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Foto del 20 dicembre 2025

Con questi bellissimi scatti di "Appennino dentro l'obiettivo" facciamo un viaggio con "la testa tra le nuvole".

“Avere la testa tra le nuvole” è una frase spesso usata per indicare distrazione o fantasia. Eppure, senza volerlo, è più scientifica di quanto sembri. Quando camminiamo immersi nella nebbia, infatti, siamo realmente dentro una nuvola.

Le nuvole non sono altro che minuscole goccioline d’acqua o cristalli di ghiaccio sospesi nell’aria. Quando si formano in quota le chiamiamo nuvole, quando invece si sviluppano al suolo le chiamiamo nebbia. La differenza quindi non è nella natura del fenomeno, ma nella quota a cui si trovano.

La nebbia si forma quando l’aria a contatto con il terreno si raffredda fino al punto di rugiada, cioè la temperatura alla quale il vapore acqueo condensa. Accade spesso in pianura durante le notti tranquille e umide, con cielo sereno: il terreno si raffredda rapidamente e l’umidità condensa, creando una nuvola che… appoggia a terra. In montagna o sulle colline, il processo può avvenire per risalita dell’aria lungo i versanti o per l’arrivo di masse d’aria molto umide: ed ecco che l’escursionista si trova a “camminare tra le nuvole”, ma in realtà è dentro una nebbia d’alta quota.

In entrambi i casi, l’aria diventa visibile perché l’umidità condensa in goccioline microscopiche, esattamente come in una nube stratiforme. Ecco perché possiamo dire, senza errore, che nebbia e nuvola sono la stessa cosa, con nomi diversi a seconda dell’altitudine.

Quindi sì: quando attraversiamo un banco di nebbia in auto o ci svegliamo in un paesaggio lattiginoso, stiamo a tutti gli effetti respirando e camminando dentro una nuvola. E forse, per una volta, avere la testa tra le nuvole non è sinonimo di distrazione… ma di rigorosa meteorologia!

Stiamo cercando di trovare il lato positivo di queste interminabili giornate nebbiose.

Foto del 20 dicembre 2025

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