La sete inizia a farsi sentire
Ormai ce ne stiamo accorgendo tutti e da almeno un paio di inverni. La neve è sempre meno e le prospettive future non sono di certo rosee se si guarda all'estate. La neve non manca solo sul nostro Appennino, ma anche sulle Alpi le precipitazioni sono state avare. Si sono presentate, ma non con l'intensità degli anni passati.
Ormai ce ne stiamo accorgendo tutti e da almeno un paio di inverni. La neve è sempre meno e le prospettive future non sono di certo rosee se si guarda all'estate.
La neve non manca solo sul nostro Appennino, ma anche sulle Alpi le precipitazioni sono state avare. Si sono presentate, ma non con l'intensità degli anni passati. Questo si rifletterà sul momento della fusione del manto che solitamente inizia da marzo in poi, momento in cui il Grande Fiume Po inizierà a crescere fisiologicamente, ma in estate potrebbe essere crisi.
Rimanendo nell'orticello della nostra Provincia possiamo fare qualche analisi della situazione attuale. La riserva d'acqua rappresentata dalla neve è praticamente assente. Stando ai modelli attuali potrebbe arrivare un piccolo carico nel prossimo fine settimana. Pur fiduciosi che i modelli non cambino, sarà un accumulo non sufficiente a colmare il deficit di tutta la stagione. Fortunatamente le piogge (scarse) cadute fino ad ora sono abbastanza nella media, i fiumi sono in magra, ma l'inverno non è mai un periodo di abbondanza.
Ma è un dato di poca consolazione perché l'inverno è un periodo di magra a causa del fatto che le precipitazioni nevose non vanno da subito a riempire i corsi d'acqua, ma lo faranno con l'arrivo della primavera.
In Pianura le precipitazioni sono mancate e siamo ampiamente sotto la media del periodo in termini di accumulo. La nebbia e la rugiada hanno fornito un minimo di umidità alle piante che non sono in particolare sofferenza sebbene i terreni siano piuttosto secchi.
Per farla breve la necessità di acqua inizia a farsi sentire e soprattutto la necessità di neve che possa saturare e ricaricare le falde dell'Appennino e delle Alpi in previsione dell'Estate.
Nel 2023 furono le terribili calamità di maggio a compensare gli ammanchi invernali, quest'anno ci auguriamo di non dover ricorrere alla speranza che la Natura ci colpisca duramente una seconda volta.
L'inverno non è ancora finito, ma tra un paio di settimane inizierà la primavera meteorologica e discese di aria artica potrebbero creare non pochi danni alle gemme delle piante che quest'anno sono in grande anticipo sulla tabella di marcia.
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Dott. Matteo Benevelli
Grafici: ARPAE e Fondazione CIMA, Centro Internazionale in Monitoraggio Ambientale