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Foto del 22 ottobre 2025

I tipici scatti dell'autunno reggiano, questi, immortalati da Morena Bertolini sulle nostre colline.

La vite del Lambrusco è antica e profondamente legata al territorio reggiano: le sue origini risalgono a duemila anni fa, quando già i Romani citavano il “vitis labrusca”, la vite selvatica che cresceva ai margini dei campi (labrum significa “bordo” in latino).
Da quelle piante spontanee derivano le molte varietà di Lambrusco che oggi conosciamo — tutte appartenenti al genere Vitis vinifera, ma sviluppatesi e selezionate nel tempo dai viticoltori della Pianura Padana.
Il risultato è un vino vivace e fruttato, che racconta la tradizione contadina e la vocazione vitivinicola delle nostre colline.

La Spergola, invece, è un vitigno autoctono reggiano, coltivato principalmente nell’area di Scandiano, Albinea e nei rilievi limitrofi. È una varietà di Vitis vinifera diversa dal Lambrusco, più antica di quanto si pensasse: già nel Cinquecento era apprezzata alla corte degli Estensi e veniva chiamata “Pomoria” o “Spergolina”.
Per molto tempo fu confusa con la Verdicchio, ma analisi genetiche moderne hanno confermato che si tratta di una cultivar unica, originaria proprio di questa zona.

La Spergola produce vini bianchi eleganti e profumati, con note di agrumi, fiori bianchi e mandorla, e viene vinificata sia ferma sia spumantizzata. Il suo carattere fresco e minerale rispecchia perfettamente i terreni calcarei e gessosi delle colline scandianesi.

Il Lambrusco nasce da antiche viti selvatiche padane, oggi coltivate in molte varietà rosse.
La Spergola è una bianca autoctona reggiana, riscoperta e valorizzata negli ultimi decenni, che rappresenta un vero simbolo del territorio di Scandiano.

Entrambe raccontano una storia di legame profondo fra la vite e le colline reggiane, dove clima, suolo e tradizione hanno plasmato vini identitari e riconoscibili.

Foto del 22 ottobre 2025

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