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Foto del 26 gennaio 2026

Continuiamo a parlare di biodiversità e lo facciamo con questo maestoso scatto di Emilio Ricci.

La Poiana (Buteo buteo) è senza dubbio il signore dei cieli emiliani. Se percorrete le autostrade A1 o A22, oppure le statali che collegano la pianura all'Appennino reggiano e modenese, la vedrete quasi certamente appollaiata sui pali delle recinzioni o sui rami isolati, intenta a sorvegliare il territorio.

È un rapace di medie dimensioni, dalla corporatura robusta e ali larghe, perfette per sfruttare le correnti ascensionali. Una delle sue caratteristiche più affascinanti è l'estrema variabilità del piumaggio: esistono esemplari quasi bianchi e altri bruno-scuro, tanto che identificarle richiede un occhio allenato. In volo, la riconoscete per la coda a ventaglio e il tipico richiamo, un "miao" acuto simile al lamento di un gatto.

In Emilia-Romagna, la Poiana è una specie stanziale e molto adattabile.
Ama il cosiddetto "mosaico ambientale", dove i boschi (per nidificare) si alternano a campi aperti (per cacciare).

È un predatore opportunista. Si nutre di piccoli roditori, rettili e anfibi, ma in inverno non disdegna le carogne, svolgendo un ruolo ecologico fondamentale di "spazzino".

È una maestra del veleggio. Passa ore a descrivere ampi cerchi nel cielo senza quasi battere le ali.

In passato, la Poiana non ha avuto vita facile: veniva spesso confusa con specie più "dannose" per gli allevamenti e perseguitata. Tuttavia, la cultura contadina locale ha sempre osservato i suoi movimenti per prevedere il tempo: si diceva che quando la poiana "chiama" forte verso l'alto, il tempo stia per cambiare.

Una curiosità legata al folklore riguarda il suo nome: in alcune zone rurali veniva chiamata "falso falco", proprio per la sua tendenza a stare immobile e la sua apparente "pigrizia" rispetto alla velocità fulminea del falco pellegrino. In realtà, questa è solo una strategia di risparmio energetico di un predatore estremamente efficiente.
Foto del 26 gennaio 2026