Tempesta solare in arrivo: il Sole ha lanciato l’attacco, ma le aurore restano un sogno lontano
Nel pomeriggio di giovedì 8 ottobre il Sole ha emesso un brillamento di classe M6.7. Quell’energia ha viaggiato nello spazio per circa due giorni e in queste ore sta raggiungendo la Terra. Vediamo cosa sta succedendo, cosa possiamo aspettarci e se ha senso scrutare il cielo del Nord in cerca di aurore.
Un brillamento, una nuvola di plasma
I brillamenti solari si classificano con le lettere A, B, C, M e X, dalla più debole alla più potente. La classe M è medio-forte, e il numero indica l’intensità all’interno della classe. Un M6.7 è quindi un evento rilevante, ma non estremo.
Il brillamento è solo la parte luminosa del fenomeno. Quello che conta per noi è la CME, l’espulsione di massa coronale: una gigantesca nube di plasma e campo magnetico lanciata nello spazio. La simulazione che abbiamo consultato mostra tre espulsioni ravvicinate tra il 7 e il 9 ottobre, con velocità stimate tra circa 500 e 910 km/s. È proprio il materiale più veloce, partito l’8 ottobre, a raggiungerci adesso.
Cosa registrano gli strumenti
Sabato 10 ottobre i dati di SpaceWeatherLive hanno segnalato una tempesta geomagnetica minore di livello G1: la soglia è stata raggiunta alle 15:35 UTC (le 17:35 in Italia) con indice Kp pari a 5. Nello stesso momento:
il vento solare viaggiava a circa 635 km/s, un valore moderatamente alto;
il campo magnetico interplanetario era molto intenso, intorno ai 40 nT, con una componente orientata verso sud (Bz) di circa -23 nT. È proprio questa orientazione “a sud” a lasciare aperta la porta al campo magnetico terrestre, permettendo all’energia solare di entrare e di generare la tempesta.
Il foro coronale dà una mano
A complicare, o meglio ad amplificare, il quadro c’è un foro coronale equatoriale rivolto verso la Terra, individuato nella mattinata del 10 ottobre. I fori coronali sono zone dove il campo magnetico del Sole si apre verso lo spazio, lasciando fuggire un flusso di vento solare veloce. Quando guardano nella nostra direzione, quel vento si somma all’energia della CME e può prolungare e rafforzare gli effetti.
E non è finita: un nuovo M6.49
Nel pomeriggio di oggi il Sole ha prodotto un altro brillamento, di classe M6.49. È stata rilevata anche un’emissione radio di “tipo II” (inizio alle 15:15 UTC), segnale tipico di un’onda d’urto che accompagna una possibile CME, con velocità stimata di circa 930 km/s. Se confermata, una nuova nube potrebbe farsi sentire attorno al 13 ottobre: restiamo in attesa dei dati dei coronografi per capire se e quanto sarà diretta verso di noi.
Si vedranno le aurore dall’Italia?
Pensiamo di no, e in modo realistico: l’ipotesi è affascinante, ma molto remota. Una tempesta di livello G1 produce aurore alle alte latitudini: nelle previsioni di SpaceWeatherLive i luoghi indicati sono Scandinavia o Scozia. Per vederle dalle nostre parti servono eventi molto più estremi, di livello G4-G5, come quelli che in passato hanno regalato spettacoli rari anche alle latitudini italiane. Per ora non ci siamo.
Nel caso di nuovi sviluppi nei prossimi giorni, i primi segnali saranno su indice Kp e livello G: se salgono molto, ne parleremo.
Cosa cambia per noi?
Per le persone, assolutamente nulla: l’atmosfera e il campo magnetico terrestre ci proteggono. Le tempeste solari possono invece disturbare GPS, radiocomunicazioni e satelliti, soprattutto quelle più intense. Un G1 comporta effetti minimi.
Su Meteo Reggio continueremo a seguire l’evoluzione dei prossimi giorni, anche per capire cosa porterà la seconda ondata.
Immagini: NASA SDO / SpaceWeatherLive / HelioViz.
METEOREGGIO.IT
Dott. Matteo Benevelli
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