Foto del 24 dicembre 2024
Anche con la foto del giorno di oggi ci portiamo poco fuori dai nostri confini. Restiamo sul Crinale che separa l'Emilia dalla Toscana per arrivare sulla vetta della Cima dell'Omo con questo scatto da "brividi" di Daniele Ginestrelli.
Siamo tra le province di Modena e di Lucca, tra i Comuni di Pievepelago (MO) e Barga (LU). Questo secondo paese ha uno stretto legame di vicinanza ed utilizzo, tanto che la cima è anche conosciuta come Monte Barga.
Il nome Cima dell’Omo potrebbe derivare da una piccola piramide di pietre che un tempo si trovava sulla sua sommità. Questi mucchi di pietre, ancora visibili su altre vette della zona e utilizzati come cippi confinari, sono conosciuti in varie parti dell’Italia settentrionale con i nomi di "omo" o "ometto". Tuttavia, secondo il Bortolotti, nella sua Guida dell’Appennino lucchese, sulla Cima dell’Omo si trovava una vera e propria statua in pietra raffigurante un uomo. È probabile, però, che si trattasse di un cippo confinario settecentesco, di forma cilindrica, simile a quelli ancora presenti su altre cime del crinale appenninico, dal Corno alle Scale fino all’Alpe San Pellegrino e oltre.
Questa regione, per secoli sotto il governo degli Estensi, ha goduto di una significativa autonomia, sviluppando un patrimonio storico e architettonico di grande valore. Il territorio ospita ponti in pietra a schiena d’asino, cappelle, edicole votive, oratori, antiche chiese e tradizionali abitazioni in pietra, disseminate nei borghi montani.
Nelle fasce altimetriche più basse, tra i castagneti da frutto, è comune incontrare i metati, tipiche costruzioni utilizzate da secoli per essiccare le castagne, poi trasformate in farina nei mulini. La coltivazione dei castagneti ha infatti rappresentato la base dell’economia locale per lungo tempo, con la farina di castagne che costituiva l’alimento principale della popolazione. Oltre all’“economia del castagno”, in questa zona hanno storicamente avuto grande importanza anche l’ovinicoltura, la silvicoltura e la coltivazione delle patate.
La croce immortalata è un elemento iconico di molte vette appenniniche. In inverno, il vento e il freddo intenso creano depositi di ghiaccio galaverna o rime, un fenomeno causato dall'impatto delle minuscole goccioline di nebbia sovraraffreddate che si congelano immediatamente al contatto con le superfici. Questo dà alla croce il caratteristico aspetto "imbiancato" e scultoreo.
Durante l'inverno, le condizioni estreme plasmano queste "sculture naturali", che variano in base alla direzione prevalente del vento e alle temperature.