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L'arrivo del fumo in time-lapse

Domenica 8 giugno ci siamo svegliati sotto un cielo limpido e cristallino. L’aria del mattino, seppur calda per il periodo, era tersa e la visibilità eccezionale. Ma nel giro di poche ore lo scenario è cambiato: il cielo ha cominciato a perdere la sua trasparenza, fino a diventare opaco e lattiginoso. Un cambiamento così rapido da suscitare più di una domanda. Cosa stava succedendo?

L'arrivo del fumo in time-lapse

Domenica 8 giugno ci siamo svegliati sotto un cielo limpido e cristallino. L’aria del mattino, seppur calda per il periodo, era tersa e la visibilità eccezionale. Ma nel giro di poche ore lo scenario è cambiato: il cielo ha cominciato a perdere la sua trasparenza, fino a diventare opaco e lattiginoso. Un cambiamento così rapido da suscitare più di una domanda. Cosa stava succedendo?

Molti hanno pensato si trattasse di umidità o di smog locale. In realtà, il responsabile era molto più lontano: il fumo degli incendi boschivi che stanno devastando il Canada.

Dalle foreste canadesi ai cieli italiani
In Canada, nel solo mese di maggio e inizio giugno, sono andati in fumo oltre 3,15 milioni di ettari di foresta. Un’estensione spaventosa, alimentata da temperature anomale, siccità e venti sostenuti. I vasti incendi hanno generato enormi colonne di fumo che, trasportate dalle correnti atmosferiche in alta quota, hanno percorso migliaia di chilometri attraverso l’Atlantico, l’Europa settentrionale e infine il Mediterraneo. Per diverse settimane l'alta pressione ci ha difesi dall'arrivo di questa coltre, ma ...

La svolta è arrivata proprio domenica 8 giugno: una corrente atlantica in discesa dal nord-ovest ha impattato contro l’arco alpino e, aggirandolo, ha deviato verso sud entrando nel Mediterraneo dalla Francia sud-orientale. Una parte di questa corrente è poi ridiscesa in Pianura Padana sotto forma di Favonio (un vento caldo e secco che scende dalle Alpi), trasportando con sé le particelle sottili in sospensione provenienti dal fumo canadese.

Le immagini non mentono
Le nostre webcam hanno documentato tutto. Al mattino, il cielo era blu intenso e la visibilità superava i 40 km. Ma nel pomeriggio, quando la corrente favonica ha fatto il suo ingresso in pianura, il cielo si è fatto progressivamente più lattiginoso. Il tramonto si è tinto di colori opachi, come schermato da una patina grigia: la visibilità si è ridotta fino a 15 km, un calo drastico e anomalo per una giornata priva di nebbia o foschia tradizionale.

Cos’è successo lunedì 9 giugno
La giornata successiva ha portato un altro cambiamento: la “porta della Bora” si è aperta a causa della stessa corrente atlantica, questa volta sul versante adriatico. Ne è derivata una rinfrescata accompagnata da aria più umida, che ha contribuito alla formazione di nubi nel bacino padano. L’umidità ha reso l’aria ancora più percepibile e carica, ma lo strato di fumo in quota ha continuato a stazionare, rendendo il cielo innaturalmente lattiginoso anche senza la presenza di nubi vere e proprie.

Perché è importante parlarne?
Molti tendono a sottovalutare questi episodi, scambiandoli per normali velature o fenomeni locali. In realtà, sono la testimonianza visibile e diretta di un problema globale: gli incendi sempre più intensi e frequenti a causa del cambiamento climatico non solo devastano gli ecosistemi locali, ma hanno ripercussioni tangibili anche a migliaia di chilometri di distanza.

Il fumo degli incendi contiene particolato fine (PM2.5 e PM10), black carbon e composti organici volatili che possono influenzare la qualità dell’aria, la radiazione solare e persino il clima. Se da un lato possono temporaneamente abbassare le temperature (per via della riflessione della luce solare), dall’altro contribuiscono all’accumulo di gas serra nel lungo periodo.

E ora cosa ci aspetta?
Nei prossimi giorni, l’anticiclone africano prenderà il sopravvento con l’arrivo di aria molto calda dall’Algeria verso Spagna, Francia e — in parte — l’Italia. A Reggio Emilia, i termometri potrebbero raggiungere e superare i 35°C entro metà settimana. Ma già da metà mese, le proiezioni mostrano un possibile cambio di scenario con una bolla d’aria instabile pronta a far arretrare il caldo africano, riportando forse instabilità e temperature più in linea con la media stagionale.

METEOREGGIO.IT
Dott. Matteo Benevelli

Video

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