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Foto del 26 novembre 2023

Quando l'uomo compie un disastro, la Natura ci mette una pezza ... o per meglio dire ... fa il suo corso. L'Antropocene sta lasciando la sua impronta indelebile nella storia di questo Pianeta e nel suo piccolo anche nel reggiano abbiamo diversi segni. Uno di questi è il profondo Canyon inciso dal fiume Secchia a valle della chiusa di Castellarano. La colpa non è da ricercare nella Traversa in cemento armato a monte, ma nelle profonde e selvagge estrazioni di ghiaia fatte nell'alveo del fiume più a valle. Scavi che hanno abbassato il livello del Secchia ed accelerato la discesa verso la Pianura dell'acqua aumentando esponenzialmente l'erosione di un letto argilloso e facilmente erodibile. La profondità di questo Canyon è ben visibile in questi tre scatti catturati da Federico Lugli nei pressi di Castellarano nei pressi del geosito del "Fungo" dell'alveo del Secchia. Un tempo non lontano (sino al 1970 circa), ciottolami ricoprivano senza discontinuità l'alveo del Secchia e l'acqua vi scorreva sopra, intessendo una rete di canali intrecciati, divaganti su un fondo mobile di sassi rotolati dalle acque scese da monte. Con la traversa di Castellarano, poi, l'apporto di nuovo materiale venne a mancare, trattenuto a monte, mentre le ghiaie continuavano ad essere estratte dall'uomo più a valle: scomparso il materasso alluvionale dell'alveo, iniziò ad affiorare il substrato roccioso, costituito da diverse successioni di formazioni geologiche. Il nuovo letto emerso era composto da arenarie debolmente cementate e quindi molto "soffice", tenero e debole all'efficienza delle correnti del fiume, le quali lo incisero sempre di più ad una velocità pazzesca di oltre 50 cm/anno: un valore enorme se si pensa che l'erosione media del suolo appenninico è valutata intorno a 1 mm all'anno. Per capire di cosa stiamo parlando è sufficiente conforntare l'altezza del letto del fiume a monte della Traversa con quello presente poco più a nord. Il paesaggio che ne è nato è senza ombra di dubbio suggestivo, ma la mano dell'uomo potrebbe non fermarsi qui. La costruzione di briglie per lo sfruttamento idroelettrico della zona è in corso da decenni ed il sito potrebbe scomparire del tutto nel medio termine.
Foto del 26 novembre 2023

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