Foto del 30 dicembre 2025
Con Emilio Ricci torniamo a parlare di biodiversità reggiana e di super predatori.
L’Astore è il più grande rappresentante del genere Accipiter. Spesso confuso con lo Sparviere, se ne distingue per le dimensioni maggiori e la struttura più massiccia. Presenta ali brevi e arrotondate e una coda lunga: un assetto aerodinamico perfetto per manovrare con precisione millimetrica tra i rami fitti.
Il piumaggio dell'adulto è elegante: dorso grigio-ardesia e petto bianco finemente barrato di grigio scuro. Il tratto distintivo più iconico è però lo sguardo: l'iride è di un giallo intenso nei giovani, virando verso un rosso fuoco magnetico negli adulti, sormontato da un evidente "sopracciglio" bianco che gli conferisce un'espressione fiera e severa.
Se l’aquila è la regina delle vette, l’Astore è il re dell'agguato boschivo. La sua tecnica di caccia si basa sulla sorpresa. Grazie alla sua straordinaria accelerazione, insegue le prede (piccoli mammiferi, corvidi o piccioni) volando a bassa quota tra gli alberi, virando improvvisamente per ghermirle con artigli estremamente potenti. È noto per la sua tenacia: se la preda cerca rifugio nel folto dei rovi, l’astore non esita a inseguirla a piedi sul terreno.
Nel Medioevo, l’Astore era considerato il compagno ideale per la nobiltà terriera. A differenza del Falco Pellegrino (simbolo dell'alta aristocrazia), l'Astore era il "falco del cuoco", poiché la sua efficacia nel catturare prede da portare in tavola era impareggiabile.
È un animale estremamente schivo e protettivo. Durante il periodo riproduttivo, la coppia può diventare molto aggressiva verso chiunque si avvicini al nido, compreso l'uomo.
Il suo piumaggio ventrale barrato serve a "spezzare" la figura controluce, rendendolo quasi invisibile alle prede che guardano verso l'alto tra le chiome degli alberi.
L’Astore è il più grande rappresentante del genere Accipiter. Spesso confuso con lo Sparviere, se ne distingue per le dimensioni maggiori e la struttura più massiccia. Presenta ali brevi e arrotondate e una coda lunga: un assetto aerodinamico perfetto per manovrare con precisione millimetrica tra i rami fitti.
Il piumaggio dell'adulto è elegante: dorso grigio-ardesia e petto bianco finemente barrato di grigio scuro. Il tratto distintivo più iconico è però lo sguardo: l'iride è di un giallo intenso nei giovani, virando verso un rosso fuoco magnetico negli adulti, sormontato da un evidente "sopracciglio" bianco che gli conferisce un'espressione fiera e severa.
Se l’aquila è la regina delle vette, l’Astore è il re dell'agguato boschivo. La sua tecnica di caccia si basa sulla sorpresa. Grazie alla sua straordinaria accelerazione, insegue le prede (piccoli mammiferi, corvidi o piccioni) volando a bassa quota tra gli alberi, virando improvvisamente per ghermirle con artigli estremamente potenti. È noto per la sua tenacia: se la preda cerca rifugio nel folto dei rovi, l’astore non esita a inseguirla a piedi sul terreno.
Nel Medioevo, l’Astore era considerato il compagno ideale per la nobiltà terriera. A differenza del Falco Pellegrino (simbolo dell'alta aristocrazia), l'Astore era il "falco del cuoco", poiché la sua efficacia nel catturare prede da portare in tavola era impareggiabile.
È un animale estremamente schivo e protettivo. Durante il periodo riproduttivo, la coppia può diventare molto aggressiva verso chiunque si avvicini al nido, compreso l'uomo.
Il suo piumaggio ventrale barrato serve a "spezzare" la figura controluce, rendendolo quasi invisibile alle prede che guardano verso l'alto tra le chiome degli alberi.