Effetto altalena: perché gli USA gelano e il nostro territorio non esce dall'autunno?
Mentre con lo sguardo osserviamo un crinale appenninico che fatica a trovare una vera veste invernale, dall'altra parte dell'Oceano arrivano immagini apocalittiche: bufere di neve, voli cancellati e temperature polari che paralizzano gli Stati Uniti. Sembra un paradosso, ma il colpevole ha un nome preciso che sta rimbalzando su tutti i media: lo Stratwarming. Cerchiamo di capire con parole semplici perché questo fenomeno sta letteralmente spaccando in due l'inverno dell'emisfero nord.
Mentre con lo sguardo osserviamo un crinale appenninico che fatica a trovare una vera veste invernale, dall'altra parte dell'Oceano arrivano immagini apocalittiche: bufere di neve, voli cancellati e temperature polari che paralizzano gli Stati Uniti.
Sembra un paradosso, ma il colpevole ha un nome preciso che sta rimbalzando su tutti i media: lo Stratwarming. Cerchiamo di capire perché questo fenomeno sta letteralmente spaccando in due l'inverno dell'emisfero nord.
Il "Vortice Polare": il guardiano del freddo
Per capire lo Stratwarming dobbiamo immaginare il Vortice Polare come una gigantesca trottola di aria gelida che ruota sopra il Polo Nord. Finché questa trottola gira velocemente, tiene il freddo confinato nelle zone artiche. È come un recinto invisibile che protegge le medie latitudini (dove viviamo noi) dalle colate polari.
Cos’è lo Stratwarming?
Letteralmente significa "riscaldamento stratosferico". Accade che, a circa 30 km di altezza sopra il Polo Nord, la temperatura salga improvvisamente anche di 50-60°C in pochi giorni. Questo riscaldamento agisce come un ostacolo che frena la trottola, spaccandola o spostandola dalla sua sede naturale. Quando il vortice si rompe, i "pezzi" di aria gelida scivolano verso sud, investendo zone come gli Stati Uniti.
L'aspetto più complesso è la fase di accoppiamento (Coupling). Non sempre un riscaldamento a 30 km di quota si traduce in gelo al suolo. Perché accada, l'anomalia deve propagarsi verso il basso (troposfera). Se questo avviene, la corrente a getto polare (Jet Stream) si destabilizza e inizia a "serpeggiare", permettendo all'aria artica di scivolare verso le medie latitudini (come sta accadendo ora negli USA).
Perché l'Europa (e l'Appennino) restano a guardare?
Come si nota dalle mappe di oggi, il freddo non si distribuisce mai in modo uniforme:
-> Anomalie opposte: mentre gli USA gelano, zone come la Groenlandia, il Canada e la Russia orientale viaggiano molto sopra la media del periodo.
-> Il Mediterraneo "fuori gioco": l'Europa si trova attualmente dal lato sbagliato dell'altalena. La rottura del vortice ha favorito la risalita di correnti miti sul nostro bacino.
Le prospettive per il Reggiano: un inverno che non decolla
Purtroppo, spostando lo sguardo al medio periodo, i modelli previsionali per la nostra provincia non offrono segnali di svolta. Il quadro resta poco consolatorio per chi sperava in un'ondata di freddo risolutiva:
-> Cielo e precipitazioni: avremo giornate spesso caratterizzate da cielo coperto e precipitazioni sporadiche.
-> Quota neve ballerina: anche in alta montagna continueremo a vedere l'alternanza tra fasi di neve e fasi di pioggia. Condizioni che un decennio fa avrebbero garantito metri di neve fresca, oggi si scontrano con temperature costantemente sopra la media del periodo.
-> Un manto precario: il manto bianco, dove presente, resterà sottile e pesante, rendendo difficile il lavoro degli operatori turistici e deludendo le aspettative degli appassionati.
Perché ora non colpisce l'Italia?
Tecnicamente, stiamo osservando una configurazione a onde stazionarie. Mentre l'onda favorisce la discesa del lobo canadese verso gli Stati Uniti, la risposta dinamica sull'Europa è, per compensazione, una risalita di aria mite subtropicale o una persistenza di correnti oceaniche meno fredde. In pratica, il "fiume" d'aria gelida ha preso un'altra strada.
METEOREGGIO.IT
Dott. Matteo Benevelli
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