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Foto del 18 maggio 2025

Con questo romantico scatto di Giuseppe Coliva torniamo a parlare di sapori antichi. La tenuta del "Buco" di Campegine, immersa nelle campagne della bassa reggiana, è un prezioso esempio di architettura rurale padana e racconta, ancora oggi, la vita e l’organizzazione del mondo contadino tra Otto e Novecento.

La struttura, articolata in più corpi, mostra la tipica corte emiliana, con una casa padronale centrale affiancata da edifici rustici e porticati. L’edificio principale, sviluppato su tre piani, presenta una torre al centro del tetto.

Gli edifici laterali, con archi a tutto sesto e grandi aperture, erano destinati a funzioni produttive: stalle, fienili, granai, magazzini per attrezzi. La disposizione era funzionale alla vita agricola: ogni spazio era parte di un microcosmo operativo, dove tutto ruotava attorno al ritmo della campagna.

Le pareti intonacate in toni caldi di giallo e rosso, con infissi verdi, seguono la tradizione cromatica tipica delle zone di pianura, mentre le finestre piccole e disposte regolarmente contribuiscono alla coibentazione degli ambienti, proteggendoli sia dal caldo estivo che dal gelo invernale.

Queste grandi corti agricole, spesso chiamate "casine" o "tenute", erano centri di produzione agricola intensiva e, allo stesso tempo, nuclei sociali. Qui vivevano diverse famiglie contadine, organizzate secondo il sistema della mezzadria, dove il lavoro nei campi era condiviso tra il proprietario terriero e i braccianti, che ricevevano in cambio parte del raccolto e ospitalità.

La tenuta del Buco, come molte altre nel Reggiano, ha attraversato i cambiamenti del mondo agricolo del Novecento: dalla meccanizzazione alla fine della mezzadria, fino alla progressiva dismissione di molte strutture negli anni ’70-’80.

Oggi rappresenta una memoria concreta di quel passato, e una testimonianza del forte legame tra architettura, paesaggio e cultura rurale. Un’eredità da tutelare non solo per il suo valore estetico, ma per ciò che racconta: il lavoro della terra, la vita collettiva, la resilienza delle campagne emiliane.

Foto del 18 maggio 2025