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Foto del 24 marzo 2025

Con la foto del giorno di oggi ci portiamo sulla collina reggiana per andare alla scoperta di una zona a noi molto cara, parliamo della zona di Cà Vai a Baiso, a pochi passi dai famosi calanchi di Casale. E lo facciamo con questi scatti scenici di Pietro Borghi.

Quest'area è stata oggetto di recupero da parte della Regione Emilia-Romagna, della Provincia, Università di Modena e Reggio Emilia, del Comune di Baiso e del Centro di Educazione Ambientale e alla Sostenibilità Terre Reggiane Tresinaro-Secchia. Con i fondi del progetto europeo "Mineland" è stato creato un percorso ad anello che si snoda all'interno di una ex-cava di estrazione di argilla.

Estrazioni iniziate negli anni '50 che hanno alimentato il successo del distretto ceramico, ma al tempo stesso devastato l'ambiente fino alla loro chiusura "quasi" totale.

Cà Vai è un ottimo esempio di recupero per fini educativi e ricreazionali di un'area abbandonata che meritava la giusta riqualificazione per diversi motivi. Il suolo presente in questa zona non è da vedersi come semplice argilla, ma come l'antico fondale dell'Oceano Tetide ormai scomparso.

Camminare in questa zona è come camminare sul fondale di una "piana abissale" ad una profondità tra i 3.000 e i 6.000 metri, dove non arriva la luce e l'ossigeno è quasi del tutto assente. Gli esseri viventi adattati a vivere a queste profondità si nutrivano principalmente di batteri chemiosintetici (che usano sostanze chimiche per produrre energia), cibo per organismi più grandi come bizzarri vermi tubicoli (POLICHETI), bivalvi, crostacei, ecc... Tutti esseri viventi che non fossilizzano facilmente, ma che nelle argille del Cretaceo (145-66 milioni di anni fa), che affiorano qui, hanno lasciato traccia del loro passaggio.

Nel punto più basso di questo percorso ad anello abbiamo una bellissima area attrezzata dove poter riposare in compagnia di un fantastico "Mosasauro". Nel 1886, nel letto del Rio Marangone, a circa 5 km da qui, fu trovato un frammento del muso di Mosasaurus cf. hoffmannii, oggi conservato nelle collezioni paleontologiche dell’Università di Modena e Reggio Emilia.
Parliamo di un grande rettile marino che dominava in questo oceano, delle dimensioni degli attuali cetacei, lungo circa 12 metri e pesante tra le 10 e le 12 tonnellate.

Il paesaggio è dominato dalle famose e Argille Varicolori, una formazione geologica costituita da rocce sedimentarie depositatesi tra il Cenomaniano e il Campaniano (circa 100-72 milioni di anni fa, nel Cretaceo superiore). Presentano una varietà di colori che vanno dal rosso, al verde, al grigio, dovuta alla presenza di minerali ferriferi e a processi diossidazione e riduzione subiti nel tempo.

Data la loro natura poco compatta e la scarsa resistenza all’erosione, sono spesso coinvolte in movimenti franosi sulle nostre colline. Fanno parte delle Unità Liguri, ovvero le formazioni sedimentarie di origine oceanica che vennero poi sollevate e deformate durante la formazione dell'Appennino.

Foto del 24 marzo 2025

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