Le Lacrime di San Lorenzo: scienza, leggenda e curiosità di una pioggia di stelle
Ogni estate, tra la fine di luglio e la metà di agosto, i nostri cieli si animano di brevi scie luminose: sono le famose “Lacrime di San Lorenzo”, un fenomeno tanto poetico quanto spiegabile scientificamente. Il picco si verifica solitamente tra il 10 e il 13 agosto, proprio in prossimità della ricorrenza di San Lorenzo (10 agosto). Perché si vedono in questo periodo ...
Ogni estate, tra la fine di luglio e la metà di agosto, i nostri cieli si animano di brevi scie luminose: sono le famose “Lacrime di San Lorenzo”, un fenomeno tanto poetico quanto spiegabile scientificamente. Il picco si verifica solitamente tra il 10 e il 13 agosto, proprio in prossimità della ricorrenza di San Lorenzo (10 agosto).
Perché si vedono in questo periodo
Le Lacrime di San Lorenzo coincidono con il passaggio della Terra attraverso la scia di detriti lasciata dalla cometa Swift-Tuttle. Questi minuscoli frammenti, grandi spesso meno di un granello di sabbia, entrano nell’atmosfera terrestre a velocità di circa 59 km al secondo. L’attrito con l’aria li fa bruciare quasi istantaneamente, producendo le scie luminose che noi chiamiamo meteore.
La concentrazione più alta di meteore — il cosiddetto massimo dello sciame — si ha quando la Terra attraversa la zona più densa della scia cometaria, in questi giorni di agosto.
Come si accendono le stelle cadenti?
Quando una particella di polvere o un piccolo frammento roccioso entra nell’atmosfera terrestre ad altissima velocità (anche oltre 200.000 km/h per le Perseidi), non è il calore diretto dell’attrito a “bruciarla” come spesso si crede.
In realtà, la velocità estrema comprime violentemente l’aria davanti al corpo in caduta, riscaldandola fino a migliaia di gradi. Questo calore vaporizza la particella e, contemporaneamente, ionizza le molecole d’aria circostanti: gli atomi perdono e riacquistano elettroni, producendo fotoni, cioè luce visibile. La scia luminosa che vediamo è quindi un misto di plasma e gas incandescente, non una “fiamma” nel senso comune del termine.
Più grande e veloce è la particella, più intensa e duratura sarà la scia: i bolidi, ad esempio, possono illuminare il cielo per diversi secondi e persino frammentarsi in più tracce e produrre un boato.
La leggenda cristiana
Nella tradizione cristiana, le scie luminose sono associate al martirio di San Lorenzo, diacono romano arso vivo il 10 agosto del 258 d.C. Secondo la leggenda, quelle luci nel cielo sarebbero le sue lacrime cadute sulla Terra, simbolo di sofferenza ma anche di speranza. Per questo motivo, nella devozione popolare, esprimere un desiderio alla vista di una stella cadente è diventato un gesto legato alla grazia e alla protezione del santo.
Meteore, meteoriti e bolidi: facciamo chiarezza
Spesso si usano termini impropri quando si parla di “stelle cadenti”.
Meteora → il fenomeno luminoso che vediamo quando un frammento spaziale entra nell’atmosfera e si incendia.
Meteorite → ciò che resta del frammento se riesce a raggiungere il suolo (evento raro nel caso delle Perseidi).
Bolide → una meteora particolarmente luminosa, che può esplodere in un lampo o lasciare una scia persistente per alcuni secondi.
Il nome astronomico delle Lacrime di San Lorenzo è sciame meteorico delle Perseidi, perché il punto apparente da cui sembrano provenire (radiante) si trova nella costellazione di Perseo.
Anche se il picco è attorno al 10-13 agosto, lo sciame è visibile per un periodo più ampio, dal 17 luglio al 24 agosto.
In condizioni ottimali, lontano dalle luci artificiali, si possono vedere fino a 100 meteore all’ora. Spesso leggiamo sui media che per vederle al meglio dobbiamo guardare verso nord. Questo è il peggior consiglio che si possa dare ad un reggiano poiché a nord abbiamo le luci della Pianura Padana che rovinano lo spettacolo. In realtà non importa la direzione, l'importante è guardare verso le zone più buie del cielo vicino a dove vi trovate.
Antiche culture, come quelle greche e arabe, associavano le piogge meteoriche estive a presagi divini o momenti in cui gli dei “aprivano il cielo” per osservare la Terra.
Quindi, le Lacrime di San Lorenzo sono un perfetto incontro tra scienza e poesia: un fenomeno spiegabile dalla meccanica celeste, ma che continua a evocare emozioni e credenze che ci collegano al cielo stellato fin dall’antichità.
METEOREGGIO.IT
Dott. Matteo Benevelli
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