Foto del 28 febbraio 2025
Con la bella foto del giorno di oggi torniamo sul Crinale per portarci tra l'Emilia e la Toscana tra le vette dell'Abetone con questo scatto di Dario de Ruberto. Andiamo alla scoperta del luogo e della sua "Road 66".
L'Abetone, una delle località montane più rinomate dell'Appennino tosco-emiliano, si trova a 1.388 metri di altitudine nel cuore della provincia di Pistoia, al confine tra Toscana ed Emilia-Romagna. Il suo nome deriva da un gigantesco abete che si trovava nel punto esatto in cui, nel XVIII secolo, venne costruita la strada che collegava il Ducato di Modena con il Granducato di Toscana. Questo albero monumentale, abbattuto per far spazio alla nuova viabilità, lasciò un segno così forte da dare il nome all’intera località.
L'Abetone è sempre stato un importante punto di valico dell'Appennino, utilizzato fin dall'epoca romana e, secondo la tradizione, anche da Annibale per entrare in Etruria. In questa zona passava la Via Claudia Augusta, un'antica strada che collegava la Toscana al Danubio.
Nel 1766 iniziò la costruzione di una nuova via di collegamento tra il Granducato di Toscana e il Ducato di Modena, per facilitare i traffici commerciali e militari. La strada attraversava una zona allora chiamata "Serrabassa" dai modenesi e "Boscolungo" dai toscani e fu progettata da Pietro Giardini per Modena e Leonardo Ximenes per la Toscana, motivo per cui venne chiamata Via Ximeniana (oggi Strada statale 66). I lavori iniziarono contemporaneamente da entrambi i lati per evitare interruzioni o ripensamenti.
La costruzione fu impegnativa e richiese l’impiego di centinaia di operai, tra cui scalpellini e spalatori di neve. Durante i lavori fu abbattuto l'abete secolare citato in precedenza, così grande da non poter essere abbracciato nemmeno da sei persone, e da questo, appunto, derivò il nome Abetone.
La strada venne inaugurata il 1º maggio 1781, diventando un collegamento strategico tra la Toscana, Modena, Mantova e l’Austria. Sul confine tra i due stati furono erette due piramidi di pietra, decorate con gli stemmi dei ducati. Tuttavia, la nuova viabilità penalizzò alcuni paesi vicini come Cutigliano e Lizzano Pistoiese, esclusi dal flusso commerciale. Cutigliano riuscì a riprendersi grazie al turismo dell’Ottocento, mentre Lizzano subì un ulteriore colpo nel 1814, quando una grande frana distrusse quasi interamente il paese.
Con la nuova strada nacque anche la necessità di insediamenti stabili per la manutenzione e la gestione dei servizi, come dogane e caserme. Le due dogane principali furono costruite a Serrabassa (Modena) e Boscolungo (Toscana), dove sorse anche la parrocchia di San Leopoldo, in onore del Granduca di Toscana.
L'Abetone divenne una meta turistica già nella metà dell'Ottocento, frequentata da intellettuali e personaggi illustri, tra cui Francesca Alexander, scrittrice americana amica della poetessa pastora Beatrice di Pian degli Ontani. Tuttavia, con l'Unità d'Italia e l'eliminazione dei confini regionali, il paese perse importanza strategica. Il declino fu accentuato dalla costruzione della ferrovia Porrettana, che offriva un collegamento ferroviario più rapido tra la Toscana e l’Emilia-Romagna.
Nel 1904 l'Abetone venne riscoperto come località turistica per lo sci e la villeggiatura estiva, dando inizio a una nuova fase di sviluppo basata sull’attrazione turistica che continua ancora oggi.
Nel 1920 nasce il grande campione di sci Zeno Colò, originario dell’Abetone, contribuì a rendere famosa la località a livello nazionale e internazionale. Colò fu il primo italiano a vincere una medaglia d'oro nello sci alpino ai Mondiali del 1950, e il suo nome è ancora oggi legato alla celebre "Pista Zeno", una delle discese più note dell’Abetone.