Querce in sofferenza nella pianura reggiana: il ruolo della Caliroa varipes e della crisi climatica
Chi percorre in questi giorni la Pianura Padana e le aree pedecollinari, così come i viali di Reggio Emilia, non può fare a meno di notare un fenomeno preoccupante: querce con chiome secche e foglie scheletrizzate, come se fossero state letteralmente rosicchiate. Il responsabile principale ha un nome preciso: Caliroa varipes, un piccolo insetto appartenente alla famiglia degli Hymenoptera (la stessa di api e vespe), comunemente noto come tentredine della quercia. Chi è la Caliroa varipes?
Chi percorre in questi giorni la Pianura Padana e le aree pedecollinari, così come i viali di Reggio Emilia, non può fare a meno di notare un fenomeno preoccupante: querce con chiome secche e foglie scheletrizzate, come se fossero state letteralmente rosicchiate. Il responsabile principale ha un nome preciso: Caliroa varipes, un piccolo insetto appartenente alla famiglia degli Hymenoptera (la stessa di api e vespe), comunemente noto come tentredine della quercia.
Chi è la Caliroa varipes?
La Caliroa varipes è un insetto fitofago, cioè si nutre di tessuti vegetali. Le sue larve, simili a piccole lumachine verdastre, vivono sulla pagina inferiore delle foglie di quercia e si alimentano della parte interna della lamina fogliare, lasciando intatti solo i nervi principali. Questo comportamento determina il tipico aspetto “scheletrizzato” delle foglie, che seccano e cadono prematuramente.
In annate normali, la pianta riesce a tollerare gli attacchi e a riprendere vigore l’anno successivo. Ma il 2025 non è stato un anno normale.
Un’estate estrema che ha favorito il fenomeno
Quest’estate 2025 è stata caratterizzata da ondate di calore persistenti, scarse precipitazioni (nel senso di precipitazioni distribuite molto male) e umidità ridotta, condizioni che indeboliscono le querce e ne riducono la capacità di difesa naturale. Il clima caldo e secco accelera anche il ciclo vitale degli insetti fitofagi, consentendo più generazioni nello stesso anno e una maggiore pressione sulle piante.
Certo, abbiamo avuto estati peggiori, ma tutte si stanno verificando in questi ultimi due decenni.
La crisi climatica amplifica questi problemi: inverni più miti non eliminano le larve svernanti, mentre estati torride ne favoriscono la proliferazione. Il risultato è un’esplosione di infestazioni come quella che stiamo osservando.
Quali conseguenze per le querce e per l’ambiente urbano?
Il danno estetico è evidente, ma il problema è anche fisiologico: defogliazioni ripetute riducono la capacità fotosintetica della pianta, provocando stress cronico e rendendola più vulnerabile a malattie e altri parassiti. Nei viali cittadini e nei parchi, questo può tradursi in alberi più fragili e rischio di abbattimenti in caso di degrado strutturale.
Come intervenire?
Il controllo della Caliroa varipes è complesso: trattamenti chimici sono difficili da applicare su alberi di grandi dimensioni e poco sostenibili in ambito urbano. Le strategie più efficaci puntano su monitoraggio, gestione integrata e favorire la biodiversità, che permette la presenza di antagonisti naturali.
A lungo termine, la vera sfida è adattarsi al cambiamento climatico, scegliendo specie più resilienti e gestendo il verde pubblico in modo sostenibile, ma quando malattie del genere colpiscono piante autoctone del nostro territorio, tutto assume connotati più preoccupanti.
La lezione di questa estate 2025 è chiara: gli squilibri climatici non si traducono solo in eventi estremi, ma anche in fenomeni silenziosi e diffusi, come quello che sta mettendo a dura prova le nostre querce. Gli insetti ringraziano e sicuramente sono gli animali che meglio si adattano alle attuali condizioni climatiche.
METEOREGGIO.IT
Dott. Matteo Benevelli