Meteorologia a cielo aperto: quando la Polvere del Sahara incontra la Nebbia d'agosto
Il nostro territorio si sta trasformando in una vera e propria palestra didattica a cielo aperto. Gli eventi meteorologici degli ultimi due giorni rappresentano una lezione dal vivo su come l'atmosfera colleghi fenomeni apparentemente lontani tra loro. Dalle tempeste di sabbia del deserto algerino alle nostre auto coperte di pulviscolo, fino a un'insolita nebbia estiva, i pezzi del puzzle si ricompongono con chiarezza attraverso i dati scientifici e le immagini satellitari.
Dalla Polvere in quota al paradossale "sorpasso" in Montagna
Nel corso della giornata di ieri abbiamo analizzato la causa del cielo denso e giallastro: un'imponente invasione di polvere del Sahara spinta in quota dall'Anticiclone Africano. Questo flusso, partito dal deserto algerino, si è allargato all'intera Italia, arrivando a velare i cieli di Slovenia, Croazia e Austria.
Una dinamica confermata anche dalle stazioni di rilevamento della qualità dell'aria (ARPAE). Osservando i dati registrati al 27 agosto, si nota un dettaglio curioso: la stazione di montagna (Febbio, µg/m³) ha registrato concentrazioni di PM 10 più alte rispetto a quelle di pianura e collina (S. Rocco 21 µg/m³, Castellarano e Timavo 20 µg/m³).
Questo "sorpasso" della montagna sulla pianura ha una spiegazione scientifica immediata:
Discesa dall'alto: la polvere sahariana viaggia ad alta quota (oltre i 3.000 metri). Quando comincia a ricadere verso il suolo per gravità, intercetta prima le vette e i rilievi appenninici.
Arrivo in Pianura: con il passare delle ore (e con i dati relativi al 28 agosto), il particolato raggiungerà in modo massiccio anche la pianura, dove andrà a sommarsi agli inquinanti di origine antropica già presenti e bloccati dalla scarsa ventilazione.
La presenza della polvere a quote più basse è già testimoniata dalla tipica patina giallastra depositata sulle carrozzerie delle auto a seguito della condensa notturna.
Il particolato come "seme" per la Nebbia di agosto
Questa mattina le pianure reggiane si sono svegliate avvolte da una fitta cappa di nebbia. Un evento insolito per la fine di agosto, reso possibile dalla combinazione di tre fattori:
Temperature minime tropicali: i valori non sono scesi sotto i 23°/24°C.
Umidità record: valori superiori al 90% che hanno portato la temperatura di rugiada (dew point) allo stesso livello della temperatura dell'aria.
Nuclei di condensazione: per formare le goccioline di nebbia, il vapore acqueo ha bisogno di appoggiarsi su microscopici punti fisici in sospensione. Le polveri sottili — sia quelle locali da inquinamento sia il pulviscolo sahariano appena sceso di quota — hanno fornito miliardi di "semi" ideali per far condensare l'umidità.
Lo sguardo dal satellite: tra Incendi e la svolta in arrivo
L'immagine satellitare EUMETSAT mostra l'intero quadro su scala continentale:
L'Italia immersa nella cappa: lo "stivale" è ricoperto dalla patina biancastra della polvere sahariana. Nel Sud Italia a questa foschia si aggiunge la triste presenza dei fumi causati dai devastanti incendi che stanno colpendo l'Algeria.
L'aria pulita ad Ovest: sulla Penisola Iberica e sulla Francia il cielo appare decisamente più limpido e terso.
Questo netto contrasto è generato dal prolungamento del ciclone Raphaela, i cui venti inizieranno a raggiungere il nostro territorio a partire da domani. Pur non portando un miglioramento termico netto, le nuove correnti avranno un grande merito: spazzare via la cappa afosa e ripulire l'aria dalla polvere del deserto, restituendoci cieli più limpidi.
METEOREGGIO.IT
Dott. Matteo Benevelli
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