L’Europa brucia e il cielo si fa lattiginoso: maxi-incendi, polvere del Sahara e qualità dell’aria anche nel Reggiano
Basta alzare lo sguardo al cielo in queste ore per accorgersi che qualcosa non va: l'azzurro limpido ha lasciato il posto a una foschia pallida, mentre il sole al tramonto, questa sera, potrebbe apparire come un disco rosso fuoco solcato da una velatura persistente. Non si tratta di semplici nubi o di umidità estiva. Le ultime straordinarie immagini riprese dai satelliti di monitoraggio ambientale (Copernicus, Sentinel e Meteosat) mostrano una situazione drammatica a scala continentale: l'Europa occidentale è stretta nella morsa di mega-incendi boschivi incontrollabili tra Francia e Spagna, i cui fumi si sono fusi con una massiccia avvezione di polvere dal deserto del Sahara e coi roghi attivi nel Nord Africa (Algeria e Tunisia).
Basta alzare lo sguardo al cielo in queste ore per accorgersi che qualcosa non va: l'azzurro limpido ha lasciato il posto a una foschia pallida, mentre il sole al tramonto, questa sera, potrebbe apparire come un disco rosso fuoco solcato da una velatura persistente.
Non si tratta di semplici nubi o di umidità estiva. Le ultime straordinarie immagini riprese dai satelliti di monitoraggio ambientale (Copernicus, Sentinel e Meteosat) mostrano una situazione drammatica a scala continentale: l'Europa occidentale è stretta nella morsa di mega-incendi boschivi incontrollabili tra Francia e Spagna, i cui fumi si sono fusi con una massiccia avvezione di polvere dal deserto del Sahara e coi roghi attivi nel Nord Africa (Algeria e Tunisia).
L'inferno di fuoco tra Francia e Spagna: oltre 220.000 evacuati
La situazione sul fronte degli incendi in Europa occidentale ha raggiunto livelli di vera e propria emergenza nazionale:
Francia (Gironda e Guascogna): nel sud-ovest della Francia, nella regione della Gironda e attorno all'area metropolitana di Bordeaux, giganteschi roghi (definiti dalle autorità locali come "incendi XXL") hanno già divorato decine di migliaia di ettari di foresta. La rapidità delle fiamme ha imposto l'evacuazione preventiva via terra e via mare di oltre 200.000 persone, compresi interi centri abitati e campeggi costieri a Cap Ferret e Arcachon.
Spagna (Madrid e Ávila): in Spagna è stato dichiarato lo stato di emergenza nazionale. Diversi fronti si sono fusi in un unico "mostro di fuoco" a circa 50 km a ovest di Madrid (tra Robledo de Chavela ed El Escorial) e nella vicina provincia di Ávila, costringendo alla fuga o al confinamento in casa oltre 25.000 persone.
A questo quadro già critico si aggiungono le elevate emissioni di CO2 e fumi generate dai roghi stagionali presenti sulla fascia nordafricana tra Algeria e Tunisia, vere e proprie "spine nel fianco" per il bilancio di carbonio del Mediterraneo.
Cosa mostrano i satelliti: fumo, CO2 e polvere sahariana
Analizzando le mappe satellitari a nostra disposizione, si nota nitidamente come il fiume di fumo generato dai roghi di Bordeaux e Madrid stia viaggiando per centinaia di chilometri, spinto dalle correnti in quota.
In questo momento assistiamo a una triplice sovrapposizione atmosferica:
I fumi degli incendi (Aerosol di carbonio): colonne di fumo denso cariche di PM10, PM2.5, monossido di carbonio e idrocarburi incombusti risalgono fino alla media troposfera.
Picchi straordinari di CO2: le mappe della rete Copernicus mostrano una gigantesca "anomalia rossa" di diossido di carbonio che dal Golfo di Guascogna e dal centro della Spagna si estende in lenta direzione Nord Italia.
Sabbia e polvere dal Sahara: contemporaneamente, la ventilazione meridionale sta risucchiando una consistente massa di polveri sottili dal deserto algerino-tunisino, sovrapponendosi ai fumi degli incendi e amplificando l'effetto "cielo di piombo". Scenario a cui stiamo assistendo già da diversi giorni per via del potente Anticiclone Africano che ruota tra Tunisia, Libia e Algeria.
Le ripercussioni sul territorio reggiano e sulla qualità dell'aria
Anche se i roghi distano centinaia di chilometri dalla nostra provincia, le correnti atmosferiche non conoscono confini. I lembi estremi di questa enorme nube di particolato e polveri sono giunti pienamente anche sopra Reggio Emilia, la pianura e l'Appennino.
Quali sono gli effetti diretti per noi?
Schermatura solare e cieli lattiginosi: la concentrazione di particolato in quota blocca e diffonde la radiazione solare (effetto scattering), rendendo il cielo grigio/pallido di giorno e regalandoci tramonti di un rosso acceso insolito.
Peggioramento della qualità dell'aria: sebbene gran parte del fumo viaggi ad alta quota, una parte del particolato tende gradualmente a depositarsi verso il basso o a venire intrappolata nei bassi strati dall'inversione termica estiva. Questo comporta un temporaneo incremento dei valori di PM10 e PM2.5 al suolo, rendendo l'aria più pesante e meno salubre, specie per i soggetti allergici o con problemi respiratori.
Un impatto ambientale devastante
Eventi di questa portata rappresentano una ferita profonda per il pianeta:
Ecosistemi distrutti: la perdita di biodiversità nelle foreste di pini della Guascogna e nei boschi spagnoli richiederà decenni per essere recuperata.
Circuito di retroazione climatica (Feedback Loop): gli incendi non bruciano solo alberi; immettono in atmosfera enormi quantitativi di gas serra (CO2 in primis), che a loro volta alimentano il riscaldamento globale, favorendo future e sempre più intense ondate di calore e siccità.
Continueremo a monitorare la situazione ora dopo ora attraverso i nostri satelliti e le stazioni della rete regionale per fornirvi aggiornamenti costanti sulla trasparenza dei cieli e sulla qualità dell'aria nelle nostre zone.
METEOREGGIO.IT
Dott. Matteo Benevelli
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