Il "Raffreddamento" del Pacifico: torna La Niña. Impariamo a conoscerla
L'ultima mappa rilasciata dal servizio europeo Copernicus Marine Service (che vedete in alto) parla chiaro: una vistosa lingua blu attraversa l'Oceano Pacifico centrale e orientale lungo l'equatore. Quella "striscia" non è solo un cambio di colore grafico, ma il segnale inequivocabile del ritorno de La Niña. Mentre il Mondo continua a registrare temperature record, questo fenomeno oceanico arriva a rimescolare le carte del clima mondiale. Ma di cosa si tratta esattamente? Che cos'è La Niña e perché si chiama così? ...
L'ultima mappa rilasciata dal servizio europeo Copernicus Marine Service (che vedete in alto) parla chiaro: una vistosa lingua blu attraversa l'Oceano Pacifico centrale e orientale lungo l'equatore. Quella "striscia" non è solo un cambio di colore grafico, ma il segnale inequivocabile del ritorno de La Niña.
Mentre il Mondo continua a registrare temperature record, questo fenomeno oceanico arriva a rimescolare le carte del clima mondiale. Ma di cosa si tratta esattamente?
Che cos’è La Niña e perché si chiama così?
La Niña è un fenomeno climatico naturale che fa parte di un ciclo più ampio chiamato ENSO (El Niño-Southern Oscillation). Si verifica quando i venti alisei, che soffiano da est verso ovest, diventano particolarmente intensi. Questi venti spingono l'acqua calda superficiale verso l'Indonesia, favorendo la risalita di acque profonde molto più fredde lungo le coste del Sud America e verso il centro del Pacifico.
Il termine "La Niña" (la bambina) è stato coniato per contrasto a "El Niño" (il bambino). I pescatori sudamericani chiamarono il fenomeno caldo "El Niño" in riferimento a Gesù Bambino, poiché raggiungeva il picco nel periodo di Natale. La Niña ne rappresenta, graficamente e fisicamente, l'esatto opposto.
Ogni quanto si presenta?
Non esiste un calendario fisso. In genere, La Niña si presenta con una frequenza che varia dai 2 ai 7 anni. Può durare da pochi mesi fino a superare i due anni (in rari casi si parla di "Triple-Dip", ovvero tre anni consecutivi).
Gli effetti: un domino meteorologico
Nonostante avvenga nel Pacifico, gli effetti de La Niña si sentono in tutto il pianeta attraverso le cosiddette "teleconnessioni":
-> Americhe: spesso porta siccità nel sud degli Stati Uniti e piogge torrenziali in Australia e Indonesia.
-> Oceano Atlantico: tende a favorire una stagione di uragani più intensa e frequente.
-> Europa e Italia: qui l'effetto è meno diretto e più difficile da prevedere, poiché influenzato da altri fattori (come l'indice NAO). Tuttavia, statisticamente, La Niña può favorire inverni con passaggi perturbati più frequenti, anche se non garantisce necessariamente freddo estremo alle nostre latitudini.
La Niña fermerà la crisi climatica?
Questa è la domanda più delicata. La Niña ha un effetto temporaneamente raffreddante sulla temperatura media globale. Tuttavia, è importante non farsi illusioni: non è la cura al riscaldamento globale.
Negli ultimi decenni, anche gli anni caratterizzati da una forte Niña sono risultati più caldi degli anni di El Niño del secolo scorso. In pratica, La Niña agisce come un piccolo freno su un treno (il riscaldamento globale dovuto ai gas serra) che sta viaggiando a velocità elevatissima: può rallentare leggermente la corsa, ma non invertire la direzione.
Ma torniamo a parlare de La Niña e dell'Italia: cosa dobbiamo aspettarci?
Se nel Pacifico le acque si raffreddano, cosa succede nella Valle Padana o lungo le coste italiane? La scienza meteorologica chiama questi legami a distanza "teleconnessioni". Sebbene l’influenza de La Niña sull'Europa sia più sfumata rispetto a quella di altri fattori (come il vortice polare o le temperature del Mediterraneo), esistono delle tendenze statistiche interessanti.
-> Statisticamente, durante gli anni de La Niña, l'Anticiclone delle Azzorre tende a posizionarsi più frequentemente in modo "anomalo". Invece di restare schiacciato sull'Atlantico, può spingersi verso nord, favorendo la discesa di correnti più fredde o instabili dalle alte latitudini verso il bacino del Mediterraneo.
-> A differenza de "El Niño", che spesso porta inverni molto miti e stabili in Europa, La Niña tende a rendere l'atmosfera più viva e dinamica. Questo non significa automaticamente "gelo siberiano", ma aumenta le probabilità di:
> Passaggi perturbati più frequenti: Un flusso atlantico che scorre più basso di latitudine, portando piogge preziose per le nostre riserve idriche.
> Scambi meridiani: Situazioni in cui l'aria fredda del nord scende verso sud, alternata a richiami di aria calda, causando sbalzi termici repentini.
-> C'è però un fattore che rischia di "oscurare" l'effetto della Niña: la temperatura del nostro mare. Come abbiamo visto nell'immagine di Copernicus, sebbene il Pacifico sia blu (freddo), molte altre zone oceaniche e i mari chiusi come il Mediterraneo restano su tonalità rosso acceso. Questo calore accumulato può fornire un'energia enorme alle perturbazioni in arrivo, trasformando normali piogge in eventi estremi, indipendentemente da ciò che accade all'equatore.
Analizzando gli inverni passati caratterizzati da La Niña, non emerge un unico scenario. Abbiamo avuto inverni secchi, ma anche inverni molto nevosi (come il celebre 2010-2011, che fu un anno di Niña forte). In generale, la Niña sembra favorire una maggiore variabilità: il "piatto piatto" meteorologico è meno probabile, lasciando spazio a una stagione più movimentata.
La Niña, quindi, non è una garanzia di inverno d'altri tempi per Reggio Emilia e l'Italia, ma è un ingrediente che solitamente toglie "forza" all'alta pressione africana, permettendo alla stagione invernale di comportarsi in modo più consono al suo nome.
In conclusione, l'immagine di Copernicus ci mostra un pianeta che cerca un equilibrio termico, ma evidenzia anche quanto il sistema oceano-atmosfera sia interconnesso. Continueremo a monitorare la "lingua blu" del Pacifico per capire come influenzerà i prossimi mesi, anche sul nostro territorio reggiano.
METEOREGGIO.IT
Dott. Matteo Benevelli