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Le "Terre Rare" sono davvero così rare?

Una delle nostre missioni è quella di cercare di fare chiarezza in temi d'uso quotidiano che riguardano la Natura e che spesso sono oggetto di misconcetti male interpretati. In questi ultimi tempi un tema molto sentito è quello delle "terre rare", due parole che accostate tra loro lasciano poco spazio all'immaginazione, ma che creano un grossissimo malinteso. Quindi torniamo alla domanda: "Le terre rare sono realmente così rare come può sembrare dal loro nome?"

Le "Terre Rare" sono davvero così rare?

Una delle nostre missioni è quella di cercare di fare chiarezza in temi d'uso quotidiano che riguardano la Natura e che spesso sono oggetto di misconcetti male interpretati.
In questi ultimi tempi un tema molto sentito è quello delle "terre rare", due parole che accostate tra loro lasciano poco spazio all'immaginazione, ma che creano un grossissimo malinteso.

Quindi torniamo alla domanda: "Le terre rare sono realmente così rare come può sembrare dal loro nome?"

Nonostante il nome, le terre rare non sono realmente così rare. Il termine deriva dal fatto che, quando furono scoperte nel XVIII e XIX secolo, venivano trovate in minerali poco comuni e difficili da separare, chiamati all’epoca “terre” (ossidi metallici).

Cosa sono, quindi, le terre rare?
Le terre rare sono un gruppo di 17 elementi chimici, che comprendono i lantanidi (dal lantanio al lutezio), più scandio e ittrio, che hanno proprietà chimiche simili. Sono fondamentali in molte tecnologie moderne, come magneti, batterie, schermi e semiconduttori.

Sono realmente così rare?

No! Alcuni elementi delle terre rare, come cerio, neodimio e lantanio, sono più abbondanti nel suolo terrestre di metalli come il rame o il piombo. Tuttavia:

  • Non si trovano in giacimenti concentrati, ma sono diffusi in basse percentuali in vari minerali.
  • L'estrazione e la separazione sono complesse e costose, richiedendo processi chimici inquinanti.
  • La produzione è geograficamente limitata: la Cina controlla circa il 60-70% della produzione globale.

Quindi, le terre rare non sono effettivamente rare in termini di abbondanza, ma sono difficili da estrarre e raffinare, motivo per cui sono considerate strategiche e preziose.

Se siete arrivati a leggere fino a qui, vi sorgerà una domanda spontanea: "Quindi le terre rare sono sfruttate al meglio da quei paesi che non hanno rigide norme in tema di protezione ambientale?"

Giusta osservazione! Grazie per avercelo chiesto! L'estrazione e la raffinazione delle terre rare comportano impatti ambientali significativi, e per questo motivo i paesi con normative ambientali meno rigide hanno un vantaggio competitivo nella loro produzione.

Perché l'estrazione delle terre rare è così impattante?

-> Processi di estrazione inquinanti – Le terre rare non si trovano in forma pura, ma in minerali da cui devono essere estratte con metodi chimici aggressivi. Spesso si usano acidi forti, che possono contaminare il suolo e le falde acquifere.
-> Produzione di scorie radioattive – Molti minerali contenenti terre rare, come la monazite, presentano tracce di torio e uranio, elementi radioattivi che rendono lo smaltimento delle scorie molto complesso.
-> Enorme consumo di acqua ed energia – La lavorazione delle terre rare richiede grandi quantità di acqua, spesso scaricata poi con residui tossici.

Quindi, chi domina la produzione?

-> Cina: Controlla circa il 60-70% dell'estrazione mondiale e quasi il 90% della raffinazione. In passato ha sfruttato l'assenza di restrizioni ambientali per dominare il mercato. Solo negli ultimi anni ha introdotto alcune regolazioni per limitare l'inquinamento.

-> Birmania (Myanmar): Negli ultimi anni è diventata un importante fornitore di terre rare per la Cina, con miniere gestite in modo spesso illegale e con gravi danni ambientali.

-> Paesi con forti normative ambientali come Stati Uniti, Canada e Unione Europea stanno cercando di rilanciare la produzione, ma con costi più alti per via delle regolazioni ambientali.

Molte nazioni vorrebbero ridurre la dipendenza dalla Cina, ma finché i processi produttivi saranno così inquinanti, solo i paesi con regolamenti ambientali meno rigidi potranno offrire prezzi competitivi. Questo crea un dilemma tra sostenibilità e sicurezza dell'approvvigionamento.

La soluzione potrebbe arrivare dallo sviluppo di metodi di estrazione più ecologici, dal riciclo dei materiali contenenti terre rare e dalla ricerca di alternative tecnologiche.

Le argille presenti in Emilia-Romagna contengono "terre rare"? In quale tipo di suolo si potrebbero trovare?

Sì, alcune argille presenti in Emilia-Romagna possono contenere tracce di terre rare, ma in concentrazioni generalmente basse e non economicamente sfruttabili.

Le terre rare tendono a concentrarsi in certi tipi di rocce e suoli, soprattutto in:

-> Argille marine e sedimenti pliocenici

    • Nella regione appenninica dell'Emilia-Romagna, in particolare lungo la linea delle argille azzurre plioceniche (tra Modena, Reggio Emilia e Parma), si possono trovare minerali contenenti terre rare.
    • Le terre rare si accumulano in questi depositi perché derivano dall'erosione di rocce magmatiche e metamorfiche più antiche.

-> Formazioni marnoso-arenacee

    • Questi sedimenti torbiditici di origine marina, presenti soprattutto in Appennino, possono contenere tracce di elementi delle terre rare.

-> Mélange di Baiso e altri geositi argillosi

    • Alcuni depositi geologici caratterizzati da rocce frantumate e argille caotiche, come quelli del Mélange di Baiso, potrebbero contenere basse concentrazioni di terre rare derivanti dalla rideposizione di materiali più antichi.

-> Terre rosse e lateriti su rocce basaltiche

    • Le terre rare sono spesso associate alle lateriti, ovvero suoli ricchi di ossidi di ferro e alluminio, derivati dal lungo processo di alterazione chimica di rocce basaltiche o ultrabasiche. In Emilia-Romagna questi terreni sono meno diffusi, ma si trovano in alcuni rilievi collinari.

Sono sfruttabili?

Attualmente, le concentrazioni di terre rare nelle argille dell'Emilia-Romagna sono troppo basse per giustificare un'estrazione industriale. Tuttavia, con le nuove tecnologie di recupero e la crescente domanda di questi elementi, in futuro potrebbero essere esplorate opzioni di estrazione da suoli argillosi o da scarti industriali.

Conclusione: ci auguriamo di avervi fatto un po' di chiarezza su questo tema "geologico" che in questi ultimi anni è diventato sempre più di dominio pubblico e sempre più motivo di guerre più o meno lontane da noi.

WWW.METEOREGGIO.IT
 Dott. Matteo Benevelli

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