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Foto del 31 luglio 2025

La simpatica immagine di oggi è quella di un uccello giudicante, ma troppo spesso giudicato da noi... e giudicato male. Quindi torniamo a parlare di biodiversità del nostro territorio con questo bellissimo scatto di Stefano Uzzo.

Quindi parliamo del piccione selvatico, il nobile frainteso delle nostre città.

Snobbato, sottovalutato e spesso guardato con disgusto, il piccione selvatico occidentale (Columba livia) è uno degli animali più diffusi e al tempo stesso più incompresi del nostro tempo. Eppure, dietro l’immagine urbana e trasandata che molti gli attribuiscono, si cela una storia millenaria, un comportamento affascinante e una capacità di adattamento straordinaria, degna dei migliori esempi evolutivi.

Il Columba livia è originario delle scogliere rocciose del Mediterraneo, del Medio Oriente e dell’Asia centrale. Ancora oggi, in zone remote e poco antropizzate, vive in libertà ancorato a quelle antiche abitudini: si rifugia in anfratti rocciosi, si muove in gruppo, esplora il territorio con attenzione. È proprio da queste popolazioni selvatiche che, circa 5000 anni fa, l’uomo ha iniziato ad addomesticare il piccione, selezionandolo per bellezza, capacità di orientamento o abilità nel volo.

Il risultato è una specie altamente plastica, capace di vivere oggi tanto nelle pareti verticali di un canyon quanto nelle architetture di una città, che per lui sono semplicemente le “nuove scogliere”.

Il piccione possiede una struttura alare robusta e un sistema visivo straordinario: riesce a orientarsi con il campo magnetico terrestre, il sole e addirittura a “leggere” gli odori atmosferici. I piccioni viaggiatori, selezionati proprio da questa specie, possono percorrere centinaia di chilometri in poche ore e ritrovare il proprio nido con precisione impressionante.

Anche quelli che vediamo sui nostri tetti sono capaci di voli acrobatici, virate strette e atterraggi millimetrici. Il loro sistema di richiamo sonoro e gestuale è finemente calibrato e gioca un ruolo chiave nella formazione delle coppie, spesso durature nel tempo.

Contrariamente a quanto si pensa, il piccione è un animale sociale e affettuoso. Vive in gruppi stabili, coopera nella difesa del nido, alleva con cura i piccoli, e condivide spazi con altri individui senza eccessiva aggressività. I due genitori, maschio e femmina, covano a turno e nutrono i piccoli con un latte prodotto nel gozzo, detto “latte di piccione”, ricco di nutrienti.

La reputazione igienica negativa del piccione è il frutto di un fraintendimento. È vero che le popolazioni urbane possono trasmettere malattie solo se vivono in condizioni di sovraffollamento e sporcizia, causate perlopiù da una gestione errata dell’ambiente umano: cibo lasciato per strada, spazi artificiali dove proliferare, assenza di controllo. In natura o in ambienti ben gestiti, il piccione è un animale pulito, ordinato e rispettoso del suo nido.

Nel corso della storia, il piccione ha avuto un ruolo fondamentale: portatore di messaggi in guerra, animale sacro per molte culture, simbolo di pace, messaggero degli dei. Oggi, però, è diventato un bersaglio facile per l’intolleranza urbana. Eppure, osservandolo bene, scopriremmo un essere intelligente, resistente e leale, capace di vivere con l’uomo senza chiederne il controllo.

Il Columba livia è il perfetto esempio di come la biodiversità urbana sia parte della nostra vita quotidiana. Non serve andare in Amazzonia per stupirsi della natura: basta osservare il volo di un piccione al tramonto, il suo richiamo sotto un cornicione, la danza nuziale che compie sul selciato.

Ridargli dignità non significa solo rispettare un animale: significa riscoprire uno sguardo più attento e curioso sul mondo che ci circonda.

Foto del 31 luglio 2025