Da 35°C a 20°C in due ore: la fisica dietro al crollo termico shock a Reggio Emilia. Ecco cosa è successo.
Lo avevamo ampiamente previsto negli scorsi giorni: lo sgonfiamento della bolla di calore africano sarebbe avvenuto con il "botto". E le promesse della vigilia sono state purtroppo e per fortuna mantenute. Nella giornata di oggi, mercoledì 1° Luglio, un violento sistema temporalesco è arrivato da occidente investendo in pieno la nostra provincia, portando con sé piogge intense, qualche grandinata e danni localizzati, ma anche una rinfrescata di tutto rispetto. Il dato meteorologico più impressionante registrato dalla stazione urbana di Reggio Emilia riguarda il termometro: siamo passati dai 35,2°C delle ore 14:00 ai 20,1°C delle ore 17:30. Un crollo termico verticale con uno sbalzo pazzesco di ben 15,1°C in poco più di 2 ore. Ma come fa la temperatura a crollare così rapidamente in pieno giorno a inizio luglio? Facciamo un po' di chiarezza didattica.
⚙️ La dinamica: quando l'aria atlantica trova un "catino bollente"
Nelle ultime tre settimane la pianura reggiana ha accumulato una quantità di calore immensa, con temperature costantemente sopra la media e l'acqua del mare circostante salita a livelli record. Questo ha trasformato la Pianura Padana in una vera e propria polveriera energetica, colma di aria calda e leggera galleggiante nei bassi strati.
Oggi, l'avvicinamento del flusso più fresco e instabile da ovest (legato all'azione dei cicloni atlantici di cui vi parlavamo) ha fatto letteralmente saltare il banco. L'aria fresca, essendo più densa e pesante, non si è semplicemente mescolata a quella calda: si è infilata al di sotto di essa come un cuneo d'acciaio, sollevandola violentemente verso l'alto.
⛈️ I due motori del crollo termico: "Downdraft" ed Evaporazione
Il crollo di 15,1°C non è dovuto solo al vento fresco che ha sostituito l'afa africana. C'è un processo termodinamico ben preciso all'interno delle nubi temporalesche (i cumulonembi) che accelera questo processo:
Il Downdraft (le correnti discendenti): Quando il temporale si sviluppa e le gocce di pioggia e la grandine diventano troppo pesanti, iniziano a cadere trascinando con sé una colonna d'aria gelida direttamente dalle alte quote dell'atmosfera (spesso da 5.000-8.000 metri d'altezza). Questo getto d'aria fredda impatta al suolo e si espande radialmente come una sfuriata di vento freddo (il cosiddetto outflow).
Il raffreddamento evaporativo: Quando le prime gocce di pioggia cadono nello strato d'aria caldissimo e secco presente sopra le nostre città, evaporano parzialmente prima di toccare il suolo. Per poter evaporare, l'acqua deve letteralmente "rubare" calore all'ambiente circostante. Questo sottrae energia termica all'aria, facendone precipitare la temperatura in pochissimi minuti.
📊 L'umidità schizza al 91%: l'effetto "serra" post-temporale
Se guardiamo il grafico delle ultime 24 ore della nostra stazione, si nota un incrocio perfetto: mentre la linea rossa della temperatura precipita a picco, la linea blu dell'umidità relativa fa il percorso opposto, schizzando fino al 91% in coincidenza della pioggia intensa.
Questo è il classico comportamento di un'atmosfera che si satura. Nelle prossime ore il clima risulterà inizialmente molto umido ("l'effetto sauna" post-pioggia), ma la massa d'aria complessiva sulle nostre teste è ormai cambiata. Il "mostro" africano Hartmut ha ufficialmente ceduto il passo a correnti decisamente più respirabili e consone all'estate padana.
La bolla si è sgonfiata e, sebbene i temporali abbiano purtroppo causato qualche criticità locale, dal punto di vista termico possiamo finalmente tornare a respirare.
METEOREGGIO.IT
Dott. Matteo Benevelli
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