Cà Lita, il gigante lento di Levizzano: dentro la frana di Baiso
C’è un pezzo di Appennino reggiano che si muove, lentamente ma di continuo. Si chiama frana di Cà Lita, si trova a Levizzano, frazione del comune di Baiso, ed è uno dei movimenti franosi più grandi e complessi a livello nazionale. Pochi ne conoscono l’esistenza, ma per chi studia i dissesti italiani è un caso di riferimento. Vediamo cos’è, perché si muove e cosa è stato fatto.
I numeri di un gigante
L’estensione è pari a circa 130 campi da calcio, per quasi 2,7 chilometri di lunghezza, con una profondità che varia tra più di 50 metri e circa 10. Il corpo occupa quasi tutta la valle del Rio Cargnone, affluente del Secchia, e in realtà è un sistema complesso di quattro “rami” per un volume complessivo di alcune decine di milioni di metri cubi.
Come si muove e perché
La parte alta, sotto Levizzano, si chiama “La Piana”: si muove per scivolamento, soprattutto in seguito alle piogge. Da lì il materiale scende a valle in una grande colata. È la zona alta a fare da motore: nel marzo 2024 piogge abbondanti la rimisero in movimento e la Protezione civile riattivò le misurazioni.
Il territorio fa il resto. Baiso è un’area caratterizzata da estesi calanchi e argille policrome, terreni bellissimi da vedere ma fragili: l’argilla, quando si imbeve d’acqua, perde resistenza e tende a scivolare. Il motore, in sostanza, è l’acqua.
Maggio 2023: la riattivazione
La grande riattivazione arrivò con le piogge eccezionali di maggio 2023, le stesse dell’alluvione che colpì duramente la Romagna e il fianco orientale del comune di Baiso. Il movimento ripartì il 20 maggio, dopo le abbondanti precipitazioni dell’ultima ondata di maltempo. In quei giorni il fronte avanzava di 7-8 metri ogni 24 ore, un ritmo poi sceso a circa 2 centimetri al giorno.
Era in gioco parecchio: le case dove vivono sette persone, la viabilità comunale e provinciale, l’alveo del Secchia e il rischio di isolare l’alta Val Secchia. Fu avviato un intervento di somma urgenza: oltre 500mila metri cubi di materiale asportati dal fronte, un cantiere da 3 milioni di euro che permise di fermare l’avanzata della colata prima del fondovalle, salvando le abitazioni di località Muraglione, la provinciale 486R e l’alveo del Secchia.
Gli interventi e il monitoraggio
Da allora non si è mai smesso di lavorare. Ad agosto sono terminati lavori di mitigazione da 2,5 milioni di euro; entro fine ottobre dovrebbero concludersi gli interventi di consolidamento a difesa degli abitati di Levizzano, Corciolano e Cà Lita (1,85 milioni); un ulteriore stralcio da 2 milioni è atteso entro fine anno. Per una seconda fase da 6,7 milioni è aperta l’istruttoria per i fondi europei.
Accanto ai cantieri c’è un controllo continuo. L’Agenzia regionale per la Sicurezza territoriale e la Protezione civile monitora il versante con GPS, droni e laser, con il supporto scientifico di ISPRA e dell’Università di Modena e Reggio Emilia. I rilievi con drone sono sistematici dal 2020, e a fine 2023 è stato dato il via libera a un modello geotecnico 3D per monitorare i rischi e individuare gli interventi.
Una palestra per i geologi
Un fenomeno così grande, ben documentato e sorvegliato è anche un laboratorio a cielo aperto. Cà Lita permette ai geologi di studiare come si muove una grande frana di argille, come reagisce alle piogge e quali interventi funzionano davvero. Quello che si impara qui serve anche per altri versanti dell’Appennino. Racconta soprattutto la fragilità di un territorio bellissimo, dove l’acqua e un suolo argilloso mettono alla prova chi ci vive.
Chi è sul campo
Dietro i numeri ci sono le persone. Il sindaco di Baiso, Fabio Spezzani, è sempre presente sul territorio: anche al sopralluogo del 16 ottobre a Cà Lita, con la sottosegretaria regionale alla Protezione civile e i tecnici dell’Agenzia. Da diversi anni collabora con Meteo Reggio, e lo ringraziamo per l’impegno quotidiano. regione
Per un sito di meteo, Cà Lita è una lezione concreta: non conta solo quanta pioggia cade, ma anche dove e su che terreno. È per questo che continueremo a seguire con attenzione le precipitazioni sull’Appennino reggiano.
Foto: Agenzia per la Sicurezza Territoriale e la Protezione Civile.
METEOREGGIO.IT
Dott. Matteo Benevelli
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