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Tempeste 2026-2027: ecco i nomi ufficiali (e come riconoscere quelli “finti”)

Ogni volta che il meteo si fa serio, spunta un nome: Vaia, Harry e via dicendo. E quasi sempre ne compaiono due o tre diversi per lo stesso evento, con siti e social che ne inventano altri ancora. Mettiamo un po’ d’ordine, perché da poco le fonti ufficiali hanno pubblicato l’elenco dei nomi che potrebbero accompagnarci da settembre 2026 ad agosto 2027.

Tempeste 2026-2027: ecco i nomi ufficiali (e come riconoscere quelli “finti”)

I nomi della stagione 2026-2027

La lista, diffusa dal Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare insieme ai partner del “Gruppo del Mediterraneo centrale”, è questa:

Agneta, Biagio, Cloe, Dante, Eugenia, Folco, Gabriella, Italo, Lucilla, Manlio, Noemi, Orazio, Priscilla, Rolando, Samira, Tarciso, Ursula, Virgilio, Zeudi.

Sono 19 nomi in ordine alfabetico, con generi alternati: femminile, maschile, femminile e così via. Non è un calendario. Non sappiamo quanti ne verranno usati e non è detto che escano nell’ordine della lista. Un nome viene assegnato solo quando serve, cioè quando una tempesta lo merita.

Com’è andata la stagione scorsa

La stagione 2025-2026 si è aperta il 22 settembre 2025 con Alessio e si è chiusa il 31 marzo 2026 con Erminio. In mezzo ci sono state 14 tempeste che hanno interessato l’Italia, tra cui la memorabile Harry del gennaio scorso, ricordata per la sua eccezionale intensità.

Da dove nasce l’idea

Dal 2015 EUMETNET, la rete dei servizi meteorologici europei, coordina il progetto Storm Naming. Il modello sono gli uragani americani: un nome univoco e ufficiale rende la comunicazione più efficace, e le persone prestano più attenzione alle allerte quando la minaccia ha un’identità precisa. Dopo l’evento, inoltre, è molto più semplice riferirsi a quella tempesta in modo condiviso, anche tra la comunità scientifica.

L’Europa è divisa in gruppi di paesi. L’Italia fa parte del gruppo Mediterraneo centrale, insieme a Slovenia, Croazia, Macedonia del Nord, Montenegro e Malta. L’Aeronautica Militare partecipa dal 28 settembre 2021.

Non tutte le perturbazioni meritano un nome

Una tempesta viene battezzata dall’Aeronautica Militare solo se rispetta tutte queste condizioni:

  1. nessun altro servizio meteorologico europeo l’ha già nominata;

  2. l’Italia è il primo paese europeo a esserne colpito;

  3. è associata a un’area ciclonica ampia, da qualche centinaio a qualche migliaio di chilometri di diametro;

  4. i venti raggiungono il livello arancione-rosso di Meteoalarm. C’è una deroga: se sono previste piogge o nevicate eccezionali (livello rosso), può bastare anche il giallo per il vento.

Quindi un forte vento non basta, e un forte temporale nemmeno. Bora e Föhn, ad esempio, sono venti locali e non vengono considerati.

Perché spesso usiamo nomi “stranieri”

La maggior parte del maltempo arriva da ovest, e chi viene colpito per primo dà il nome. Così capita spesso di adottare quelli assegnati da Francia, Spagna, Portogallo e Belgio (gruppo sud-occidentale), più raramente da Regno Unito, Irlanda e Paesi Bassi. Una volta battezzata, la tempesta conserva lo stesso nome per tutto il suo ciclo di vita, perché il tempo non conosce confini.

L’esempio più famoso è Vaia, nell’ottobre 2018. Prima di arrivare in Italia aveva colpito la Corsica, e Météo-France l’aveva chiamata Adrian. Da noi però tutti la ricordano come Vaia, nome attribuito dall’Università di Berlino, anche perché all’epoca il progetto europeo non era ancora partito in Italia.

Il Mediterraneo però è tra le aree più “fabbrica di cicloni” del mondo: il Golfo di Genova, il Golfo del Leone, le Baleari e il sottovento dell’Atlante africano generano spesso depressioni importanti. Ci sono anche i rari medicane, gli “uragani mediterranei”, e i cicloni “bomba”, che si approfondiscono in modo esplosivo. Per questo anche l’Italia ha spesso l’occasione di dare un nome.

Come orientarsi tra fonti ufficiali e click-bait

Un nome ufficiale non arriva mai con settimane di anticipo: viene assegnato non prima di 1-2 giorni dall’arrivo sull’Italia. Quando leggi di un “ciclone” già battezzato a 10 giorni di distanza, o di nomi dati a fenomeni che non sono tempeste (anticicloni, ondate di caldo), stai leggendo marketing, non meteorologia. Qualche abitudine utile:

  • verifica la fonte: i nomi ufficiali sono sulla pagina Storm Naming di meteoam.it e sulla mappa europea di Meteoalarm, che riporta i nomi assegnati da tutti i paesi;

  • diffida delle liste alternative di siti commerciali: nessuno vieta di usarle, ma non hanno valore ufficiale;

  • ricorda che nessun nome vuol dire “niente di grave”: venti arancioni o rossi, ad esempio, possono capitare anche senza che la depressione venga battezzata.

E qui da noi?

Il nome è solo un’etichetta, ma aiuta a ricordare e a prepararsi. Su Meteo Reggio continueremo a seguire le perturbazioni con webcam, radar e stazioni, e useremo i nomi ufficiali quando una tempesta li avrà.

METEOREGGIO.IT
Dott. Matteo Benevelli

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