Aurora boreale sulle Dolomiti: la tempesta solare ha fatto il salto di livello
Nel pomeriggio di sabato 10 ottobre la tempesta geomagnetica è passata da un livello minore a una tempesta forte, e la sera il cielo sopra le Alpi si è tinto di rosa e di rosso. Vediamo che cosa è successo, cosa raccontano i dati del NOAA e cosa hanno ripreso le webcam delle cime più alte delle Dolomiti.
Dalla “minore” alla “forte”
Nelle ore precedenti la tempesta era ancora classificata G1, cioè minore. Nessuno poteva escludere un salto di livello, e il salto è arrivato.
Il resoconto del Space Weather Prediction Center del NOAA è chiaro. L’espulsione di massa coronale partita l’8 ottobre ha raggiunto la Terra attorno alle 14:34 UTC (le 16:34 in Italia). Il vento solare si è fortemente intensificato e il campo geomagnetico ha raggiunto il livello G3 (forte) a partire dalle 17:58 UTC, cioè le 19:58 italiane. Il NOAA ha emesso un’allerta valida fino alle 23:59 UTC (l’1:59 di notte in Italia), prevedendo che il campo restasse su valori prossimi al G3 per tutto quel periodo, con fasi alterne di intensificazione e attenuazione.
Tra le conseguenze possibili il NOAA cita effetti su reti elettriche, operazioni satellitari e GPS, oltre a un peggioramento delle comunicazioni radio HF alle alte latitudini. Per l’aurora, parla di uno spostamento verso l’equatore: dalle zone polari fino a latitudini molto più basse del solito.
Il grafico dell’indice Kp
Il grafico del Kp stimato, con dati ogni tre ore, racconta bene la serata:
9 ottobre e mattina del 10: valori bassi, quasi sempre tra 1 e 4;
12-15 UTC del 10 ottobre: circa 3, ancora tranquillo;
15-18 UTC (17-20 ora italiana): salto a circa 7, il picco della tempesta;
18-21 UTC (20-23 ora italiana): ancora circa 6,7;
21-24 UTC (23-2 ora italiana): scende a circa 5,3;
dopo la mezzanotte UTC: valori tra 4 e 3,7, la tempesta si sta spegnendo.
In pratica, per circa nove ore il Kp è rimasto a livello 5 o superiore. Ecco perché lo spettacolo è durato così a lungo. Il grafico è una stima: i valori potrebbero essere rivisti nei prossimi giorni.
Perché l’aurora si vede da così lontano?
La mappa del NOAA mostra l’ovale aurorale, la fascia dove la probabilità di aurora è più alta, con un’energia depositata molto elevata e una potenza stimata di circa 160 GW. L’ovale resta però attorno al Polo e alle regioni subpolari: l’Italia non ci sta dentro. Quello che si è visto dalle Dolomiti è la parte alta e lontana dello spettacolo, vista di sguardo all’orizzonte nord. Le aurore rosse nascono ad altezze molto elevate e per questo si possono osservare a latitudini molto più basse, sotto forma di un bagliore a bassa quota verso nord.
Cosa hanno ripreso le webcam
Le webcam Panomax delle cime più importanti hanno catturato lo stesso fenomeno da punti di vista diversi, tutte attorno alle 21:
Piz La Ila (2100 m), Alta Badia: una banda rosa-viola ben definita sopra la cresta settentrionale, con deboli tonalità verdi;
Cinque Torri (2255 m), Cortina d’Ampezzo: un bagliore rosato che incornicia le guglie, attraversato da scie luminose, probabilmente meteore e aerei;
Rifugio Faloria (2120 m), Cortina: un arco rosso scuro sopra le montagne, sotto un cielo stellato;
Kronplatz / Plan de Corones (2275 m): una fascia rosa-magenta molto intensa sopra le nubi, con le luci di Brunico sotto;
Piz de Plaies (1700 m), Kronplatz: il rosa, con sfumature verdi, dietro il traliccio di un impianto;
Val Casies, San Martino: un rossore color borgogna steso lungo la cresta a nord;
Canazei, Val di Fassa: un bagliore rosato e violetto sopra il Sassolungo e il Sella;
Seceda (2518 m), Val Gardena: una vasta banda rosa-lilla che si estende per un’ampia porzione di cielo.
E nel reggiano?
Purtroppo qui lo spettacolo ci è stato negato. Le foschie hanno amplificato la luce diffusa della Pianura e coperto il debole bagliore all’orizzonte nord. Lo sapevamo fin dall’inizio: per le aurore dalle nostre latitudini servono cielo limpido, buio e un orizzonte settentrionale libero, tre condizioni che la Pianura Padana raramente offre insieme.
Cosa ci aspetta
La prossima tempesta è già in viaggio. La simulazione del NOAA, elaborata alle 18 UTC del 10 ottobre, descrive una nuova espulsione di massa con velocità radiale di circa 800 km/s, che nel modello raggiungerebbe la zona della Terra attorno alle 8 di mattina del 13 ottobre. Il getto energetico, però, sembra orientato più verso un fianco rispetto alla direzione Sole-Terra: potrebbe quindi sfiorarci invece di colpirci in pieno. Servono gli aggiornamenti dei prossimi giorni per capirlo.
Su Meteo Reggio continueremo a seguire l’evoluzione.
Immagini: NOAA Space Weather Prediction Center, Panomax e webcam delle località citate.
METEOREGGIO.IT
Dott. Matteo Benevelli
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