Foto del 29 dicembre 2025
Oggi con Laura Portella andiamo a fare due passi nel nostro meraviglioso Appennino appena spolverato di bianco.
Siamo nella zona di Cerreto Laghi, ricca di faggi e di paesaggi incantevoli, specie quando vengono pennellati di bianco.
Il segreto dietro la metamorfosi dei boschi è una danza tra fisica e gravità. Quando la neve cade, non è solo "freddo che scende", ma un insieme di milioni di minuscoli incastri perfetti.
Il motivo per cui i boschi sembrano usciti da una fiaba è la coesione. I fiocchi di neve hanno forme ramificate (dendriti) che funzionano come il velcro: si agganciano l’uno all’altro e alle asperità della corteccia. Se la neve è "umida" (caduta con temperature vicino allo zero), contiene una sottile pellicola d’acqua che funge da colla, permettendo alla neve di accumularsi anche sui rami più sottili e verticali, creando i famosi "manicotti".
Il bosco torna spoglio per tre motivi principali:
Metamorfosi da peso: Appena smette di nevicare, i cristalli iniziano a rompersi e arrotondarsi. La neve si "assesta", diventa più densa e pesante. Quell'equilibrio precario che la teneva sospesa sui rami si rompe e la gravità vince: la neve cade al suolo (il tipico "tonfo" che si sente nel silenzio del bosco).
Sublimazione: Anche se resta molto freddo, la neve può passare direttamente dallo stato solido a quello gassoso. Il vento e il sole "erodono" lo strato bianco, facendolo sparire nell'aria senza che si sciolga visibilmente.
L’albedo degli alberi: Il tronco e i rami scuri assorbono molta più radiazione solare rispetto alla neve bianca. Anche con temperature dell'aria sotto lo zero, il legno si scalda leggermente, creando un sottile strato d’acqua tra ramo e neve che fa scivolare via tutto il carico.
Le conifere (pini, abeti) hanno rami flessibili proprio per questo. Si piegano verso il basso per far scivolare la neve prima che il peso diventi eccessivo, evitando di spezzarsi. È una strategia di sopravvivenza evolutiva!