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Curiosita Meteo

Curiosita e approfondimenti sul mondo della meteorologia

Congiunzione Luna - Giove del 22 aprile 2026

Congiunzione Luna - Giove del 22 aprile 2026

Questa immagine catturata, da Beppe Dallari ieri sera, ci mostra un momento di rara armonia celeste: la congiunzione tra la Luna e Giove. Sulla destra, una falce di Luna crescente domina la scena, rivelando i dettagli dei suoi crateri lungo la linea del terminatore. Più in basso a sinistra, splende come un diamante solitario Giove, il gigante gassoso del nostro Sistema Solare. Nonostante la distanza abissale che li separa nella realtà, l'obiettivo riesce a farli apparire vicini, in un dialogo silenzioso nel cuore della notte.Ovviamente quella che vediamo come una vicinanza è solo un gioco di prospettiva.Mentre la Luna si trova a circa 384.400 km da noi, Giove è mediamente a oltre 600 milioni di km di distanza (circa 1.500 volte più lontano!).L'aspetto più affascinante è la velocità: la Luna si muove nel cielo molto più velocemente rispetto ai pianeti sullo sfondo. In una serata di congiunzione, se osservassi la scena a distanza di poche ore, vedreste la Luna "sorpassare" Giove in tempo reale. Questo accade perché la Luna orbita intorno alla Terra a circa 3.680 km/h, coprendo una distanza pari al suo stesso diametro ogni ora circa.

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Le Argille Policrome di Baiso: un mosaico geologico tra storia e scienza

Le Argille Policrome di Baiso: un mosaico geologico tra storia e scienza

Nel cuore dell'Appennino reggiano, presso la località di Casale nel comune di Baiso, si estende uno dei paesaggi più suggestivi e cromaticamente affascinanti della regione: le Argille Varicolori. Questo geosito, caratterizzato da spettacolari formazioni calanchive, rappresenta una finestra aperta su una storia geologica antica milioni di anni, raccontata attraverso una tavolozza di colori naturali che spaziano dal rosso fuoco al grigio-verde.Un viaggio nel tempo: la formazioneLe Argille Varicolori di Baiso (scientificamente note come Argille Varicolori di Cassio) hanno un'origine remota che risale al Mesozoico superiore, in un intervallo di tempo compreso tra 100 e 80 milioni di anni fa. In quell'epoca, l'area non era un paesaggio collinare, ma il fondale profondo di un ramo dell'antico oceano della Tetide.Questi sedimenti argillosi si sono depositati in bacini marini profondi per lunghissimi periodi. Successivamente, a seguito della collisione fra la placca africana e quella europea, l'oceano si chiuse e queste argille vennero letteralmente "spremute", deformate e trasportate per oltre 100 chilometri dalla loro posizione originale, finendo per essere inglobate nella catena appenninica che stava sorgendo.Il segreto dei colori: mineralogia e chimicaLa caratteristica più evidente di questo affioramento è la sua policromia. La variazione dei colori non è casuale, ma è dettata dalla composizione mineralogica e dalle condizioni chimiche dell'ambiente marino al momento della sedimentazione e della successiva trasformazione (diagenesi).Rosso Intenso: Le tonalità rossastre sono dovute alla presenza di ossidi di ferro. Queste colorazioni si formano in ambienti ricchi di ossigeno (ossidanti), dove il ferro reagisce con l'ossigeno atmosferico o disciolto. Spesso indicano periodi in cui le acque erano più calde e ben ossigenate.Grigio e Nero: Queste tonalità indicano ambienti "riducenti", ovvero poveri di ossigeno. Il grigio scuro è tipico di sedimenti ricchi di materia organica che ha impedito l'ossidazione del ferro, mantenendolo in uno stato chimico differente.Verde e Grigio-Verdastro: Il colore verde è solitamente legato alla presenza di minerali specifici come la glauconite o minerali argillosi come l'illite, che si formano in acque profonde con scarse concentrazioni di ossigeno e bassa energia idrodinamica.Giallo: Le sfumature gialle sono causate dalla limonite, un minerale che contiene ferro con un moderato grado di ossidazione.Caratteristiche geologiche e il paesaggio dei calanchiDal punto di vista strutturale, queste argille sono estremamente fragili e "scagliettose" a causa delle enormi pressioni tettoniche subite. Questa fragilità, unita all'impermeabilità del terreno, favorisce l'erosione accelerata da parte delle acque piovane, dando vita ai calanchi.I calanchi sono caratterizzati da creste affilate e solchi profondi dove la vegetazione fatica ad attecchire poiché il suolo viene rimosso più velocemente di quanto riesca a formarsi. All'interno delle argille si possono trovare anche frammenti di rocce diverse (arenarie o calcari) e particolari formazioni chiamate olistostromi, ovvero accumuli caotici di rocce franate sul fondo marino durante la formazione della catena montuosa.Le Argille Varicolori di Baiso non sono dunque solo un fenomeno visivo di rara bellezza, ma un prezioso archivio naturale che documenta l'evoluzione dinamica del nostro pianeta e la complessa chimica dei mari preistorici.METEOREGGIO.ITDott. Matteo BenevelliDott.ssa Debora Lervini

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Il "Mare di Nubi" al Monte La Nuda: tra Scirocco e Inversione

Il "Mare di Nubi" al Monte La Nuda: tra Scirocco e Inversione

Questa immagine, catturata dalle nostre webcam sul Monte La Nuda (1.700 m) poco prima dell’alba, non è solo un panorama mozzafiato, ma un vero e proprio manuale di meteorologia a cielo aperto.Mentre gran parte della provincia è avvolta nel grigio, qui siamo "Oltre": ecco cosa sta succedendo tecnicamente.Il flusso di Scirocco e l'effetto "Tappo"La causa di questo scenario è un vortice di bassa pressione sul Tirreno. Questo motore atmosferico richiama correnti calde e molto umide di Scirocco dall'Adriatico. L'aria umida, spinta verso la Pianura Padana e i primi contrafforti appenninici, rimane intrappolata nei bassi strati.In questa situazione si crea un fenomeno di inversione termica: l'aria fredda e pesante ristagna nelle valli e in pianura, mentre l'aria più calda scorre sopra di essa. Il limite tra queste due masse d'aria è segnato esattamente dalla superficie superiore di questo "mare bianco".Lo Stratocumulo: il mare che non bagnaLe nuvole che vedete distendersi come un tappeto soffice sono tecnicamente Stratocumuli. Si formano proprio dove l'umidità, sollevata dal vento e raffreddata, condensa ma non riesce a salire ulteriormente a causa della stabilità atmosferica superiore.Sotto la coltre: Nebbia fitta e visibilità ridotta (come segnalato dai sensori a quote inferiori).Sopra la coltre: Aria tersa, visibilità illimitata e il picco del Monte La Nuda che emerge come un'isola in un oceano di vapore.La "Panchina" sulle nuvoleL'inquadratura panoramica ci mostra le panchine ancora circondate dalla neve, testimoni silenziose di un inverno che a 1.700 metri non molla la presa. Pochi minuti prima e pochi minuti dopo questo scatto, la nebbia ha "mangiato" anche questa postazione: un promemoria di quanto sia sottile e dinamico il confine tra il sole e il grigio quando ci si trova alla quota di galleggiamento delle nubi.METEOREGGIO.ITDott. Matteo Benevelli

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Il "sorriso d'arancio" della Nutria: ecco perché i suoi denti sono così colorati

Il "sorriso d'arancio" della Nutria: ecco perché i suoi denti sono così colorati

Se vi è capitato di passeggiare lungo i canali della nostra provincia, avrete sicuramente avvistato una nutria (Myocastor coypus). Spesso guardata con diffidenza per la somiglianza con i ratti, la nutria nasconde in realtà caratteristiche biologiche uniche. La più vistosa? Quel set di incisivi di un arancione quasi innaturale.Non è questione di igiene!Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il colore non è dovuto a sporcizia o a una dieta particolare. La risposta sta nella "chimica" dei loro denti. Le nutrie, come molti altri roditori semi-acquatici (ad esempio il castoro), hanno evoluto uno smalto estremamente resistente per poter rosicchiare materiali duri e vegetazione legnosa senza distruggersi la dentatura.Un'armatura di ferroIl colore arancione è dovuto a un'elevata concentrazione di ferro all'interno dello smalto.Resistenza estrema: il ferro rende i denti molto più duri e meno inclini a scheggiarsi rispetto a quelli che contengono solo calcio.Protezione dagli acidi: questa "armatura minerale" protegge gli incisivi dall'erosione causata dagli acidi presenti nelle piante acquatiche e dall'esposizione costante all'acqua.Crescita continua: poiché i loro denti crescono per tutta la vita, il colore arancione funge quasi da "indicatore di salute": più è intenso, più lo smalto è ricco di ferro e resistente.Curiosità: il contrasto internoSe poteste guardare il retro dei denti di una nutria, notereste che è bianco. La parte posteriore manca infatti di questo strato ferroso ed è composta da dentina più tenera. Questo fa sì che il dente si consumi più velocemente dietro rispetto che davanti, creando un profilo auto-affilante a scalpello, perfetto per tranciare radici e fusti.Quindi, la prossima volta che ne avvistate una, ricordate: quel sorriso arancione non è un difetto, ma un incredibile esempio di ingegneria naturale!

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Il nodo del Cuculo e i Nodi di Freddo

Il nodo del Cuculo e i Nodi di Freddo

Cosa sono i "Nodi di Freddo"?Nella tradizione contadina del Nord e Centro Italia, i "nodi" rappresentano dei bruschi ritorni del freddo o del maltempo che sembrano quasi "legati" (da qui il termine nodo) a determinati eventi naturali o festività religiose.Questi episodi avvengono solitamente in primavera, una stagione notoriamente capricciosa. Mentre la natura si risveglia, il calendario popolare ha individuato delle date ricorrenti in cui l'inverno tenta un'ultima "stoccata".Il Nodo del CuculoIl Nodo del Cuculo si colloca solitamente proprio nella prima metà di aprile (attorno al 10-15 del mese).-> La Leggenda: si dice che il freddo torni proprio quando il cuculo fa sentire il suo primo canto. Il maltempo servirebbe a "pulire" l'aria per permettere al suo richiamo di viaggiare più lontano.-> Il Significato: spesso coincide con l'arrivo delle perturbazioni atlantiche che interrompono i primi tepori, portando piogge battenti e un calo delle temperature che mette alla prova le fioriture precoci.Proprio in questi giorni si stanno udendo i primi canti del Cuculo che ha fatto il suo ritorno anche in Provincia di Reggio Emilia.Altri "Nodi" celebri della PrimaveraEcco gli altri appuntamenti della tradizione:Nome del NodoPeriodo ApprossimativoDescrizioneNodo della VecchiaFine MarzoSpesso coincide con gli ultimi giorni di marzo, caratterizzati da venti gelidi.Nodo del Cuculo10 - 15 AprileRitorno della pioggia e calo termico (quello di cui scriverai).Nodo di San Marco25 AprileTipico calo di fine mese, spesso associato a temporali.Santi di Ghiaccio11 - 14 MaggioL'ultimo colpo di coda invernale (San Pancrazio, Servazio e Bonifazio).Quest'anno il "Cuculo" sembra voler rispettare il calendario alla perfezione, arrivando puntuale tra lunedì 12 e i giorni successivi per riportare l'ordine meteorologico.Passare da massime di 25°C (che sono valori da fine maggio/inizio giugno) a 13-14°C non è un semplice ritorno alla media, ma un vero shock per la vegetazione e per noi.Anche se 14°C è una temperatura accettabile per aprile, dopo giorni di caldo anomalo la percepiremo come "freddo pungente". È qui che la tradizione del "Nodo" ritrova la sua forza: il popolo chiamava "freddo" ciò che interrompeva bruscamente la dolcezza della primavera.WWW.METEOREGGIO.ITDott. Matteo Benevellie Stella Ferrari

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Oltre il limite: il fascino del Lato Nascosto

Oltre il limite: il fascino del Lato Nascosto

Quando guardiamo la Luna dalla Terra, vediamo sempre la stessa faccia a causa della rotazione sincrona: il tempo che la Luna impiega per ruotare su se stessa è identico a quello che impiega per orbitare attorno al nostro pianeta. Tuttavia, grazie a un fenomeno chiamato librazione (una sorta di leggero "oscillamento"), riusciamo a scorgere circa il 59% della superficie totale nel corso del tempo. Ciò che vediamo in scatti come questo è proprio quel "bordo" estremo che mai si svela ai telescopi terrestri.La "Dicotomia Lunare"Una delle più grandi sorprese per gli scienziati è stata scoprire quanto i due lati siano diversi. Il lato visibile è dominato dai Mari (vaste pianure di basalto scuro), mentre il lato nascosto è quasi interamente ricoperto da crateri e catene montuose, con pochissimi mari.Perché? Si ipotizza che la crosta sul lato nascosto sia molto più spessa, rendendo difficile per il magma fuoriuscire e formare le pianure scure che siamo abituati a vedere.Il Mare Orientale: l'occhio del bersaglioIn quella zona di transizione che Artemis II sta sorvolando, si trova uno dei tesori geologici più spettacolari: il Mare Orientale. È un bacino da impatto a forma di bersaglio con tre anelli concentrici di montagne. Dalla Terra è visibile solo di taglio, apparendo come una sottile linea scura, ma dallo spazio rivela la sua incredibile geometria. E' un cratere largo quasi 1.000 chilometri (600 miglia) che si estende a cavallo tra il lato vicino e quello lontano della Luna, e che è parzialmente visibile dalla Terra.Le aree scure al centro e sul lato destro del disco sono antiche colate laviche, caratteristiche esclusive del lato vicino della Luna. Il punto bianco in fondo al disco, da cui si dipartono dei raggi bianchi, è il cratere Tycho, uno dei crateri più giovani della Luna con i suoi 108 milioni di anni."Un Silenzio Radio AssolutoOltre alla vista mozzafiato, il lato nascosto è l'unico posto nel sistema solare interno protetto dal costante "rumore" delle trasmissioni radio terrestri. Per questo motivo, scienziati e agenzie spaziali sognano di installarvi radiotelescopi: sarebbe come passare dal centro di una città rumorosa al silenzio assoluto di un deserto, permettendoci di ascoltare i segnali più deboli provenienti dall'Universo primordiale.Nota tecnica: sebbene la foto mostri una Luna quasi piena e splendente, ricorda che il lato nascosto non è affatto "oscuro" (il termine Dark Side è un errore comune): riceve tanta luce solare quanta ne riceve il lato visibile, solo che non accade quando noi possiamo vederlo!

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Il Gigante e il "Mal di Luna"

Il Gigante e il "Mal di Luna"

Il Monte Cusna, la cima più alta dell'Appennino reggiano, è conosciuto da secoli come "Il Gigante" proprio per la sua forma: guardandolo da lontano (specialmente dalla zona della pianura o dalle colline), il crinale disegna il profilo di un uomo disteso supino, con il volto, il petto e le ginocchia rivolti verso il cielo.Il Gigante e il "Mal di Luna"C'è una suggestione poetica legata proprio alla Luna. In alcune versioni del folklore locale, il Gigante non è affatto morto, ma è vittima di un incantesimo lunare. Si dice che sia un antico guardiano innamorato della Luna, condannato a poterla guardare solo da sdraiato, senza mai poterla raggiungere. La foto cattura esattamente questo momento di contemplazione silenziosa che dite?Guardando bene il profilo innevato, sembra quasi che il Gigante stia trattenendo il respiro per non far scappare la Luna.

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🌈 Non un semplice alone ☀

🌈 Non un semplice alone ☀

In questo secondo scatto, la scena si fa ancora più interessante dal punto di vista meteorologico e ottico. Non siamo in presenza di un semplice alone, ma di un vero e proprio complesso di fenomeni di rifrazione che aggiunge pezzi importanti al "puzzle" del cielo.Ecco le singole parti che potete distinguere nell'immagine e i loro nomi tecnici:-> I Pareli (o "Cani Solari")Le due macchie luminose e iridescenti che vedete lateralmente al Sole (una a destra e una a sinistra) si chiamano Pareli (dal greco parà, "accanto", e hèlios, "sole").Cosa sono? Si formano quando i cristalli di ghiaccio esagonali nelle nubi piatte (cirri) sono orientati orizzontalmente. Agiscono come prismi, deviando la luce lateralmente.Notate come la parte rivolta verso il Sole sia tendente al rosso, mentre quella esterna sfumi verso il blu/bianco.-> L'Alone a 22°È il cerchio completo (o parziale, come si vede qui) che unisce i pareli. È causato dalla rifrazione della luce attraverso cristalli di ghiaccio orientati casualmente. I pareli si trovano esattamente sul bordo esterno o leggermente fuori da questo cerchio.-> Il Cerchio ParelicoSe guardate attentamente, dai pareli sembrano dipartirsi delle "code" luminose biancastre che corrono parallele all'orizzonte. Quello è un accenno di cerchio parelico, un cerchio che passa per il Sole e circonda l'intero cielo alla stessa altezza dell'astro.Cosa ci dice questo scatto in più?Rispetto agli aloni precedenti, la presenza di pareli così definiti indica che i cristalli di ghiaccio in quota non sono solo presenti, ma hanno una forma e un orientamento molto preciso (a piastrina).Dal punto di vista del tempo, conferma una stratificazione atmosferica molto netta: l'umidità sta aumentando drasticamente ai livelli superiori dell'esosfera, segnale inequivocabile che il "motore" del peggioramento (il ciclone Erminio) sta pompando aria calda e umida sopra il cuscinetto d'aria più fredda presente in Pianura.

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Cirri fibratus

Cirri fibratus

Queste eleganti formazioni nuvolose che state osservando dalla webcam del Castello di Viano e dal Monte Evangelo sono chiamate Cirri (nello specifico, data la loro forma allungata e stirata, si possono classificare come Cirrus fibratus o Cirrus radiatus).Ecco perché si presentano in questo modo e come si collegano alla situazione meteorologica attuale:Caratteristiche dei CirriI cirri sono nuvole di alta quota, situate generalmente sopra i 6.000-7.000 metri. A queste altitudini le temperature sono bassissime, quindi non sono composte da goccioline d'acqua, ma interamente da aghi di ghiaccio.-> Aspetto sottile: essendo composte da ghiaccio e trovandosi dove l'aria è molto rarefatta, risultano velate e trasparenti.-> Orientamento e forma: quell'aspetto "pettinato" o a filamenti è dovuto ai forti venti in quota (correnti a getto). La direzione delle fibre indica proprio la direzione del flusso del vento ad alta altitudine.Il legame con il Ciclone "Erminio"La disposizione così regolare e l'orientamento verso sud sono una risposta diretta alla dinamica ciclonica che sta interessando il Mar Ionio.-> Richiamo di correnti: un ciclone nel Mediterraneo meridionale agisce come una gigantesca pompa che richiama aria. Mentre al suolo i venti ruotano in senso antiorario attorno al minimo di pressione, in alta quota il sistema espelle aria verso l'esterno.-> L'effetto "Stiramento": i Cirri che vedi sono spesso le "avanguardie" di un sistema perturbato. Vengono letteralmente stirati dalle correnti che risalgono dal bordo settentrionale del ciclone verso nord/nord-est, disponendosi parallelamente alle correnti portanti.-> Prospettiva: l'effetto "a raggiera" (punto di fuga all'orizzonte) è un gioco prospettico: le nuvole sono in realtà parallele tra loro, ma sembrano convergere verso un unico punto a causa della distanza, un fenomeno tipico dei Cirrus radiatus.In sostanza state guardando la "firma" in alta quota dell'energia sprigionata dal ciclone più a sud, trasportata dai venti della troposfera superiore fin sopra l'Appennino reggiano.

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Scopriamo la Virga

Scopriamo la Virga

Quelle che vedete nelle immagini è una splendida testimonianza di quanto l'atmosfera possa essere "trasparente" nel mostrarci i suoi processi fisici.Le formazioni verticali sfrangiate che sembrano pendere dalla base della nuvola si chiamano virga.Che cos'è la Virga?In meteorologia, la virga è una precipitazione (pioggia, neve o grandine) che cade da una nuvola ma evapora o sublima prima di raggiungere il suolo.Ecco perché le vedi come dei "peduncoli" o delle striature grigiastre che si fermano a metà strada nel cielo, senza toccare l'orizzonte o le case di Reggio Emilia.Perché succede?Questo fenomeno è molto comune quando l'aria negli strati bassi dell'atmosfera è particolarmente secca.-> La nuvola è abbastanza alta e carica da lasciar cadere la pioggia.-> Cadendo, le gocce attraversano uno strato di aria molto asciutta.-> L'evaporazione è così rapida che la goccia scompare letteralmente nel nulla prima di bagnare terra.Curiosità didattica:> Vento: la virga spesso indica la presenza di correnti d'aria diverse tra la quota della nuvola e il suolo. Se le strisce sono inclinate, significa che il vento in quota è più forte di quello in superficie.> Raffreddamento: il processo di evaporazione della pioggia sottrae calore all'aria. Questo può generare dei piccoli "microburst", ovvero delle correnti d'aria fredda che scendono verso il basso proprio in corrispondenza della virga.In queste foto, l'effetto è amplificato dal contrasto con la luce radente, che mette in risalto la densità delle goc

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Il Pilastro Solare: una spada di luce nel cielo

Il Pilastro Solare: una spada di luce nel cielo

Il fenomeno che abbiamo osservato sabato 29 marzo al tramonto si chiama Pilastro Solare (o Sun Pillar). Nonostante l'aspetto quasi soprannaturale, la sua origine è puramente fisica e legata alla riflessione della luce.Come si forma?A differenza dell'arcobaleno, che nasce dalla rifrazione (la luce attraversa le gocce), il pilastro solare nasce dalla riflessione.-> I protagonisti: in alta quota, o all'interno di nubi sottili come i cirrostrati, fluttuano miliardi di piccoli cristalli di ghiaccio a forma di piastrine esagonali.-> L'effetto specchio: mentre cadono lentamente verso il basso, la resistenza dell'aria li dispone orizzontalmente, come tante minuscole foglie che fluttuano.-> La geometria: quando il Sole è molto basso (appena sopra o appena sotto l'orizzonte), le superfici piatte di questi cristalli agiscono come un unico, immenso specchio collettivo, riflettendo la luce solare verso l'osservatore e creando l'illusione di una colonna verticale.I "Fanoni" e la raritàQuelli che definiamo "fanoni" sono striature nuvolose modellate dai venti in quota, che spesso accompagnano queste formazioni rendendo il tramonto ancora più drammatico. Il pilastro solare non è rarissimo, ma richiede condizioni precise: assenza di turbolenza (per permettere ai cristalli di restare orizzontali) e la giusta densità di nubi alte.Esistono altri eventi della stessa "famiglia" (fotometeore):-> Parelio: lenti luminose ai lati del Sole, causate però dalla rifrazione.-> Pilastro Lunare: lo stesso fenomeno del pilastro solare, ma generato dalla luce della Luna piena.-> Cerchio Parelico: un anello bianco che attraversa il Sole parallelamente all'orizzonte.

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☀️ Alone Solare 🌈

☀️ Alone Solare 🌈

Il cielo di oggi è sicuramente stato dominato dalla presenza di velature d'altissima quota, velature che ci hanno regalato anche spettacoli come il "classico" Alone Solare.Ecco i dettagli su dove e perché si forma:-> L'altitudine: nel regno dei ghiacciGli aloni solari si formano tipicamente a un'altitudine compresa tra i 5.000 e i 10.000 metri (circa 16.000 - 33.000 piedi se vi sentite anglosassoni).A queste quote, nella parte superiore della troposfera, la temperatura è costantemente sotto lo zero. È qui che risiedono i cirri, quelle nuvole sottili e sfilacciate che vedi anche nella tua foto. A differenza delle nuvole basse fatte di goccioline d'acqua, i cirri sono composti interamente da minuscoli cristalli di ghiaccio.-> Il "Perché": rifrazione e riflessioneIl fenomeno non è causato dalla pioggia (come l'arcobaleno), ma dalla geometria dei cristalli di ghiaccio, che fungono da veri e propri prismi naturali. La forma: i cristalli responsabili dell'alone di 22° hanno una forma esagonale (prismi a sei facce). Il processo: la luce solare entra in una faccia del cristallo e ne esce da un'altra. Durante questo passaggio, la luce viene deviata (rifratta). L'angolo magico: a causa della struttura molecolare del ghiaccio e della forma esagonale, la deviazione preferenziale della luce avviene a un angolo di circa 22 gradi.Ecco perché l'anello ha sempre quella dimensione precisa attorno al sole: i tuoi occhi stanno raccogliendo solo la luce deviata esattamente di 22° da milioni di piccoli cristalli sospesi tra te e il sole.Una curiosità meteorologicaNella tradizione popolare (spesso confermata dalla scienza), la comparsa di un alone solare è considerata un segnale di cambiamento del tempo. Poiché i cirri spesso precedono i fronti caldi, l'alone può indicare che nelle successive 12-24 ore potrebbe arrivare una perturbazione o un aumento della nuvolosità.

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