Rospo Smeraldino
Foto del 28/04/2026
Il Rospo smeraldino (Bufotes balearicus), immortalato in questo splendido e intimo primo piano di Luigi Beri, è uno dei gioielli più affascinanti della nostra fauna anfibia. A differenza del comune rospo bruno, lo smeraldino sembra essere stato dipinto a mano: il suo corpo è infatti punteggiato da eleganti macchie di un verde brillante — lo "smeraldo", appunto — che spiccano sul fondo biancastro o grigio chiaro, creando un mimetismo perfetto tra la vegetazione e i riflessi dell’acqua.
Nello scatto di Beri, lo sguardo del rospo appare quasi ieratico. Gli occhi sono la sua caratteristica più magnetica: grandi, sporgenti e dotati di un'iride metallica che vira dal verde dorato al giallo, attraversata da una pupilla orizzontale. Questa conformazione gli conferisce una vista eccellente, fondamentale per le sue abitudini prevalentemente crepuscolari e notturne.
Il Rospo smeraldino è un vero "viaggiatore" degli ecosistemi:
-> Adattabilità estrema: a differenza di molti altri anfibi, tollera bene gli ambienti salmastri e le zone antropizzate. Non è raro trovarlo in giardini urbani, parchi o vicino alle coste.
-> Il canto melodioso: non gracchia in modo sgraziato; il suo richiamo nuziale è un trillo lungo e vibrante, simile al verso di un grillo o di un uccello, che può durare diversi secondi.
-> Pelle e difesa: la sua pelle è verrucosa e secerne sostanze leggermente tossiche e irritanti (bufonine) per scoraggiare i predatori, un sistema di difesa passivo ma efficace.
Come il lupo negli Appennini, anche il rospo è un bioindicatore fondamentale. La sua presenza testimonia la qualità dei piccoli specchi d'acqua e la salute del suolo. Essendo un formidabile insettivoro, svolge un ruolo cruciale nel controllo biologico di zanzare, mosche e piccoli invertebrati, agendo come un vero "insetticida naturale" a costo zero per l'ambiente. Proteggere questo piccolo anfibio significa preservare la magia dei nostri habitat umidi.