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Quando la pioggia porta con sé il Sahara: viaggio della polvere dal Nord Africa all’Emilia

La pioggia è finalmente tornata a interessare il nostro territorio, ma questa volta non è arrivata da sola. In diverse zone le precipitazioni hanno lasciato sulle automobili, sui davanzali e sulle superfici esterne una caratteristica patina rossastra: è la polvere del Sahara, trasportata a migliaia di chilometri di distanza e inglobata nelle nubi e nelle precipitazioni. Le tre immagini satellitari che proponiamo permettono di ricostruire molto bene la dinamica dell’episodio: l’arrivo dell’aria atlantica, la formazione della depressione sul Mediterraneo e il trasporto verso nord della polvere sahariana.

Quando la pioggia porta con sé il Sahara: viaggio della polvere dal Nord Africa all’Emilia

L'irruzione dell'aria atlantica

Partiamo dalla prima immagine, quella elaborata con le frecce.

Le frecce blu indicano l'ingresso di una massa d'aria di origine atlantica sull'Europa occidentale e successivamente verso il Mediterraneo. L'aria atlantica è entrata dalla Francia e ha raggiunto il bacino del Mediterraneo proprio mentre sulla nostra zona era ancora presente una massa d'aria più mite e umida.

È qui che comincia la nostra storia.

Quando una massa d'aria più fresca e dinamica raggiunge una massa d'aria più calda e umida, l'atmosfera tende a diventare instabile. L'aria più fredda, essendo più densa, tende a scorrere sotto quella calda, mentre quest'ultima viene costretta a sollevarsi. E quando l'aria umida sale, il vapore acqueo condensa, formando nubi e alimentando le precipitazioni.

Nasce così una depressione sul Mediterraneo

Il contrasto tra le diverse masse d'aria ha contribuito alla formazione e all'approfondimento di un vortice depressionario sul Mar Ligure, ben evidenziato dalla circolazione atmosferica rappresentata nell'immagine.

Non dobbiamo però immaginare la depressione come un gigantesco "imbuto" che risucchia l'aria verso il centro. È più corretto pensare a una grande area nella quale i venti convergono e ruotano attorno a una zona di pressione più bassa, organizzando il maltempo.

Ed è proprio questa configurazione che diventa importante anche per il trasporto della polvere.


Il Mediterraneo diventa una vera "autostrada" per la polvere

Nella stessa immagine sono rappresentate con le frecce arancioni le correnti che trasportano verso nord la polvere proveniente dal Sahara.

Il deserto del Sahara è una delle principali sorgenti naturali di particolato atmosferico al mondo. Quando le condizioni meteorologiche sono favorevoli, il vento può sollevare enormi quantità di sabbia e materiale finissimo dalla superficie desertica.

Le particelle più grosse ricadono abbastanza rapidamente. Quelle più fini, invece, possono essere sollevate molto in alto nell'atmosfera e trasportate per centinaia o addirittura migliaia di chilometri.

È esattamente ciò che è successo in questo episodio. La circolazione depressionaria presente sul Mediterraneo ha favorito il trasporto di aria proveniente dal Nord Africa verso il bacino centrale del Mediterraneo e successivamente verso l'Italia. La polvere ha quindi raggiunto le zone dove erano presenti le nubi associate alla perturbazione.


La seconda immagine: la situazione vista "senza disegni"

La seconda fotografia satellitare è particolarmente interessante perché ci permette di osservare la situazione atmosferica senza le annotazioni grafiche.

A colpo d'occhio possiamo distinguere diversi elementi. Sul settore occidentale dell'Europa è presente una vasta area nuvolosa associata all'ingresso dell'aria atlantica. Spostandoci verso il Mediterraneo troviamo invece una situazione più articolata, con nubi che si sviluppano e si organizzano attorno alla circolazione depressionaria.

È importante osservare anche ciò che avviene a sud dell'Italia.

Sopra il Mediterraneo centrale e meridionale sono visibili vaste zone nelle quali l'atmosfera appare interessata da materiale trasportato dal Nord Africa. Non tutta la polvere è necessariamente visibile a occhio nudo nell'immagine satellitare naturale: spesso è proprio l'incrocio fra diverse elaborazioni satellitari a permetterci di riconoscerla meglio.

Ed è qui che entra in gioco la terza immagine.


La terza immagine: i falsi colori ci aiutano a "vedere" la polvere

La terza immagine è una composizione satellitare a falsi colori.

A differenza della fotografia satellitare tradizionale, non dobbiamo interpretare i colori come se fossero quelli che vedremmo guardando la Terra dallo spazio con i nostri occhi.

Queste elaborazioni combinano diverse bande dello spettro elettromagnetico e assegnano loro colori particolari.

Il risultato è molto utile ai meteorologi perché permette di distinguere più facilmente nubi, masse d'aria, umidità e aerosol, tra cui anche la polvere desertica.

In questa immagine la presenza della polvere sahariana risulta particolarmente evidente nel settore mediterraneo, con la massa di aerosol che si dispone lungo il percorso dal Nord Africa verso il Mediterraneo centrale e l'Europa meridionale.

Perché è così utile?

Perché guardando soltanto un'immagine satellitare nel visibile possiamo vedere una grande quantità di nubi, ma non è sempre facile stabilire quali nubi contengano polvere e quale sia invece semplice nuvolosità.

Le immagini a falsi colori diventano quindi una sorta di "filtro": ci aiutano a separare fenomeni che nell'immagine naturale possono apparire molto simili.


Ma come fa la polvere ad arrivare sulle nostre automobili?

La domanda più curiosa è probabilmente questa.

Se la polvere arriva dal Sahara, perché la troviamo sulle nostre auto proprio quando piove?

La risposta sta nella sovrapposizione di due ingredienti:

polvere + precipitazioni.

La polvere sahariana può rimanere sospesa nell'atmosfera anche a quote elevate. Quando le nubi associate alla perturbazione attraversano una zona dell'atmosfera contenente queste particelle, parte della polvere viene incorporata nelle goccioline e nei cristalli di ghiaccio presenti nella nube.

Successivamente, con la precipitazione, il materiale viene trascinato verso il suolo.

E così arriviamo alla classica "pioggia di fango".

In realtà non è propriamente il colore della pioggia a cambiare: sono le minuscole particelle minerali contenute nell'acqua a depositarsi sulle superfici.

Quando l'acqua evapora, rimane uno strato di materiale terroso, spesso facilmente riconoscibile per il suo colore giallastro, beige o rossastro.


Perché proprio in questa occasione?

La presenza di polvere sahariana non è di per sé un evento eccezionale sul Mediterraneo. Il Nord Africa è infatti una sorgente naturale di aerosol che può raggiungere frequentemente l'Europa meridionale.

Quello che serve è però una particolare combinazione meteorologica.

In questo caso possiamo semplificarla così:

1. Una perturbazione e aria più fresca arrivano dall'Atlantico.

2. L'aria atlantica raggiunge il Mediterraneo occidentale.

3. Il contrasto con l'aria più calda e umida preesistente favorisce la ciclogenesi e l'organizzazione del sistema depressionario.

4. La circolazione attorno alla depressione favorisce il richiamo di aria dal Nord Africa.

5. La massa d'aria carica di polvere viene trasportata verso il Mediterraneo centrale e l'Italia.

6. Le precipitazioni intercettano le particelle di polvere e le riportano al suolo.

Risultato: pioggia, ma con una "spruzzata" di Sahara.


Non significa che il vento al suolo provenga dal Sahara

C'è anche un aspetto interessante da chiarire.

Quando diciamo che "la polvere arriva dal Sahara", non significa necessariamente che al suolo, a Reggio Emilia, stia soffiando un vento proveniente direttamente dal deserto. La polvere può essere trasportata a diverse quote atmosferiche, all'interno di una massa d'aria che percorre una traiettoria molto più complessa. Questo è uno dei motivi per cui possiamo ritrovare polvere sahariana al suolo anche in presenza di venti locali completamente diversi. L'atmosfera, infatti, è tridimensionale: ciò che accade a qualche chilometro di quota può essere molto diverso da quello che osserviamo vicino al terreno.


Le tre immagini raccontano la stessa storia

Mettendo insieme le tre immagini possiamo quindi ricostruire l'episodio in modo abbastanza intuitivo.

🌬️ Prima immagine — la dinamica atmosferica

Le frecce blu mostrano l'ingresso dell'aria atlantica.

Le frecce arancioni rappresentano invece il trasporto della polvere sahariana verso nord.

La depressione sul Mediterraneo diventa il punto di incontro e di interazione tra queste diverse masse d'aria.

🛰️ Seconda immagine — la fotografia satellitare

Senza le annotazioni possiamo osservare direttamente la distribuzione della nuvolosità e la struttura del sistema perturbato sul Mediterraneo e sull'Europa.

🎨 Terza immagine — l'analisi a falsi colori

L'elaborazione multispettrale permette di evidenziare meglio la presenza di polvere e aerosol, rendendo più leggibile il percorso della massa di origine sahariana.

Tre immagini diverse, quindi, ma un'unica storia meteorologica.


Una perturbazione "condita" dal Sahara

L'episodio dell'8 ottobre è un ottimo esempio di quanto possa essere complesso ciò che accade sopra le nostre teste.

Una perturbazione atlantica attraversa l'Europa, raggiunge il Mediterraneo e interagisce con una massa d'aria calda e umida. Si organizza una depressione, cambiano i venti e, contemporaneamente, dalla grande sorgente desertica del Nord Africa viene trasportata una quantità di particolato minerale.

Quando nubi e polvere si incontrano, il risultato può arrivare direttamente sulle nostre strade, sui balconi e sulle automobili.

La prossima volta che troveremo quella caratteristica patina marroncina sulla carrozzeria, quindi, potremo guardare il cielo con occhi diversi: una parte di quella polvere potrebbe aver viaggiato per migliaia di chilometri prima di arrivare fin qui.

E in questo caso le immagini satellitari ci permettono addirittura di seguire il viaggio del Sahara verso l'Emilia-Romagna.

METEOREGGIO.IT
Dott. Matteo Benevelli

Galleria

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