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La Cometa Lemmon (C/2025 A6): un frammento di ghiaccio e memoria nel cielo d’autunno

In queste sere limpide, sopra le nostre colline e pianure reggiane, il cielo ci regala un incontro raro con una viaggiatrice millenaria: la Cometa Lemmon (C/2025 A6). Nella spettacolare fotografia di Michele Sensi e Beppe Dallari, la cometa si mostra con tutta la sua eleganza celeste, una fiammella verdastra sospesa tra le stelle dei Cani da Caccia, tra l’ultima stella del timone del Grande Carro e Arturo. Visibile in questi giorni sia dopo il tramonto sia poco prima dell’alba, la Lemmon ha raggiunto una magnitudine di circa +4,6, rendendosi osservabile anche a occhio nudo nei cieli più bui. È una delle comete più luminose degli ultimi anni, e la sua comparsa ha attirato l’attenzione di astrofili e appassionati in tutta Italia ...

La Cometa Lemmon (C/2025 A6): un frammento di ghiaccio e memoria nel cielo d’autunno

In queste sere limpide, sopra le nostre colline e pianure reggiane, il cielo ci regala un incontro raro con una viaggiatrice millenaria: la Cometa Lemmon (C/2025 A6). Nella spettacolare fotografia di Michele Sensi e Beppe Dallari, la cometa si mostra con tutta la sua eleganza celeste, una fiammella verdastra sospesa tra le stelle dei Cani da Caccia, tra l’ultima stella del timone del Grande Carro e Arturo.

Visibile in questi giorni sia dopo il tramonto sia poco prima dell’alba, la Lemmon ha raggiunto una magnitudine di circa +4,6, rendendosi osservabile anche a occhio nudo nei cieli più bui. È una delle comete più luminose degli ultimi anni, e la sua comparsa ha attirato l’attenzione di astrofili e appassionati in tutta Italia.

Ma cos’è davvero una cometa come la Lemmon?
Non è una “stella cadente”, come spesso si tende a pensare, bensì un antico frammento di ghiaccio e roccia, un piccolo corpo rimasto pressoché immutato dai tempi della formazione del Sistema Solare, più di 4,5 miliardi di anni fa.

Il nucleo, grande pochi chilometri, è un miscuglio di ghiacci d’acqua, anidride carbonica, ammoniaca e metano, insieme a polveri minerali e composti organici complessi. Quando la cometa si avvicina al Sole, il calore risveglia questi materiali, che sublimano e si liberano nello spazio creando un’atmosfera temporanea: la chioma.

Da questa nube di gas e polveri si sviluppano poi le caratteristiche code, spinte e modellate dal vento solare. Nella fotografia di Sensi e Dallari si distinguono bene due scie differenti:
la coda di ioni, sottile e azzurrina, formata da gas elettricamente carichi che vengono spinti via dal flusso di particelle solari;
e la coda di polveri, più ampia e luminosa, composta da minuscoli granelli che riflettono la luce del Sole e seguono una traiettoria più curva.

Ogni cometa racconta una storia di movimento e trasformazione. Mentre il suo nucleo solido si consuma, ciò che osserviamo da Terra è il risultato di un delicato equilibrio tra la luce del Sole, il vuoto cosmico e le sostanze che evaporano lentamente nel viaggio orbitale.

Missioni spaziali come la Rosetta, che nel 2014 raggiunse la cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko, hanno svelato quanto le comete siano vere e proprie capsule del tempo cosmiche. Nei loro ghiacci sono state trovate molecole organiche e aminoacidi, ingredienti fondamentali per la vita. È possibile che proprio questi antichi corpi celesti abbiano seminato sulla Terra l’acqua e i composti da cui è nata la biosfera.

Osservare la Cometa Lemmon nel cielo d’autunno significa dunque scrutare una testimonianza vivente dell’origine del nostro Sistema Solare.
Una scia di luce che, attraversando il buio, ci riporta alle origini del cosmo — ricordandoci quanto la materia che compone i pianeti, e noi stessi, provenga da viaggi simili iniziati miliardi di anni fa.

Foto di Michele Sensi e Beppe Dallari
Cometa C/2025 A6 (Lemmon) – magnitudine +4,6 – visibile in queste settimane nella costellazione dei Cani da Caccia, tra il Grande Carro e Arturo.

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