Vai al contenuto principale

Foto del 26 marzo 2024

Con questi bellissimi scatti di Sandra Bertignon andiamo alla scoperta di un angolo nascosto di Civago e della valle del Dolo. Una valle dal passato ricco ed interessante, specie sotto l'aspetto della presenza di mulini lungo il suo percorso. Parliamo di strutture che in parte sono andate perdute, come il mulino di Gazzano, che ora è stato sommerso dalla costruzione della diga di Fontanaluccia e giace sotto il livello dell'acqua, il mulino di Morsiano, di Canevarolo e del mulino di Cadignano del quale restano solo i resti abbandonati. Altri più a valle sono il mulino di Bonzeto, di Monzone, di Codesino, Toano ed in fine di Cerredolo. In queste immagini possiamo apprezzare da vicino il mulino di Civago. Le origini della struttura risalgono presumibilmente ai primi decenni dell'Ottocento. Si tratta di un edificio rettangolare in pietra, composto da due livelli che ospitavano sia il mulino che l'abitazione, con copertura in lastre di pietra. Al piano terra, quattro coppie di macine, un tempo alimentate da ruote orizzontali in legno, servivano per macinare grano, castagne, granturco e segale. La sua attività cessò nel 1961 e due anni dopo fu interrotta la concessione per l'acqua. Il Mulino di Civago funzionava con una ruota orizzontale composta da cinque elementi principali: basamento, incavo per il perno della ruota, leva per muovere la macina, perno (in legno o ferro), e la ruota, intagliata da un unico pezzo di quercia. La macina, costituita da due pietre circolari, variava a seconda del materiale da macinare, importato da altre regioni, tranne per le castagne, per le quali si usava pietra locale. Il sistema di trasporto e gestione dell'acqua includeva una presa di derivazione, un canale di trasporto, e una gora o bottaccio. All'interno del mulino, quattro coppie di macine erano posizionate su un basamento in muratura, con paratoie di legno e tramogge per il caricamento delle granaglie.
Foto del 26 marzo 2024

Altre immagini