Vai al contenuto principale

Foto del 21 gennaio 2024

Con questi meravigliosi scatti di Jeff Belo andiamo alla scoperta della popolare località di Cerreto Laghi. Meta apprezzata da tutti i reggiani, ma non solo ... anche chi abita il versante meridionale del Crinale vi si reca spesso. Durante il Medioevo, la zona in cui si trova oggi Cerreto Laghi era considerata un'area decentrata e probabilmente molto poco frequentata. Solo a partire dai secoli XVI-XVII, durante il periodo estense, si decise di sfruttare la presenza di ampi boschi per creare una ferriera nella valle sottostante del Riarbero. In questo luogo veniva elaborato il minerale trasportato dalla Toscana. Per lungo tempo, l'intera area di Cerreto era principalmente frequentata da carbonai che, provenienti dal versante toscano, in particolare dalla zona di Sassalbo, si dirigevano stagionalmente verso le faggete per produrre carbone di legna. Questo carbone veniva successivamente commercializzato in Liguria e nella pianura padana. Solo negli anni '50 fu creata la stazione di Cerreto Laghi. Fu in quel periodo che si arrivò alla creazione della stazione invernale con seggiovie, sciovie, 25 km di piste per la discesa, 5 km per il fondo, alberighi e il palaghiaccio. Ci troviamo in un'antica conca di origine glaciale sotto il monte La Nuda. Sono diversi i laghi nella zona che si sono formati sotto il peso dell'enorme massa di ghiaccio che ricopriva l'area durante l'ultima glaciazione. Il più noto di questi specchi d'acqua è il lago Cerretano, dove arrivano le piste da sci. Più a valle di questo incontriamo i laghi Scuro, Le Gore e Pranda. Siamo poco sopra i 1.300 metri di quota e ci troviamo alle pendici del Monte la Nuda (1.895 m). La tipologia ambientale prevalente è costituita dalle faggete cedue. Le altre tipologie di boschi (castagneti, cerrete, rimboschimenti di conifere, abetine residue di Abete rosso e Abete bianco, boschi igrofili) hanno superfici marginali. Tra le specie rare e/o minacciate figurano specie alpine o in ogni caso d'alta quota come il rarissimo, veramente relittuale rododendro Rhododendron ferrugineum. L'origine del termine "La Nuda" è incerta, sebbene possa essere presunta. Sul versante emiliano, il monte era precedentemente conosciuto con i toponimi "Alpe delle Pielle" o "Nuda delle Pielle", a causa della presenza abbondante di abeti bianchi sui suoi versanti settentrionali. La denominazione attuale potrebbe essere stata assegnata dai topografi che adottarono il termine locale comune utilizzato per riferirsi a tutti i pascoli al di sopra del limite del bosco: "in t'la nudda" (infatti, anche il Monte Nuda modenese aveva un nome completamente diverso prima dei rilevamenti militari...). Dal lato lunigianese, (il monte confina con il territorio di Fivizzano) c'è invece la tradizione dialettale di attribuire la locuzione "an'tla Nuda" alla parte più elevata delle montagne appenniniche, indicando la montagna brulla, senza alberi e quindi spoglia. In periodo fascista, sulla vetta, è stata costruita una stazione radio per le comunicazioni tra la Marina Militare di stanza alla Spezia e il versante padano. Nonostante sia abbandonata da decenni, la struttura è ancora robusta, sebbene mostri chiari segni di degrado, con le armature quasi completamente prive di copertura in ferro.
Foto del 21 gennaio 2024

Altre immagini