Abbazia della SS. Trinità di Campagnola Emilia
Foto del 21/10/2026
Continuiamo l’esplorazione del nostro territorio con le Foto del Giorno. Oggi, con Roberto Federici, andiamo alla scoperta della corte dell’Abbazia della Santissima Trinità di Campagnola Emilia, con un grande edificio rurale che si staglia nella luce dorata dell’autunno.
Dove si trova
L’Abbazia sorge in via Abbazia, a Campagnola Emilia, un paese a una ventina di chilometri a nord di Reggio Emilia, in una zona a sud-ovest dell’attuale centro abitato. È inserita in una tipica corte rurale, dove la pianura lascia spazio a prati, filari e campi.
La storia
Agli inizi del Duecento, nel periodo di prosperità del Castellazzo, il castello che difendeva il borgo, sorse qui un monastero di monaci agostiniani, con una chiesa dedicata alla Santissima Trinità. Le notizie sulla fondazione sono scarse: la prima messa sarebbe stata celebrata dal cardinale Ugolino nel 1218, e il monastero è citato già nel 1221, quando era retto dal priore Egidio. Curiosamente, nei documenti più antichi non ebbe mai il titolo di “abbazia” (poi divenuto comunemente “badia”), ma era chiamato “Casa della religione di Campagnola”. I monaci non vivevano solo di preghiera: gestivano anche numerosi terreni e riproducevano libri.
Dopo la distruzione del Castellazzo e la presa dell’abbazia, la vita a Campagnola ne fu gravemente compromessa. Nel Settecento il monastero fu demolito, insieme a gran parte della chiesa.
L’architettura
La chiesa originaria era una grande costruzione a tre navate, che secondo gli studiosi servì da modello per la chiesa di San Domenico a Reggio Emilia. Ciò che vediamo oggi è appena un quarto di quell’edificio: la navata sud, ricavata a metà Settecento dopo l’abbattimento della navata centrale e di quella nord. Ha una facciata a capanna con lesene angolari e un piccolo campanile a vela. Sul lato nord si vedono ancora gli archi a tutto sesto dell’interno, oggi tamponati, che dividevano questa navata da quella centrale. All’interno restano pilastri polistili che reggono le volte a crociera e capitelli in arenaria con tracce di bassorilievi.
Curiosità
Nel Settecento fu abate commendatario il cardinale Francesco Barberini (1695-1739), a cui si devono l’ancona in stucco sulla parete sud e un bel crocifisso ligneo, oggi custodito nella chiesa parrocchiale. Nella sacrestia sono venuti alla luce affreschi che sembrano raffigurare sant’Agostino, a ricordo delle origini agostiniane del complesso. La chiesa è stata consolidata dopo i terremoti del 1987 e del 1996 ed è attualmente chiusa al culto; è visitabile su richiesta alla parrocchia.