Siamo nel "Tunnel" Atlantico: breve analisi di questo grigio infinito
Non è autunno e non è ancora primavera, ma per il territorio Reggiano sembra di vivere in un "loop" meteorologico senza fine. Da settimane il copione è lo stesso: cieli lattiginosi in pianura, deboli nevicate confinate alle vette più alte e rarissimi spiragli di sole. Per capire il perché di questa fase di instabilità cronica, dobbiamo alzare lo sguardo a 9.000 metri di quota ...
Non è autunno e non è ancora primavera, ma per il territorio Reggiano sembra di vivere in un "loop" meteorologico senza fine. Da settimane il copione è lo stesso: cieli lattiginosi in pianura, deboli nevicate confinate alle vette più alte e rarissimi spiragli di sole. Per capire il perché di questa fase di instabilità cronica, dobbiamo alzare lo sguardo a 9.000 metri di quota.
Il Motore dell'Instabilità: Una corrente a getto "cattivissima"
La grafica delle correnti a getto (Jet Stream) parla chiaro: un vero e proprio "fiume d'aria" sta scorrendo con una linearità impressionante dall'America settentrionale verso il cuore del Mediterraneo.
Le cause sono da ricercare lontano, nell'Artico: un forte Stratwarming ha destabilizzato il Vortice Polare, spingendo masse d'aria gelida sul Nord Americane nei giorni scorsi. Questo contrasto termico ha rinvigorito il Getto Atlantico che, come un nastro trasportatore, scaglia perturbazioni in serie verso l'Italia. La mancanza di un solido anticiclone di blocco permette a questi impulsi di entrare senza ostacoli, riducendo le schiarite a semplici "fazzoletti" di poche ore.
Quando il getto è lineare e punta verso l'Italia, le perturbazioni atlantiche vengono "sparate" una dopo l'altra senza sosta. La forza cinetica di questi venti (che possono superare i 150-200 km/h in quota) impedisce alle alte pressioni, come l'Anticiclone delle Azzorre o quello Africano, di espandersi verso nord e stabilizzare il tempo.
Per avere stabilità duratura, il getto dovrebbe formare delle ampie curve (le onde di Rossby). Nella situazione attuale, il flusso è "zonale" (da ovest verso est). Questo significa che l'aria circola velocemente senza creare quelle "anse" che permettono all'aria calda di risalire e fermarsi sopra il Mediterraneo.
Poiché il getto trasporta masse d'aria oceaniche (miti) e non continentali (fredde), le temperature in montagna rimangono alte (2°/3°C a 1.300 metri), impedendo alla neve di scendere a quote basse nonostante l'instabilità.
Il quadrolocale: tra grigio e neve alta
L'osservazione in tempo reale dal Monte Evangelo, alle spalle di Scandiano, ci mostra gli effetti plastici di questa configurazione:
-> Pianura Padana: uno strato di grigio omogeneo domina la scena. Si tratta di un mix tra umidità atlantica e inversione termica che imprigiona foschie e nubi basse, con temperature che faticano a salire oltre i 5°/6°C.
-> Collina: qui l'atmosfera è più dinamica. Sopra la nebbia, il cielo è solcato da Altocumuli a onde. Queste nubi spettacolari sono la "firma" del vento forte in quota che, scavalcando l'Appennino, crea increspature nell'aria regalando fugaci sprazzi di luce.
-> Crinale: la nota dolente riguarda la neve. Nonostante il maltempo, il richiamo di aria mite oceanica e un Mediterraneo ancora troppo caldo mantengono la quota neve attorno ai 1.300 metri. Sul crinale le temperature oscillano tra 2° e 3°C, valori troppo alti per vedere il bianco scendere verso le valli medie.
Cosa aspettarsi?
Finché la configurazione del Getto rimarrà così tesa e zonale, non vedremo cambiamenti strutturali. Continueremo a monitorare i modelli per capire se il flusso potrà finalmente "ondularsi", permettendo all'aria fredda di scendere di latitudine e regalare una vera nevicata anche a quote più basse.
METEOREGGIO.IT
Dott. Matteo Benevelli
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