Foto del 23 novembre 2025
Con la nostra amica Rosanna Bandieri andiamo a fare quattro passi nell'area del Ventasso appena ricoperta di bianco fresco.
Il Monte Ventasso, una delle cime più iconiche del nostro Appennino, porta un nome che probabilmente deriva dal latino ventus, cioè “vento”. Non è un caso: questa montagna, isolata e riconoscibile per il suo profilo piramidale, è spesso battuta dalle correnti che risalgono la valle dell’Enza e quella del Secchia. Da lontano sembra quasi emergere solitario dal paesaggio, ed è proprio questa esposizione a renderlo un piccolo “faro” meteorologico dell’Appennino.
Con i suoi 1727 metri, il Ventasso domina un territorio ricco di storia e leggende. Anticamente era considerato un luogo sacro: si racconta di riti pastorali, di pellegrinaggi e perfino di una misteriosa “Madonna del Ventasso” venerata in quota. Ancora oggi la montagna mantiene una forte identità culturale e naturalistica, con boschi di faggio e abete che lasciano il posto, più in alto, a praterie d’altitudine dalla vista sconfinata.
Ai piedi del versante sud-occidentale si trova uno dei luoghi più suggestivi dell’Appennino reggiano: il Lago Calamone. Un piccolo lago glaciale, nato dallo scioglimento dei ghiacci che modellavano queste valli migliaia di anni fa. Le sue acque sono limpide e tranquille, circondate da torbiere, faggete e radure fiorite in primavera. Il nome “Calamone” potrebbe derivare dal greco kalamos, “canna”, forse in riferimento alle antiche vegetazioni palustri che lo circondavano. Oggi le sue acque sono controllate dall'uomo ed ha perso le sue caratteristiche "naturali", ma resta un importante scrigno della biodiversità montana.
Oggi il Calamone è un’oasi di pace, accessibile e amatissima: d’estate offre fresco e silenzio, d’inverno diventa un piccolo scrigno sospeso nel bianco. Il Ventasso alle sue spalle completa un quadro che sembra dipinto, un connubio perfetto tra geologia, storia e natura dell’Appennino reggiano.
Il Monte Ventasso, una delle cime più iconiche del nostro Appennino, porta un nome che probabilmente deriva dal latino ventus, cioè “vento”. Non è un caso: questa montagna, isolata e riconoscibile per il suo profilo piramidale, è spesso battuta dalle correnti che risalgono la valle dell’Enza e quella del Secchia. Da lontano sembra quasi emergere solitario dal paesaggio, ed è proprio questa esposizione a renderlo un piccolo “faro” meteorologico dell’Appennino.
Con i suoi 1727 metri, il Ventasso domina un territorio ricco di storia e leggende. Anticamente era considerato un luogo sacro: si racconta di riti pastorali, di pellegrinaggi e perfino di una misteriosa “Madonna del Ventasso” venerata in quota. Ancora oggi la montagna mantiene una forte identità culturale e naturalistica, con boschi di faggio e abete che lasciano il posto, più in alto, a praterie d’altitudine dalla vista sconfinata.
Ai piedi del versante sud-occidentale si trova uno dei luoghi più suggestivi dell’Appennino reggiano: il Lago Calamone. Un piccolo lago glaciale, nato dallo scioglimento dei ghiacci che modellavano queste valli migliaia di anni fa. Le sue acque sono limpide e tranquille, circondate da torbiere, faggete e radure fiorite in primavera. Il nome “Calamone” potrebbe derivare dal greco kalamos, “canna”, forse in riferimento alle antiche vegetazioni palustri che lo circondavano. Oggi le sue acque sono controllate dall'uomo ed ha perso le sue caratteristiche "naturali", ma resta un importante scrigno della biodiversità montana.
Oggi il Calamone è un’oasi di pace, accessibile e amatissima: d’estate offre fresco e silenzio, d’inverno diventa un piccolo scrigno sospeso nel bianco. Il Ventasso alle sue spalle completa un quadro che sembra dipinto, un connubio perfetto tra geologia, storia e natura dell’Appennino reggiano.