e intensa luce arancione o rossastra?Non si tratta del colore reale della saetta (che è tipicamente bianca o azzurrina), ma di un trucco ottico dell'atmosfera chiamato scattering (diffusione ottica). La luce del fulmine, per arrivare all'obiettivo del fotografo, deve attraversare il cosiddetto rain shaft, ovvero il nucleo più fitto e impenetrabile di pioggia e grandine del temporale. Le microscopiche gocce d'acqua e i chicchi di ghiaccio si comportano come un filtro: bloccano le frequenze della luce blu e viola e lasciano passare soltanto le frequenze d'onda più lunghe, cioè quelle dei toni caldi del rosso e dell'arancione. È lo stesso identico principio fisico che rende i tramonti rossi!Due mondi in uno scattoGrazie alla pazienza e all'occhio attento dei nostri cacciatori di tempeste, la sezione "Curiosità" di Meteo Reggio si arricchisce di un'altra vera e propria lezione di fisica dell'atmosfera a cielo aperto: da un lato la scarica orizzontale ad alta quota che bilancia le nubi, dall'altro la micidiale scarica verticale filtrata dalla pioggia.

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Il paradosso delle notti estive: perché a Baiso o Canossa si schiatta dal caldo e in pianura si respira? Sfatiamo un mito!

Il paradosso delle notti estive: perché a Baiso o Canossa si schiatta dal caldo e in pianura si respira? Sfatiamo un mito!

Durante le intense ondate di calore come quelle di questi giorni di fine maggio, chi vive in città o in pianura guarda con un pizzico di invidia le colline e le montagne reggiane. Il ragionamento spontaneo che facciamo tutti è logico: "Se in pianura ci sono 36°C all'ombra, basta salire di qualche centinaio di metri per trovare un po' di fresco".Di giorno questo è parzialmente vero. Ma di notte, non appena il Sole tramonta, si compie un vero e proprio paradosso meteorologico. Le stazioni meteo parlano chiaro: all'alba, mentre la campagna profonda scende a 15°/17°C, paesi collinari come Baiso, Casina o Canossa restano inchiodati a 22°C o 24°C, registrando nottate più calde persino del centro di Reggio Emilia!Come è possibile che una località a 400/600 metri di quota sia più calda della pianura? La colpa è di un fenomeno chiamato Inversione Termica e della nascita della cosiddetta "Banda Calda" di collina. Spieghiamolo in modo semplice.🎈 La fisica dell'aria: calda e leggera, fredda e pesantePer capire cosa succede dobbiamo immaginare l'aria come una serie di fluidi con pesi diversi. Nelle calde giornate sotto l'anticiclone, il Sole scalda intensamente tutto il territorio. Quando il Sole tramonta, il terreno inizia a cedere rapidamente il proprio calore verso lo spazio, raffreddandosi.A questo punto succede una cosa fondamentale: l'aria a diretto contatto con il suolo si raffredda a sua volta. In fisica, l'aria fredda è più densa, compatta e pesante dell'aria calda.🏔️ L'effetto "scivolo" e l'allagamento della pianuraCosa fa un fluido pesante su un territorio inclinato come quello della nostra collina? Esatto, scivola verso il basso! Durante la notte, l'aria fredda prodotta sui pendii collinari e montani inizia a colare lentamente lungo i versanti (le cosiddette brezze catabatiche) e va letteralmente ad "allagare" il fondo delle valli e la grande distesa della Pianura Padana.In Pianura si forma così un vero e proprio "cuscino fresco" che ristagna vicino al suolo. Ecco perché, nelle aree di campagna staccate dal cemento cittadino, il termometro riesce a scendere vistosamente regalandoci minime piacevoli all'alba.🌡️ La collina intrappolata nella "Banda Calda"E l'aria calda che fine fa? Essendo più leggera, galleggia sopra il cuscino freddo della pianura.I paesi della medio-bassa collina (tra i 200 e i 500-600 metri di quota) si trovano nel posto sbagliato al momento sbagliato:-> Troppo alti per essere raggiunti dal "lago" di aria fredda che si è accumulato in pianura.-> Immersi direttamente nel cuore della massa d'aria rovente subtropicale portata dall'anticiclone, che fluttua indisturbata sopra la pianura.A complicare le cose interviene spesso la ventilazione che scende dalle montagne più alte: comprimendosi verso il basso per gravità, quest'aria subisce un riscaldamento termodinamico (compressione adiabatica), agendo come un asciugacapelli invisibile che blinda le temperature verso l'alto per tutta la notte.🏢 E le città? L'Isola di Calore UrbanoQualcuno si chiederà: "Ma se la pianura si raffredda, perché in città a Reggio si soffoca comunque?". In questo caso la dinamica è diversa. Nei centri urbani non è l'atmosfera a fare brutti scherzi, ma la mano dell'uomo. Il cemento, i palazzi e l'asfalto assorbono calore come spugne durante il giorno e lo rilasciano lentamente di notte, creando una "bolla" calda artificiale (l'Isola di Calore Urbana) che impedisce il raffreddamento.In conclusione: se di giorno cercate refrigerio salendo in collina, fate pure! Ma se cercate una notte fresca all'alba durante un forte anticiclone, paradossalmente, potreste trovarla molto più facilmente in un prato di aperta campagna a ridosso del Po che non sul balcone di casa in collina.La meteorologia sa essere decisamente affascinante e controintuitiva!METEOREGGIO.ITDott. Matteo Benevelli

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La ISS che sfreccia nel cielo reggiano

La ISS che sfreccia nel cielo reggiano

La Stazione Spaziale Internazionale (ISS) è un vero e proprio prodigio della tecnologia umana, e i dati fisici che la riguardano spiegano bene perché vederla passare sopra le nostre teste sia sempre così emozionante:A che velocità viaggia? La ISS sfreccia nello spazio alla velocità impressionante di circa 27.600 km/h (pari a circa $7,7 km/s). A questa andatura compie un'orbita completa attorno alla Terra ogni 90 minuti circa, assistendo a ben 16 albe e 16 tramonti ogni giorno.A che quota si trova? Orbita in quella che viene definita "orbita terrestre bassa" (Low Earth Orbit), a un'altitudine media di circa 400-420 chilometri dalla superficie terrestre.Il fotomontaggio realizzato da Beppe Dallari (che mostra la ISS in sequenza mentre attraversa il buio del cielo) è un vero e proprio capolavoro di tecnica astrofotografica per diversi motivi:Cattura la rotazione dei pannelli e l'assetto: se si osservano i singoli "fotogrammi" della stazione, non si nota solo un puntino luminoso, ma si distinguono nitidamente i moduli centrali e la silhouette dei grandi pannelli solari termici. La cosa straordinaria è che si percepisce il leggero cambio di prospettiva e di illuminazione geometrica della struttura mentre si sposta nel cielo rispetto all'osservatore a terra.Inseguimento manuale o motorizzato millimetrico: fotografare un oggetto che si muove a quasi 8 chilometri al secondo a 400 km di quota, mantenendolo perfettamente a fuoco e non mosso dentro il sensibilissimo campo visivo di un telescopio (o di un potente teleobiettivo), richiede una precisione millimetrica. Significa "inseguire" la ISS al millisecondo mentre attraversa la volta celeste.La resa della traiettoria senza "scie": Invece di fare una singola foto a lunga esposizione (che avrebbe mostrato solo una striscia bianca continua, come una linea geometrica), Beppe ha scelto di congelare il movimento con scatti a brevissimo tempo di esposizione e ad altissimo ingrandimento, montandoli poi in sequenza equidistante. Il risultato è una cronofotografia spaziale perfetta che restituisce la reale sensazione del viaggio della ISS sopra l'Emilia.

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Nubi iridescenti sopra Toano

Nubi iridescenti sopra Toano

Il cielo dell'Appennino reggiano sa regalare momenti di pura meraviglia. Lo testimoniano i bellissimi scatti inviati dalla nostra lettrice Sara Rozzi da Toano (RE), che ha immortalato un fenomeno ottico atmosferico tanto affascinante quanto delicato: le nubi iridescenti.Nelle immagini lo sfondo azzurro del cielo viene interrotto da velature soffici e piumate che sembrano letteralmente accendersi di sfumature pastello, con bande di colore che spaziano dal rosa al verde, fino al giallo e all'azzurro, ricordando i riflessi della madreperla o delle bolle di sapone.Che cos'è l'iridescenza nubicola?Nonostante la gamma cromatica ricordi quella di un arcobaleno, l'iridescenza si forma per un principio fisico completamente diverso. Non parliamo di rifrazione (la luce che attraversa le grosse gocce di pioggia), ma di diffrazione della luce:Le nubi giuste: Il fenomeno si manifesta tipicamente su nubi alte, sottili e sfilacciate, come i cirri o gli altocumuli. Queste nuvole sono composte da minuscole goccioline d'acqua o da piccolissimi cristalli di ghiaccio sospesi ad alta quota.Il gioco della luce: Quando i raggi del Sole (spesso parzialmente coperti o vicini alla nuvola) incontrano queste particelle microscopiche, la luce non viene semplicemente riflessa. Se le goccioline hanno dimensioni estremamente ridotte e uniformi tra loro, riescono a "piegare" l'onda luminosa, deviandola e scomponendola nei vari colori dello spettro visibile.A differenza del classico arco perfetto dell'arcobaleno, i colori dell'iridescenza seguono l'andamento geometrico della nuvola, distribuendosi a macchie, a bande o ricalcando fedelmente i bordi della velatura.Un avvistamento da cogliere al voloSebbene non sia un fenomeno rarissimo in assoluto, vederlo e fotografarlo con questa nitidezza non è affatto scontato. Spesso le iridescenze si formano molto vicine al disco solare, rendendo la luce circostante troppo abbagliante per l'occhio umano o per i sensori delle fotocamere.Grazie al tempismo e all'occhio attento di Sara da Toano, possiamo goderci questo meraviglioso "effetto tavolozza" che ci ricorda quanto la fisica dell'atmosfera sappia trasformare il cielo sopra le nostre teste in un'opera d'arte dinamica.Un ringraziamento speciale a Sara Rozzi per la splendida condivisione!METEOREGGIO.ITDott. Matteo Benevelli

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I fulmini producono gas di scarico?

I fulmini producono gas di scarico?

⚡️ Fabbriche nel cielo: i "gas di scarico" di un fulmineQuesto spettacolare scatto di Michele ci mostra un fulmine nube-suolo caduto il 18 maggio scorso alle porte di Reggio Emilia, non lontano dal Parco delle Acque Chiare. Oltre alla spaventosa scarica di energia, questo scatto documenta un vero e proprio "reattore chimico" istantaneo.Vi siete mai chiesti se i fulmini producono gas di scarico? La risposta è sì!Quando un fulmine attraversa l'atmosfera, scalda l'aria circostante fino a 30.000°C (cinque volte più calda della superficie del Sole). Questo sbalzo termico brutale spezza le molecole dei gas normalmente presenti nell'aria, ricombinandole e generando tre principali "gas di scarico":-> Ossidi di Azoto (NOx)L'aria è fatta per il 78% di azoto e per il 21% di ossigeno. Normalmente questi due elementi si ignorano, ma il calore del fulmine li costringe a fondersi, creando gli ossidi di azoto.Il lato positivo: questi gas vengono sciolti dalla pioggia e cadono al suolo sotto forma di nitrati. Si tratta di un vero e proprio fertilizzante naturale ad altissima efficacia per i campi e i boschi del nostro territorio!-> Ozono (O3)La potentissima scarica elettrica spezza anche le molecole di ossigeno (O2), che si ricombinano formando l'ozono. È quel tipico odore pungente, quasi "di pulito" o leggermente agliaceo, che si respira nell'aria subito dopo un forte temporale.-> Gas Serra (ma con un colpo di scena)I fulmini producono anche radicali idrossilici (OH), molecole altamente reattive capaci di abbattere il metano, un potente gas serra. Recenti studi scientifici hanno dimostrato che i temporali agiscono come veri e propri "spazzini" dell'atmosfera, contribuendo a pulire l'aria su scala globale.La prossima volta che vedrete una saetta illuminare Reggio Emilia, ricordate che la natura sta facendo molto più di uno spettacolo di luci: sta letteralmente concimando la terra e purificando il nostro cielo.METEOREGGIO.ITDott. Matteo Benevelli

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Perché i flumini non sono dritti?

Perché i flumini non sono dritti?

La forma a zigzag, spezzata e ramificata di un fulmine è dovuta al modo in cui l'elettricità cerca la via più facile per scaricarsi a terra. Non si tratta di un singolo fascio di luce che cade dritto, ma di un percorso che viene letteralmente "esplorato" millesimo di secondo dopo millesimo di secondo.Ecco perché non è mai rettilineo:-> La ricerca della via di minor resistenza: L'aria non è un conduttore omogeneo. Al suo interno ci sono zone con temperatura, umidità, densità e quantità di particelle (come polvere o inquinamento) differenti. L'elettricità si muove come l'acqua su un vetro: cerca sempre la strada che offre meno resistenza (la via più "facile" da attraversare).-> Il "precursore" (stepped leader): Il fulmine inizia con una scarica invisibile e invisibilmente veloce che scende dalla nuvola, chiamata precursore. Questo non scende in modo fluido, ma avanza a piccoli "scatti" o passi lunghi circa 50 metri. Ogni volta che si ferma (per una frazione di microsecondo), "valuta" la zona circostante e devia verso il punto in cui l'aria è più ionizzata (elettricamente più conducibile).-> Le ramificazioni: Spesso, durante la discesa, il precursore incontra due o più zone con la stessa bassa resistenza. In quel momento si divide, creando le classiche ramificazioni ad albero che vediamo nel cielo.Quando una di queste ramificazioni tocca finalmente il suolo (o incontra una scarica che sale dalla terra), il circuito si chiude e assistiamo al colpo di ritorno: la scarica luminosissima che illumina esattamente il percorso tortuoso e geometrico che il precursore ha faticosamente aperto nell'aria.

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Raggi crepuscolari al tramonto di metà maggio

Raggi crepuscolari al tramonto di metà maggio

Cosa sono i "Raggi Crepuscolari"?Ti è mai capitato di guardare il cielo poco prima di un temporale o al tramonto e vedere dei maestosi fasci di luce che sembrano piovere dalle nuvole? Quelli che abbiamo ammirato negli scatti di ieri sera su Reggio Emilia sono i raggi crepuscolari.Come si formano?Nonostante sembrino "scendere" verso di noi come i gradini di una scala, questi raggi sono in realtà paralleli tra loro. La percezione che divergano da un unico punto è dovuta alla prospettiva, esattamente come quando guardiamo i binari del treno che sembrano unirsi all'orizzonte.Si originano quando oggetti fisici (come cime di montagne o, più spesso, nubi imponenti come i Cumulonembi) bloccano parzialmente la luce del sole. La luce che riesce a passare attraverso i varchi viene resa visibile dalla diffusione del Sole causata da:Umidità (goccioline d'acqua sospese)Polvere e particolato atmosfericoAerosolIl sapere popolare: "Il Sole che tira su l'acqua"In Emilia, e in molte altre zone rurali d'Italia, i nonni osservando questo fenomeno dicevano spesso: "Il sole tira su l'acqua". Secondo la tradizione popolare, la vista di questi fasci luminosi era un segnale inequivocabile di pioggia imminente.C'è del vero? In parte sì! La visibilità di questi raggi dipende dalla forte umidità e dalla presenza di nubi a forte sviluppo verticale (tipiche dei temporali). Se i raggi appaiono mentre il cielo si oscura, è molto probabile che l'atmosfera sia satura e pronta a scaricare pioggia, proprio come accaduto ieri sera prima del "botto" sui Ponti di Calatrava.Lo sapevi che...?Esistono anche i raggi anticrepuscolari. Si formano allo stesso modo ma, per un gioco di prospettiva, sembrano convergere nel punto esattamente opposto al sole (il punto antisolare). Sono molto più rari e difficili da avvistare: una vera sfida per i nostri "cacciatori" di scatti!

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Quanta energia libera un fulmine?

Quanta energia libera un fulmine?

Che scatto incredibile! Quello immortalato da Michele è un classico esempio di fulmine intra-cloud (all'interno della nube), che illumina la cella temporalesca come se fosse una lampadina gigante.Un singolo fulmine mediamente trasporta un'energia di circa 1-5 miliardi di Joule.-> Il consumo domesticoUn fulmine medio contiene circa 300-1.000 kWh di energia. L'energia di un solo fulmine potrebbe alimentare una casa media italiana per circa 4 o 5 mesi.Se potessimo catturarla tutta, potreste tenere accesa una lampadina a LED da 10W per circa 11 anni ininterrottamente.-> Mobilità elettricaImmaginiamo di voler ricaricare delle auto elettriche (come una Tesla con batteria da 100 kWh). Un solo fulmine di media intensità ha energia sufficiente per ricaricare completamente dalle 3 alle 10 auto elettriche, permettendo loro di percorrere complessivamente oltre 5.000 km.-> Potenza vs Energia (Il "colpo della strega")La vera particolarità del fulmine non è solo quanta energia ha, ma in quanto poco tempo la rilascia (circa 30 microsecondi). In quel brevissimo istante, la potenza sprigionata è superiore a quella di tutte le centrali elettriche degli Stati Uniti messe insieme.La temperatura raggiunta nel canale d'aria è di circa 30.000°C, ovvero 5 volte più calda della superficie del Sole.Perché non la usiamo?Spesso gli utenti ci chiedono: "Perché non catturiamo i fulmini per risolvere il problema energetico?"La risposta è triplice:1° - Imprevedibilità: non sappiamo mai con precisione millimetrica dove cadranno.2° - Violenza: l'energia arriva tutta insieme in una frazione di secondo; non esistono ancora accumulatori (batterie) capaci di assorbire una tale botta senza esplodere.3° - Dispersione: gran parte dell'energia del fulmine si dissipa in calore, luce e tuono (onda d'urto) prima ancora di toccare terra.Una curiosità per noi reggiani: se consideriamo un forte temporale sulla Pianura Padana che produce 1.000 fulmini, l'energia totale teorica in gioco sarebbe pari a quella di una piccola bomba atomica, ma distribuita nel cielo!

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L'enigma dell'alba "inversa": quando il cielo si accende a Ovest

L'enigma dell'alba "inversa": quando il cielo si accende a Ovest

Chi stamattina si è svegliato presto nel reggiano, osservando l'orizzonte verso la pianura, potrebbe aver pensato per un attimo che i punti cardinali si fossero invertiti. Le nostre webcam poste sulla prima fascia collinare, tra Casalgrande e Monte Evangelo, hanno catturato un fenomeno affascinante: un'alba che appariva decisamente più chiara e luminosa verso Ovest che non verso l'effettivo punto di sorge del Sole a Est.Cerchiamo di capire, con l'aiuto della fisica dell'atmosfera, cosa ha generato questo paradosso visivo.Il "muro" bolognese e il gioco delle ombreNelle prime ore del mattino di oggi, 6 Maggio 2026, un nucleo di precipitazioni particolarmente consistente e "spesso" era posizionato proprio a Est del nostro territorio, tra il comparto modenese e quello bolognese.In meteorologia, lo spessore e la densità delle nubi determinano quanto la radiazione solare riesca a penetrare. In questo caso, la coltre nuvolosa a Est è stata talmente massiccia da agire come un filtro opaco totale, bloccando i primi raggi solari radenti e lasciando il settore orientale immerso in un grigiore cupo e plumbeo.I "pennacchi" di nuvole come schermi cinematograficiMentre a Est dominava il buio, verso Ovest la situazione era opposta. La parte posteriore della perturbazione presentava nubi più frammentate o una quota della base nuvolosa tale da permettere ai primi raggi di Sole di passare "sotto" la coltre principale.Questa luce, viaggiando radente al suolo, è andata a illuminare frontalmente le sommità delle nuvole a sviluppo verticale (i cosiddetti pennacchi) e le piogge presenti verso Parma e Piacenza. Le goccioline d'acqua in sospensione hanno agito come miliardi di minuscoli specchi, diffondendo la luce solare e creando quell'effetto di "cielo acceso" a Occidente.La prova del nove: le nuvole a "cavolfiore"A conferma della dinamica, pochi minuti dopo il momento culminante dell'alba, il transito di una "finestra" di cielo più limpido ha mostrato uno spettacolo tipico dei momenti di instabilità post-frontale.Schiarite improvvise hanno permesso di osservare a Ovest delle imponenti nubi a sviluppo verticale (i cosiddetti Cumuli congesti) con la loro tipica forma a "cavolfiore". Queste nubi, essendo cariche di umidità e ben strutturate verso l'alto, captavano la luce solare ancora bassa, risplendendo di un bianco candido e muovendosi rapidamente da Ovest verso Est, spinte dalle correnti in quota.In sintesi:A Est: la luce è stata assorbita e schermata dal nucleo piovoso più intenso.A Ovest: la luce è stata riflessa e diffusa dalle nubi e dalle piogge illuminate dal basso.L'atmosfera ci ricorda ancora una volta che la meteo non è fatta solo di numeri e millimetri di pioggia, ma anche di straordinari effetti ottici capaci di ribaltare, almeno per l'occhio umano, le leggi geografiche più scontate.METEOREGGIO.ITDott. Matteo Benevelli

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