Salem l'Ibis eremita sulla nostra Pedecollinare
Forse l'estetica non premia del tutto questo favoloso uccello, che allo sguardo dei naturalisti è uno dei più belli che frequentano il nostro territorio. Un esempio di conservazione naturale e di impegno da parte dell'uomo per proteggerlo con ogni mezzo. Probabilmente avrete visto qualche spezzone in TV di questi fantastici uccelli che vengono aiutati nella loro migrazione da persone in deltaplato che dall'Austria li scortano fino alla Toscana in formazione perfetta. Immagini che ricordano da vicino gli anatroccoli di Konrad Lorenz...
Forse l'estetica non premia del tutto questo favoloso uccello, che allo sguardo dei naturalisti è uno dei più belli che frequentano il nostro territorio. Un esempio di conservazione naturale e di impegno da parte dell'uomo per proteggerlo con ogni mezzo. Probabilmente avrete visto qualche spezzone in TV di questi fantastici uccelli che vengono aiutati nella loro migrazione da persone in deltaplato che dall'Austria li scortano fino alla Toscana in formazione perfetta. Immagini che ricordano da vicino gli anatroccoli di Konrad Lorenz che lo seguivano come una madre adottiva.
E' raro, ma non rarissimo poter incontrare questo tipo di uccello nel nostro territorio. Siamo proprio sulla loro rotta di migrazione e in questio giorni il meteo aiuta tantissimo questi animali. E' il caso di "Salem" che è stato immortalato dal nostro Michele nei pressi di Casalgrande Alto. E' possibile sapere il suo nome dall'anello che lo identifica nelle sue zampe: n°017.
L’ibis eremita, con becco lungo e curvo, piumaggio nero-verdastro e testa calva rossa, è un uccello migratore a rischio di estinzione. I giovani si distinguono per piume meno lucenti e assenza di cresta. Non c’è dimorfismo sessuale, e l’ibis si nutre prevalentemente di invertebrati trovati in prati aperti. Vive in colonie e durante il corteggiamento emette un caratteristico verso “chrrupp”. Predilige riprodursi in pareti rocciose, dove depone fino a quattro uova che si schiudono in successione, stabilendo una gerarchia tra i pulcini.
Storicamente diffuso in Europa, Nord Africa e Medio Oriente, l’ibis eremita è stato decimato dal XVI secolo per la caccia e la perdita dell’habitat, portando alla sua scomparsa in Europa già nel XVII secolo. Originariamente migratore, l’ibis si spostava in autunno per cercare climi più miti, principalmente in Africa occidentale ed Etiopia. La perdita della tradizione migratoria è dovuta a fattori umani, con molte popolazioni rimaste sedentarie. Solo una colonia rimane migratrice, quella marocchina, che oggi conta circa 600 esemplari grazie a progetti di conservazione.
In Europa, il progetto “Waldrappteam” ha permesso la reintroduzione di circa 200 ibis migratori nelle Alpi. Dal 2011, questi esemplari compiono autonomamente la migrazione tra la Toscana e la Baviera, ricreando una tradizione migratoria che si era persa. Anche in Spagna e Italia esistono colonie sedentarie accudite dall’uomo, mentre gli esemplari degli zoo europei fanno parte di un programma di riproduzione per conservare la variabilità genetica della specie.
Grazie agli sforzi internazionali, l’ibis eremita è passato da “Criticamente Minacciato” a “In Pericolo” nella lista IUCN. Con circa 2.000 esemplari in cattività, questi programmi di conservazione offrono speranze di ripristinare popolazioni selvatiche e reintrodurre la migrazione in una specie anticamente diffusa.
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