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Foto del 22 marzo 2025

Torniamo a salire verso il naso del nostro Gigante, che in questi giorni si presenta ancora coperto di bianco sebbene il Sole di questo magnifico scatto di Daniele Romani sembra ormai un ricordo.

Una copertura nevosa che è stata ben "strapazzata" in questi giorni tra Sole, alte temperature, basse temperature, vento, pioggia ... la superficie innevata in primo piano, infatti, appare dura, compatta e segnata da solchi e impronte, segno che la neve ha subito un processo di sublimazione e fusione-ricongelamento. Questo accade perché durante il giorno, il sole e le temperature relativamente più alte fondono lo strato superficiale della neve. Di contro, durante la notte, il calo termico congela nuovamente l'acqua, trasformandola in una crosta ghiacciata.

Questo fenomeno è tipico delle alte quote in inverno e in primavera, quando le giornate soleggiate e le forti escursioni termiche tra giorno e notte modificano la struttura del manto nevoso.

Curiosamente, quando la neve si compatta e si ghiaccia ripetutamente, può diventare firn, lo stadio intermedio tra neve e ghiaccio glaciale.

Se invece alziamo lo sguardo, alti nel cielo possiamo vedere delle nuvole lunghe e filamentose, tipiche dei cirri, che si formano tra 6.000 e 12.000 metri di altitudine e sono composte interamente da cristalli di ghiaccio.

Come si formano?
I cirri si generano quando l’aria umida sale fino agli strati alti dell’atmosfera e lì si condensa formando minuscoli aghi di ghiaccio. Il loro aspetto allungato e sfumato è dovuto ai forti venti in quota, che "stirano" le nuvole.

Cosa indicano i cirri?

Sono spesso il segnale di un cambiamento del tempo, perché anticipano l'arrivo di un fronte caldo o perturbato, proprio come il ciclone "Martinho" arrivato poi dalla Spagna. Se si addensano e diventano sempre più spessi, possono evolversi in cirrostrati, che coprono il cielo con un velo lattiginoso e possono annunciare precipitazioni nelle 24-48 ore successive. Proprio come questo fine settimana.

Foto del 22 marzo 2025