Ci sono Cumulonembi che ce la fanno e altri no
L’immagine che abbiamo scattato dalle colline di Casalgrande (RE) ci mostra un Cumulonimbus incus in tutta la sua imponenza, ma anche in una fase piuttosto effimera della sua vita. Il fatto che il temporale sia nato, abbia prodotto rovesci sulla pedecollina parmense e poi si sia rapidamente dissolto in circa un’ora è del tutto coerente con una serie di fattori meteorologici locali e atmosferici.
L’immagine che abbiamo scattato dalle colline di Casalgrande (RE) ci mostra un Cumulonimbus incus in tutta la sua imponenza, ma anche in una fase piuttosto effimera della sua vita. Il fatto che il temporale sia nato, abbia prodotto rovesci sulla pedecollina parmense e poi si sia rapidamente dissolto in circa un’ora è del tutto coerente con una serie di fattori meteorologici locali e atmosferici.
Ecco alcune ragioni plausibili per questa breve durata:
Il vento soffiava dalla pianura verso la collina, dove le temperature erano già elevate (oltre 34°C). Questo tipo di flusso caldo può alimentare instabilità locale, favorendo la rapida crescita verticale della nube. Ma può anche risultare troppo secco o turbolento in quota, interrompendo l’alimentazione di umidità necessaria al mantenimento del temporale.
La nube si è sviluppata per convezione locale, ma senza l’appoggio di un vero fronte attivo con una convergenza dei venti, o un minimo depressionario in quota.
Questo porta spesso a temporali “a cella singola” o air mass thunderstorm, tipici dell’estate, che esauriscono rapidamente la loro energia.
La forma dell’incudine che sfuma e si dissolve è indice di scarsa divergenza in quota (assenza di ventilazione che "aspira" verso l’alto l'aria calda e umida dal basso)
Ma è anche segnale di deboli correnti ascensionali residue, che non riescono più a sostenere la sommità della nube
Il vento caldo in salita dalla pianura verso la collina ha temporaneamente alimentato la cella, ma anche disorganizzato la struttura convettiva e limitato la durata delle precipitazioni.
Questi venti sono comuni nelle ore più calde e possono anche tagliare verticalmente la struttura del cumulonembo, impedendogli di raggiungere la maturità.
Quindi possiamo dire che stiamo osservando un classico temporale termoconvettivo isolato, nato per il forte riscaldamento diurno, probabilmente favorito da piccole convergenze locali e da un ambiente appena instabile. Ma senza supporto dinamico, senza alimentazione continua e probabilmente con aria secca in quota, si è dissolto presto, come spesso accade in estate sull’Appennino Emiliano.
METEOREGGIO.IT
Dott. Matteo Benevelli
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