Foto del 21 marzo 2025
Torniamo a fare due passi fuori dalla nostra provincia e con questo gelido scatto di Riccardo Parri andiamo all'ombra del monte Cimone per passeggiare sulle rive del Lago della Ninfa.
Siamo al cospetto di un suggestivo specchio d’acqua situato a 1.500 metri di altitudine nel comune di Sestola. Questo lago ha avuto origine da un antico movimento franoso, ma oggi viene mantenuto artificialmente per preservarne l’aspetto e il fascino naturalistico.
Un tempo conosciuto come Lago dei Budaloni, assunse la denominazione attuale negli anni '20 del Novecento, quando venne costruito il Rifugio Lago della Ninfa (1928). Il nome evocativo si ispira a un’antica leggenda locale: si narra che nelle sue acque abitasse una bellissima, ma malvagia ninfa. La creatura, con il suo canto ammaliante, attirava cacciatori, pastori e viandanti, per poi trascinarli con la forza dei gorghi nelle profondità del lago, condannandoli a una fine misteriosa. Questo racconto popolare ha contribuito a rendere il luogo ancora più affascinante e ricco di mistero.
In passato, il lago aveva un aspetto più naturale, con un fondo ricco di vegetazione palustre e uno strato di limo e argilla che garantiva l’impermeabilità del bacino. Tuttavia, per renderlo più accattivante dal punto di vista turistico, vennero effettuati interventi che compromisero il suo equilibrio ecologico: la vegetazione di fondo fu rimossa, causando la perdita dello strato impermeabile e il conseguente svuotamento del lago. Per rimediare, il fondo venne asfaltato e il livello dell’acqua venne stabilizzato con un’alimentazione artificiale, tramite un piccolo zampillo.
Oggi, il Lago della Ninfa è immerso in un paesaggio suggestivo, circondato da faggete e boschi di conifere, che contribuiscono a rendere la zona una meta ideale per escursionisti e amanti della natura. Tuttavia, in passato, i pendii attorno al lago erano in gran parte spogli, come testimoniato da vecchie cartoline d’epoca. Alcuni grandi faggi secolari dominavano il paesaggio, ma la maggior parte di essi venne abbattuta durante la Seconda Guerra Mondiale dai soldati tedeschi, che necessitavano di legna per il riscaldamento durante l’occupazione di Sestola.
Uno degli ultimi faggi superstiti di quell’epoca può ancora essere ammirato nei pressi di uno dei rifugi adiacenti al lago, come testimone silenzioso della storia di questa zona dell’Appennino modenese.