Reggio Emilia nel "Limbo" Atmosferico: tra il Gelo di Anna e il fiato di Francis
Reggio Emilia si ritrova in un "Sandwich" atmosferico molto particolare. Siamo lì nel mezzo tra lo scontro di due giganti: Anna e Francis che si contendono lo schacchiere europeo. Ci bloccano in un limbo tra Bora secca e correnti a getto: ma perché il freddo non diventa neve? L'analisi dell'immagine satellitare Eumetsat, incrociata con i dati termometrici e igrometrici locali, rivela una struttura verticale dell'atmosfera sopra Reggio Emilia particolarmente stratificata ...
Reggio Emilia si ritrova in un "Sandwich" atmosferico molto particolare. Siamo lì nel mezzo tra lo scontro di due giganti: Anna e Francis che si contendono lo schacchiere europeo. Ci bloccano in un limbo tra Bora secca e correnti a getto: ma perché il freddo non diventa neve?
L'analisi dell'immagine satellitare Eumetsat, incrociata con i dati termometrici e igrometrici locali, rivela una struttura verticale dell'atmosfera sopra Reggio Emilia particolarmente stratificata. Siamo nel cuore di un conflitto tra due cicloni, Anna (Baltico) e Francis (Gibilterra), che stanno letteralmente "affettando" l'aria sopra le nostre teste.
1. Al piano terra: la Bora secca (0 - 1.000m)
L'aria fredda che percepiamo in città (+1°C/+2°C) non è aria locale stagnante, ma un afflusso attivo da Nord-Est. Aggirando il blocco delle Alpi, la Bora entra dalla porta di Trieste e dilaga in Pianura Padana seppur senza raffiche intense. Tuttavia, con un'umidità relativa del 55%, il passaggio sull'Adriatico è ridotto ed il risultato è un'aria troppo secca per produrre effetti degni di nota. Questa "lama" fredda funge da base solida, ma priva di combustibile (umidità) per le precipitazioni. Il passaggio sull'alto Adriatico è troppo breve per poter fare il carico giusto di umidità che arrivi fino a noi.
2. Al primo piano: l'umidità Appenninica (1.000 - 2.000m)
Salendo dalla Pedecollinare verso la Collina e poi verso il Monte Cusna, la situazione cambia drasticamente. Qui risale un po' dell'umidità spinta dalla Pianura e si protegge contro le montagne che fanno da scudo. Di contro, al limite superiore di questo "piano", abbiamo aria carica di vapore che risale il versante toscano e scavalca il crinale, creando la copertura di nubi basse e stratificate che vediamo dal basso. È lo strato più fertile della colonna, ma è troppo sottile per fare tutto da solo.
3. Il "Sandwich" di aria secca e Jet Stream al secondo e terzo piano (2.000 - 11.000m)
Sopra i 2.000 metri, la struttura diventa sorprendente:
-> 2.000m - 7.000m: un enorme strato di aria molto secca. Questo è il "killer" della neve: ogni eventuale fiocco che provasse a cadere dagli strati superiori evaporerebbe o sublimerebbe prima di raggiungere il suolo, attraversando questo deserto d'alta quota. E' proprio la corrente artica che vediamo calare dal nord-Europa.
-> 7.000m - 9.000m: una nuova fascia umida, questa è rappresentata da una corrente in arrivo dal Mediterraneo e che risentono di nuovo del ciclone Francis. Sono i cirri e le velature alte che vediamo dal satellite come una scia bianca brillante.
-> Oltre i 9.000m: l'aria torna progressivamente da umida a secca, segnata una ventilazione di 100 km/h e ancora più in alto il vento porta via tutto con raffiche di 200 km/h.
Perché non nevica?
Sebbene le temperature siano ideali (lo zero termico è quasi al suolo), manca la coerenza della colonna d'aria. Per avere neve, l'umidità dovrebbe essere costante o quasi dalla nube fino a terra. In questo momento, la provincia di Reggio Emilia è coperta da una nuvolosità che potremmo definire "estetica": le nuvole alte e basse sono separate da migliaia di metri di aria secca che interrompono il processo di crescita dei cristalli di ghiaccio.
Reggio Emilia è, quindi, protetta (o condannata, a seconda dei punti di vista) da un'architettura di venti che lavorano a compartimenti stagni. Il freddo c'è, il cielo grigio anche, ma il "motore" delle precipitazioni è inceppato dalla secchezza della Bora che non si arricchisce a sufficienza di umidità sull'Adriatico e degli strati medi.
METEOREGGIO.IT
Dott. Matteo Benevelli
Notizie correlate
Allarme a Corte Tegge: nube tossica di acido nitrico visibile anche dalle nostre webcam
REGGIO EMILIA – Un grave episodio di natura chimica si è verificato nel tardo pomeriggio di oggi, venerdì 2 ottobre 2026, nella prima periferia ovest della città. Esattamente alle 17:04, una densa e vistosa colonna di fumo dal caratteristico colore arancione e rosso mattone si è innalzata dalla zona industriale di Corte Tegge, in via dell’Industria. L'inconsueto fenomeno è stato nitidamente intercettato anche dalla nostra webcam installata presso il CUP di Reggio Emilia, che orientata verso nord-ovest ha immortalato la rapida formazione della nube e la sua successiva dispersione negli strati bassi dell'atmosfera.
Leggi tutto
Guardare la Pianura Padana dallo Spazio: perché le nostre montagne la rendono una "trappola" per lo smog
Ci sono immagini che valgono più di mille trattati scientifici. Questa straordinaria fotografia, scattata dagli astronauti a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) il 30 aprile 2025, mostra il Nord Italia da una prospettiva unica e incredibilmente didattica. Dall'alto appare con spietata chiarezza la conformazione geografica del nostro bacino: un'ampia pianura completamente incastonata tra l'arco imponente delle Alpi a nord e la catena degli Appennini a sud. Quella "patina" opaca e lattiginosa che si vede ristagnare al centro non è soltanto un semplice velo di nebbia, ma una miscela densa di umidità, foschia e inquinanti intrappolati a bassa quota.
Leggi tutto
Perché a Reggio Emilia non piove "quasi" mai quando ci sono allerte? Il ruolo del "Gigante" e i segreti del radar
Quante volte è capitato? I telegiornali e i bollettini meteo lanciano l'allarme per forti temporali in arrivo al Nord, le mappe si tingono di arancione o di rosso, ma poi su Reggio Emilia cade appena qualche goccia o addirittura spunta il sole. In tanti ci chiedono: “Perché la nostra provincia sembra quasi sempre protetta o dimenticata dai temporali?” La risposta non sta nel caso, ma nella geografia del nostro territorio e in una complessa "partita a scacchi" che l'atmosfera gioca ogni volta che una perturbazione attraversa l'Italia dalla Liguria.
Leggi tutto
Buco dell'ozono: tra falso allarmismo e realtà scientifica
Il 16 settembre si celebra la Giornata internazionale delle Nazioni Unite per la preservazione dello strato di ozono, una ricorrenza fondamentale per ricordare il ruolo cruciale di questo gas nello schermare la Terra dai raggi ultravioletti dannosi. Spesso, però, l'informazione generale tratta l'argomento con sensazionalismo, oscillando tra notizie d'allarme su un'espansione catastrofica e trionfalistici annunci sulla sua imminente "chiusura". La realtà scientifica richiede un'analisi più sobria: il buco dell'ozono non è un vuoto statico nell'atmosfera, ma un fenomeno stagionale e dinamico che varia di anno in anno.
Leggi tutto