Un altro "gigante vivente" scompare nel silenzio
Immagini difficili da ignorare, anche perché le sue spoglie maestose giacciono lungo una strada di grande passaggio e questo sta facendo montare l'indignazione di chi la osserva o di chi da un'intera vita quella Quercia la vedeva e conosceva. Un punto di riferimento posto in un giardino privato, ma alberi del genere rappresentano un patrimonio ecologico per tutti noi sotto diversi aspetti. I motivi del taglio sono legati a rotture della chioma a causa del vento degli ultimi temporali di giugno, ma capita sempre più spesso che alberi di notevoli dimensioni scompaiano nel silenzio o sotto la scusa che costituiscono una "potenziale" minaccia. Da un lato la mancanza della neve fa sì che i rami più deboli non vengano più "potati naturalmente" e anno dopo anno senza nevicate i rami deboli diventano sempre più numerosi e vittime di eventi meteorologici violenti e sempre più frequenti.Da un lato la mancanza della neve fa sì che i rami più deboli non vengano più "potati naturalmente" e anno dopo anno senza nevicate i rami deboli diventano sempre più numerosi e vittime di eventi meteorologici violenti e sempre più frequenti. Ma cerchiamo di caprie perché gli alberi di grandi dimensioni non possono essere sostituiti facilmente con nuove piantumazioni... (Foto Stefano Ferrari)
Immagini difficili da ignorare, anche perché le sue spoglie maestose giacciono lungo una strada di grande passaggio e questo sta facendo montare l'indignazione di chi la osserva o di chi da un'intera vita quella Quercia la vedeva e conosceva. Un punto di riferimento posto in un giardino privato, ma alberi del genere rappresentano un patrimonio ecologico per tutti noi sotto diversi aspetti.
I motivi del taglio sono legati a rotture della chioma a causa del vento degli ultimi temporali di giugno, ma capita sempre più spesso che alberi di notevoli dimensioni scompaiano nel silenzio o sotto la scusa che costituiscono una "potenziale" minaccia.
Da un lato la mancanza della neve fa sì che i rami più deboli non vengano più "potati naturalmente" e anno dopo anno senza nevicate i rami deboli diventano sempre più numerosi e vittime di eventi meteorologici violenti e sempre più frequenti.
Ma cerchiamo di caprie perché gli alberi di grandi dimensioni non possono essere sostituiti facilmente con nuove piantumazioni...
Siamo, nella frazione di Capriolo ad Albinea, dove è stata abbattuta una quercia di notevoli dimensioni cresciuta per decenni – forse per oltre un secolo – in un’area privata. Le immagini di Stefano Ferrari dei grandi tronchi accatastati parlano da sole: ciò che fino a poco fa era un colosso vivente, custode di memoria e biodiversità, oggi è solo un mucchio di legno tagliato.
Ma la perdita non è solo estetica o affettiva. È un danno ambientale concreto, per la collettività intera. Perché un albero di quelle dimensioni non è un semplice elemento del paesaggio: è un pilastro ecologico, una centrale verde capace di assorbire tonnellate di anidride carbonica, produrre ossigeno, regolare il microclima, proteggere il suolo e offrire rifugio a centinaia di specie.
Secondo stime ambientali, una quercia con un tronco di oltre un metro di diametro può avere accumulato nel tempo fino a 4-5 tonnellate di CO₂ nel suo legno. Per compensare questa perdita, servirebbero almeno 160 alberi giovani con tronchi da 20 cm di diametro, piantati, seguiti e mantenuti per anni, nella speranza che crescano sani e longevi. Un’operazione tutt’altro che semplice, né rapida.
Un grande albero produce decine di kg di ossigeno ogni anno, contribuendo alla qualità dell’aria in modo superiore rispetto a molti alberi giovani messi insieme.
A ciò si aggiunge il valore spesso invisibile ma fondamentale per l’equilibrio biologico locale. Una quercia secolare può ospitare insetti impollinatori, uccelli, pipistrelli, licheni e funghi, diventando un vero e proprio ecosistema verticale. La sua chioma rinfresca l’aria, intercetta le polveri sottili, attenua i rumori e trattiene l’acqua piovana, contrastando il rischio di allagamenti.
Quando un albero di questo tipo viene abbattuto, a meno di rischio oggettivo e dimostrato per l’incolumità pubblica, non si può parlare di semplice intervento sul verde privato. È una perdita per tutti, un danno ambientale e climatico che si ripercuote sull’intera comunità.
Per questo è importante ribadire un principio essenziale: l’abbattimento di alberi secolari deve sempre rappresentare l’ultima, estrema soluzione, da valutare con perizie approfondite e trasparenza. In un tempo in cui la crisi climatica ci impone di preservare ogni risorsa naturale possibile, gli alberi più antichi sono alleati preziosi, da rispettare e proteggere.
La quercia di Capriolo non c’è più, come altre che abbiamo visto cadere in questi mesi. Ma può lasciarci un’eredità importante: una maggiore consapevolezza. Perché dietro ogni grande albero che cade, c’è una domanda che riguarda il futuro di tutti noi.
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