Foto del 26 settembre 2023
I Gessi Triassici
E' arrivato il momento di parlare anche della seconda parte del recente riconoscimento UNESCO per la nostra Provincia e lo facciamo con questi fantastici scatti di Gabriele Benassati.
La presenza di gessi nella nostra Provincia ci testimoniano quanto fosse differente l'ambiente reggiano da quello di oggi e proprio queste testimonianze del passato sono all'origine dell'importante titolo conferito dall'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'educazione, la scienza e la cultura.
Parlando dei gessi messiniani vi abbiamo parlato di un passato "recente" quando già avevamo un mare Mediterraneo simile a quello odierno, che si chiuse nei pressi di Gibilterra ed evaporò velocemente depositando il gesso sulle sue coste più basse (collina reggiana, bolognese e romagnola).
Parlando dei gessi triassici, però, dobbiamo fare un balzo enorme indietro nel tempo fino a circa 200 milioni di anni fa. Il Mediterraneo non esisteva, i continenti erano ancora un unico continente, la Pangea, ed essa era circondata da un gigantesco oceano chiamato Pantalassa.
Il reggiano giaceva sul fondale di un mare caldo e poco profondo poco distante dall'equatore, con ampie lagune, isolotti e insenature. Un mare tropicale simile a quello delle Bahamas attuali. Rivolgendo lo sguardo a nord avremmo visto veri e propri atolli corallini (le attuali Dolomiti), mentre ancora più a nord avremmo potuto scorgere la terra ferma del continente.
Questo mare ormai scomparso si chiamava Tetide e con le sue maree che entravano ed uscivano regolarmente da queste lagune poco profonde, si depositarono strati di sedimenti carbonatici come gesso e sale sul terreno. Immaginiamoci, quindi, questi bacini lacustri che evaporavano sotto il Sole equatoriale e che con le maree e le mareggiate tornavano a riempirsi. Un gioco di evaporazione e precipitazione di sali che ha portato alla deposizione di grandi quantitativi di gesso e lenti di salgemma.
Con la frattura del continente, ci siamo trovati nel mezzo dell'allontanamento della placca africana da quella indo-europea e tutto sprofonda sul fondale di un oceano di 2.000-3.000 metri di profondità. Stiamo parlando di quel mare che sarà poi chiamato Oceano ligure-piemontese (circa 150 milioni di anni fa).
I depositi marini dei successivi 130 milioni di anni (decina di milioni di anni più o meno), andranno a seppellire i nostri giacimenti di gesso e salgemma.
Per vederli più vicini alla superfice dovremo attendere l'innalzamento dell'Appennino, avvenuto tra l'Oligocene superiore e il Miocene inferiore, circa 24 milioni di anni fa. A questo punto l'erosione degli agenti atmosferici e la risalita del gesso (meno denso dell'argilla) dalle profondità fanno il resto.
Ora possiamo godere della visione del gesso "nudo" in bella mostra dove il fiume Secchia taglia le pareti di monte Rosso (793 metri sul livello del mare) e del monte Merlo (710 metri sul livello del mare), nei pressi del ponte di Pianello poco distante dalle fonti di Poiano (guarda caso... sorgenti d'acqua salata).
Gesso va di pari passo con carsismo, quindi nell'area abbiamo diverse manifestazioni di questa forma d'erosione come grotte, inghiottitoi e doline. Ambiente ideale per diversi animali che popolano questo tipo di habitat come i Pipistrelli (Chirotteri): sono segnalati con certezza il Barbastello e i Rinolofi maggiore e minore Rhinolophus ferrumequinum e R. hipposideros. Altra importantissima presenza è quella del Geotritone italiano (Speleomantes italicus), anfibio che adora le grotte.