Estate 2025 a livello globale e non locale? temperature in calo rispetto al biennio precedente, ma ancora ben oltre la media storica
La confusione domina sovrana in questo periodo. I social permettono a tutti noi di esprimere le nostre idee senza freno e trovare fonti attendibili diventa sempre più difficile. Già un concetto semplice come distinguere "Globale" da "Locale" è difficile da far digerire e a giusta ragione chi vuol sostenere la tesi che tutto va meglio sbandiera dati che effettivamente sembrano dar loro ragione. Ma perché il 2023 e il 2024 sono stati più "pesanti" del 2025? Proviamo a fare un'analisi di ciò che sta accadendo mentre l'estate è ancora in corso ...
La confusione domina sovrana in questo periodo. I social permettono a tutti noi di esprimere le nostre idee senza freno e trovare fonti attendibili diventa sempre più difficile. Già un concetto semplice come distinguere "Globale" da "Locale" è difficile da far digerire e a giusta ragione chi vuol sostenere la tesi che tutto va meglio sbandiera dati che effettivamente sembrano dar loro ragione.
Ma perché il 2023 e il 2024 sono stati più "pesanti" del 2025? Proviamo a fare un'analisi di ciò che sta accadendo mentre l'estate è ancora in corso ...
I dati elaborati dal Copernicus Climate Change Service (ECMWF) mostrano come, al 10 agosto 2025, le temperature globali dell’aria e della superficie marina si mantengano tra le più alte mai registrate, pur segnando valori leggermente inferiori rispetto ai picchi eccezionali del 2023 e del 2024.
Questa apparente “frenata” non va interpretata come un’inversione di tendenza: il 2023 e il 2024 sono stati fortemente influenzati da un intenso episodio di El Niño, il fenomeno climatico che, riscaldando le acque superficiali del Pacifico tropicale, altera i regimi atmosferici globali e contribuisce a innalzare le temperature medie del pianeta.
Durante l’evento El Niño 2023/2024, l’accumulo di calore oceanico ha agito come un gigantesco radiatore, trasferendo energia all’atmosfera e spingendo verso l’alto i termometri globali. Terminata la fase più intensa del fenomeno, l’influenza diretta di El Niño è venuta meno, determinando una parziale attenuazione dei valori nel 2025. Tuttavia, i grafici indicano chiaramente come l’attuale estate resti molto più calda della media climatologica 1991-2020, con scarti positivi di circa +1,5°C sull’aria globale e valori marini anch’essi persistentemente elevati.
In altre parole, l’assenza di El Niño non ha riportato il clima “alla normalità” perché la base di partenza è già alterata dal riscaldamento globale antropico. Il 2025 conferma quindi il trend di lungo periodo: gli anni più freschi del futuro prossimo rischiano comunque di essere più caldi della media dei decenni passati.
Questa estate, pur meno estrema di quelle immediatamente precedenti, si colloca tra le più calde mai registrate. La riduzione dei valori rispetto al biennio 2023-2024 è solo un effetto temporaneo e naturale della fine di un evento El Niño eccezionalmente intenso, non un segnale di inversione climatica. Il riscaldamento globale continua a influenzare ogni stagione, rendendo sempre più frequenti e durature le ondate di calore, sia a terra che in mare.
Gli ultimi El Niño: cronaca di eventi estremi e impatti globali
Negli ultimi anni, l’evento di El Niño 2023–2024 ha dominato i titoli per la sua intensità e i suoi effetti devastanti. Classificato tra i cinque più forti mai registrati — con anomalie di temperatura marina fino a +2°C nel Pacifico orientale — ha lasciato una scia di disastri climatici in tutto il mondo.
Con quali conseguenze ambientali e umanitarie?
Siccità e carestie hanno interessato intere zone dell’Africa sud-orientale, in particolare Zambia, Zimbabwe, Malawi, Sud Africa e Madagascar, hanno dichiarato uno stato di emergenza climatica per le condizioni aride prolungate. Sotto l'aspetto delle inondazioni e disastri naturali: Brasile, Pakistan, Afghanistan e alcune aree dell’Africa orientale hanno vissuto inondazioni catastrofiche — in Brasile, solo nello stato di Rio Grande do Sul, si sono verificati morti, sfollamenti e miliardi di dollari di danni. In Burundi, si sono registrati gravi allagamenti con oltre 200.000 persone colpite.
Tra fine 2023 e inizio 2024 tra 105 e 110 milioni di persone hanno avuto bisogno di aiuti alimentari d’emergenza, soprattutto in Africa meridionale e America Latina.
Mentre si attenua la sua influenza diretta, i record di caldo del 2024 mostrano come la fine di El Niño non abbia raffreddato il pianeta: l’estate 2024 è stata la più calda mai registrata, con anomalie medie di +0,69 °C rispetto al 1991–2020. Secondo la Copernicus Climate Service, anche in sua assenza, le temperature oceaniche restano eccezionalmente elevate a causa dei gas serra.
Precedenti storici
Il fenomeno El Niño ha colpito anche in passato con eventi devastanti:
-> 1997–1998: estati torride, siccità e incendi su vasta scala.
-> 2015–2016: secca grave in Sud America e crisi alimentari in Etiopia e Filippine.
Cosa ci insegna il confronto?
Il confronto con gli El Niño del passato evidenzia che:
-> La gravità dell’evento del 2023–2024 è stata amplificata dal cambiamento climatico di origine antropica.
-> Gli impatti su cibo, salute, migrazioni e infrastrutture sono sempre più gravi, soprattutto per le regioni più vulnerabili.
-> La fine di El Niño non significa ritorno alla normalità, bensì si inserisce in una tendenza globale verso un clima ormai più caldo.
Un’analisi critica come questa aiuta a comprendere che, sebbene le temperature sembrino lievemente diminuite rispetto agli anni precedenti, la realtà climatica rimane estremamente preoccupante. È essenziale mantenere alta l’attenzione, rafforzare sistemi di allerta e adattamento — specialmente nei paesi più esposti — per affrontare le sfide di un mondo che cambia.
Il reggiano sta già facendo i conti con precipitazioni più intense, allagamenti e fenomeni franosi trovandosi in uno degli "hot-spot" mondiali. Colpa di un Mediterraneo chiuso, poco profondo e spesso caldissimo.
METOEREGGIO.IT
Dott. Matteo Benevelli