Tempesta sulla Space Coast: esplode il New Glenn di Blue Origin. E per Artemis la strada si fa in salita
Un'anomalia distrugge il megarazzo di Jeff Bezos sulla rampa di lancio. Pochi giorni prima, il debutto di Starship V3 tra luci e ombre: lo sviluppo dei vettori pesanti si conferma una sfida titanica.
METEO REGGIO / ASTRONAUTICA – La corsa allo spazio profondo ha subito un durissimo contraccolpo. Nelle scorse ore, la Space Coast della Florida è stata teatro del più grave incidente nella storia del programma New Glenn, il mastodontico razzo riutilizzabile di Blue Origin. L'esplosione, avvenuta sulla rampa di lancio durante un test statico a terra, apre scenari complessi non solo per l'azienda di Jeff Bezos, ma per l'intera tabella di marcia del programma lunare Artemis della NASA.
Il fallimento arriva a brevissimo giro dal dodicesimo volo di test della diretta concorrente SpaceX, che con il debutto di Starship V3 ha incassato risposte importanti, seppur con diversi nodi ancora da sciogliere.
La dinamica del disastro a Cape Canaveral
L'orologio segnava le 21:00 locali del 28 maggio 2026 (le 03:00 del 29 maggio in Italia) quando sulla storica rampa LC-36A è iniziato l'hotfire test del primo stadio del quarto modello di New Glenn. La prova prevedeva l'accensione simultanea, ma senza decollo, dei sette motori BE-4, alimentati a metano e ossigeno liquido.
Proprio all'avvio della sequenza di accensione, qualcosa alla base del razzo alto 98 metri è andato drammaticamente storto:
Un'anomalia fulminea ha innescato un incendio in rapida espansione attorno al primo stadio.
Pochi istanti dopo, lo stadio superiore ha ceduto strutturalmente, inclinandosi e collassando.
La deflagrazione finale del carico propellente ha generato una gigantesca palla di fuoco a forma di fungo, visibile a chilometri di distanza, scagliando detriti ad altissima velocità (compatibili con la rottura dei serbatoi in pressione).
Fortunatamente non si registrano feriti, ma i danni alle infrastrutture di terra sono sostanziali e includono il crollo di una torre parafulmine. Lo stesso Jeff Bezos ha dichiarato su X che è ancora troppo presto per determinare le cause profonde, ma gli osservatori del settore hanno già paragonato l'impatto visivo dell'incidente alla storica esplosione del razzo sovietico N1 nel 1969.
L'effetto domino sul programma Artemis della NASA
Questo fallimento rischia di riverberarsi pesantemente sui piani commerciali e istituzionali. Proprio pochi giorni fa, la NASA aveva affidato a Blue Origin un contratto da 188 milioni di dollari per sviluppare i sistemi di trasporto per rover e attrezzature scientifiche nella regione polare lunare.
Il New Glenn è infatti il pilastro logistico per portare i lander cargo e il modulo Blue Moon Mk1 (la cui missione Moon Base 1 era prevista per l'autunno di quest'anno) sul suolo lunare. L'Amministratore della NASA, Jared Isaacman, ha commentato l'accaduto ricordando che «lo sviluppo di nuove capacità di lancio per carichi pesanti è straordinariamente difficile».
Con la rampa LC-36A pesantemente danneggiata, Blue Origin potrebbe affrontare mesi di stop (nel 2016, un incidente simile a un Falcon 9 richiese oltre un anno di lavori). Ogni mese di ritardo sul New Glenn si scaricherà inevitabilmente a cascata sulla costruzione della futura base permanente della NASA, rallentando l'architettura complessiva di Artemis.
SpaceX e Starship V3: Un debutto tra luci e ombre
A dimostrazione di quanto lo spazio profondo sia un terreno ostico, anche il recente e attesissimo Flight 12 di SpaceX – il Maiden Flight della nuova Starship V3 su Booster 19 – ha mostrato il duplice volto della moderna ingegneria aerospaziale, portando a casa "buone e cattive" risposte.
Le note positive (Le Luci):
La nuova architettura ha dimostrato un'impressionante potenza strutturale al decollo. SpaceX è riuscita a testare con successo il rilascio suborbitale dei simulatori dei satelliti Starlink V3 e ha completato la complessa manovra di riaccensione nello spazio di un singolo motore Raptor, un passo fondamentale per la futura gestione orbitale del vettore.
Le criticità (Le Ombre):
Il rientro atmosferico e la gestione termica rimangono i veri scogli. Il test estremo che prevedeva la rimozione intenzionale di una piastrella dello scudo termico per misurarne la tolleranza aerodinamica, unito alle manovre di stress dinamico sui flap posteriori, ha spinto il veicolo al limite, evidenziando una severa usura e la necessità di ulteriori affinamenti strutturali prima che la Ship possa essere "afferrata" stabilmente al volo dalle braccia Mechazilla a Starbase.
Una nuova frontiera da conquistare
Il confronto tra il disastro statico del New Glenn e il volo ad altissimo stress di Starship V3 evidenzia una verità fondamentale: la strada verso la Luna non è una linea retta. Mentre SpaceX analizza i dati di telemetria per perfezionare lo scudo termico della V3, Blue Origin dovrà ricostruire da zero la sua rampa e capire cosa ha tradito i motori BE-4. Per gli appassionati di astronautica, i prossimi mesi saranno cruciali per capire come cambieranno i tempi dell'esplorazione umana.
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