Il ciclone "Gabri" prende forma nel Mediterraneo
Il ciclone "Gabri" rappresenta un fenomeno meteorologico significativo per il Mediterraneo, sempre più spesso sentiamo parlare sui vari organi d'informazione di ciclone mediterraneo o di Medicane (contrazione di "Mediterranean Hurricane"). Questi sistemi sono cicloni a mesoscala che si formano in aree di mare relativamente caldo, come il Mediterraneo, e possono presentare caratteristiche ...
Il ciclone "Gabri" rappresenta un fenomeno meteorologico significativo per il Mediterraneo, sempre più spesso sentiamo parlare sui vari organi d'informazione di ciclone mediterraneo o di Medicane (contrazione di "Mediterranean Hurricane"). Questi sistemi sono cicloni a mesoscala che si formano in aree di mare relativamente caldo, come il Mediterraneo, e possono presentare caratteristiche simili ai cicloni tropicali, tra cui un nucleo caldo, forti venti e precipitazioni intense.
In questo caso non siamo al cospetto di questo gigante meteorologico, ma ugualmente stiamo parlando di una tempesta in grado di creare molti disagi e scenari critici nelle aree interessate. Un fenomeno che si presenta sempre più spesso alle nostre latitudini.
Nelle immagini satellitari, si osserva chiaramente la struttura del ciclone, con una vasta area di nubi spiraleggianti attorno a un centro di bassa pressione. Le nubi si estendono dal Nord Africa verso l'Europa meridionale, interessando regioni come l'Italia, la Spagna, la Tunisia, la Libia e altre aree limitrofe. Questa configurazione nuvolosa indica un sistema organizzato, con un centro ben definito e bande di precipitazione radiali, caratteristiche tipiche di un ciclone mediterraneo in fase di maturazione.
Il ciclone "Gabri" si è sviluppato conseguentemente all'ingresso di una lingua di aria fredda in quota forzata dall'alta pressione presente nel centro Europa. A causa dell'interazione tra la massa d'aria fredda in quota proveniente dall'nord Europa e l'aria più calda e umida presente nel Mediterraneo si è materializzato un contrasto termico che ha generato l'instabilità necessaria per lo sviluppo del sistema ciclonico. La presenza di acque superficiali relativamente calde nel Mediterraneo ha fornito l'energia per alimentare il ciclone, intensificandone i venti e le precipitazioni.
Gli effetti del ciclone includono forti venti, che possono raggiungere velocità significative, causando danni costieri e difficoltà alla navigazione, oltre a precipitazioni intense con rischio di alluvioni che stanno interessando tutto il meridione d'Italia. Le regioni montuose, come gli Appennini, i Pirenei, l'Atlante, presentano vistosi muri di Stau nei versanti sopravento, mentre le zone costiere stanno subendo violente mareggiate e allagamenti da piogge che si autorigenerano.
Il reggiano è sul versante protetto dell'Appennino e vede come conseguenza principale la presenza di un blando muro di Stau che non comporta precipitazioni degne di questo nome. Dopo diversi giorni di freddo, il vento in arrivo da sud-est farà salire di molto la quota neve e le precipitazioni potrebbero essere "sporcate" dalla sabbia del deserto. Sempre dall'immagine satellitare, infatti, si nota una vistosa lingua di sabbia salire dalla Cirenaica (Libia) verso il mare Ionio e l'Adriatico. Queste polveri potrebbero andare a sporcare anche le nostre nuvole ed inevitabilmente le carrozzerie delle nostre automobili nel corso del week-end e primi giorni della settimana in ingresso.
Eventi come il ciclone "Gabri" sollevano interrogativi sull'influenza del cambiamento climatico sui cicloni mediterranei. L'aumento delle temperature marine e l'alterazione dei modelli atmosferici stanno incrementando la frequenza e l'intensità di questi fenomeni, rendendoli sempre più simili ai cicloni tropicali.
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Dott. Matteo Benevelli