Foto del 28 agosto 2024
Ma quale lago di Braies? Ma volete mettere?
Ringraziamo Vittorio Barbieri per aver catturato uno scorcio del nostro paesaggio che ha solo le zanzare da invidiare al famosissmo lago altoatesino,
Siamo davanti all'isola degli internati, una zona naturalistica che, per via del deposito dei detriti trasportati dal Grande Fiume, al giorno d'oggi non è più un'isola.
Ma perché si chiama così?
Lo scopriamo dalle parole di Gina Scottini detta "Ginetta" dai locali: "L'isola degli Internati porta questo nome perché, subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, vista la penuria e il degrado economico, il Comune di Gualtieri decise di affidare la gestione di quel lembo di terra a quindici uomini del paese che erano sopravvissuti ai campi di concentramento nazisti".
Tra questi vi era anche il padre di Gina: Gino Scottini. Assieme ai suoi compagni di lavoro, coltivava sull'isola ‘le stroppie', o cannucce di palude, piante che crescono lungo le rive del Po e che hanno un'elasticità straordinaria. Una volta tagliati i rami, con questa pianta si facevano le fascine che poi venivano vendute agli artigiani, i quali le usavano per creare le famose ceste di Boretto, belle, robuste e indistruttibili. Con il ricavato della vendita dei ramoscelli, gli ex internati, riuscivano a comprare il pane e ciò di cui necessitavano.
Racconta ancora Gina: "Ci si alzava presto al mattino, quando il cielo era ancora buio, si infilava gli stivali di gomma e partiva verso l'isola. A volte lo aiutavo; trasportare la legna non era facile, non c'erano camion, si usavano le braccia e, quando andava bene, avevamo una carriola. Cercavamo di tenere un po' di legno anche per noi, per scaldarci con il fuoco. Siamo andati avanti così per sei o sette anni. Questo lavoro ci ha sostenuti e ci ha aiutati a uscire dalla miseria della guerra. L'isola ha smesso di avere il ‘ruolo sociale' che aveva avuto nel dopoguerra verso la metà degli anni Cinquanta. Con il passare del tempo e con l'arrivo del benessere economico, il Po e le sue risorse sono passate in secondo piano."
Da una ricerca di Giulia Rossi pubblicata su: Water-on-Line.info