11 dicembre – Giornata Internazionale della Montagna - Il nostro Appennino tra scienza, storia e leggende
Ogni anno, l’11 dicembre, si celebra la Giornata Internazionale della Montagna, una ricorrenza istituita dall’ONU nel 2003 come eredità dell’Anno Internazionale delle Montagne del 2002. La data non è legata a un evento naturale o culturale specifico, ma richiama un momento istituzionale importante: l’11 dicembre 1998 fu il giorno in cui l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite decise di avviare un percorso globale di tutela dei territori montani, riconoscendone il valore come serbatoi d’acqua, biodiversità e identità culturale. Un invito, insomma, a fermarsi un attimo e guardare verso le cime. E da Reggio Emilia questo sguardo inevitabilmente ci porta verso il nostro Appennino, un crinale che non è soltanto un confine geografico, ma un archivio di storie, memorie e miti ...
Ogni anno, l’11 dicembre, si celebra la Giornata Internazionale della Montagna, una ricorrenza istituita dall’ONU nel 2003 come eredità dell’Anno Internazionale delle Montagne del 2002. La data non è legata a un evento naturale o culturale specifico, ma richiama un momento istituzionale importante: l’11 dicembre 1998 fu il giorno in cui l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite decise di avviare un percorso globale di tutela dei territori montani, riconoscendone il valore come serbatoi d’acqua, biodiversità e identità culturale.
Un invito, insomma, a fermarsi un attimo e guardare verso le cime. E da Reggio Emilia questo sguardo inevitabilmente ci porta verso il nostro Appennino, un crinale che non è soltanto un confine geografico, ma un archivio di storie, memorie e miti.
La montagna che racconta: dal Gigante del Cusna alla Donna del Cimone
Qualche giorno fa abbiamo ricordato la leggenda del Gigante del Cusna, quella silhouette poderosa che, nelle giornate limpide, sembra davvero disegnare un gigante addormentato sotto un manto di neve. Una storia semplice e affascinante, nata dall’immaginazione dei pastori che, secoli fa, osservavano la montagna al tramonto.
Ma il Cusna non è l’unica cima “abitata” dalle leggende. Anche il Monte Cimone, la vetta più alta dell’Emilia-Romagna, custodisce un patrimonio di racconti popolari meno conosciuti ma altrettanto suggestivi.
C’è, ad esempio, la storia della Donna del Cimone: una giovane fuggita dal padre che voleva impedirle di sposare il pastore di cui era innamorata. Inseguita nella neve, si inginocchiò chiedendo protezione alla montagna, che – dice la leggenda – la accolse nelle proprie viscere. Ancora oggi, secondo i vecchi racconti, il vento che scende dal Cimone nelle giornate più fredde porterebbe l’eco del suo sospiro.
Oppure i racconti del “Monte delle Tempeste”, come veniva chiamato un tempo: luci misteriose che salivano dai versanti (probabilmente pastori con lanterne o riflessi di cristalli di ghiaccio), rombi improvvisi che risuonavano nelle vallette (oggi spiegabili con fenomeni di valanga o cedimenti di neve), e la figura ricorrente di un pastore anziano che appariva per avvisare i viandanti prima dei temporali improvvisi.
Infine, una piccola curiosità che affonda nel folklore contadino: la storia della sorgente che non ghiaccia, una fonte sul versante sud che, secondo le cronache popolari, rimaneva liquida anche quando tutto intorno era avvolto dal gelo. “È il cuore caldo del Cimone”, dicevano gli abitanti. Una spiegazione poetica di fenomeni che oggi attribuiamo a dinamiche idrogeologiche, ma che allora alimentavano l’idea di una montagna viva, quasi respirante.
Perché celebrare le montagne oggi
In un’epoca in cui lo sguardo corre veloce e il tempo sembra sempre poco, le montagne ci ricordano un ritmo diverso:
la lentezza della crescita, la ciclicità delle stagioni, la fragilità e al tempo stesso la forza dei sistemi naturali.
Celebrare l’11 dicembre significa anche riconoscere il ruolo dell’Appennino per il nostro territorio:
-> è un polmone d’aria e un serbatoio d’acqua;
-> è il luogo dove nascono i nostri fiumi e torrenti;
-> è rifugio di biodiversità;
-> è uno spazio culturale fatto di dialetti, tradizioni e storie tramandate attorno al fuoco.
E, come ricordano il Cusna e il Cimone, è anche un luogo che sa parlare attraverso le immagini: un gigante addormentato, una giovane nascosta nel cuore della montagna, una luce che si perde tra vento e neve. Sono storie semplici, nate dall’osservazione paziente di chi la montagna la viveva ogni giorno.
Un invito da parte nostra:
In questa Giornata Internazionale della Montagna, non servono sensazionalismi né nomi altisonanti. Basta alzare lo sguardo verso sud, dove il crinale dell’Appennino disegna l’orizzonte.Ogni cima racconta qualcosa: la scienza, la storia e la fantasia convivono, come solo in montagna accade.
METEOREGGIO.IT
Dott. Matteo Benevelli
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