Foto del 17 novembre 2024
Ieri vi abbiamo fatto accenno alle tante leggende che aleggiano attorno a Matilde di Canossa e la sua eccitante vita. E oggi approfittiamo di questo scatto "matildico" di Rossena catturato da GioGio63 per parlarvi di una di queste che riguarda una leggenda del vicino castello di Bianello.
La leggenda della carrozza sepolta di Matilde
Tra le tante storie che si tramandano sui colli reggiani, ce n’è una che intreccia il fascino della natura e il mistero della leggenda. È la storia della carrozza sepolta di Matilde di Canossa, una figura storica di grande importanza, circondata però da un’aura di mito.
Si narra che Matilde, la Grancontessa, fosse generosa con i suoi servi, al punto da volerli onorare nel giorno più importante della loro vita: il matrimonio. Per questo, inviava una splendida carrozza a prendere gli sposi che si univano in matrimonio a Bianello, il castello dove risiedeva. Dopo la cerimonia, Matilde faceva loro molti doni, come gesto di augurio e di gratitudine per i loro servizi.
Un giorno, però, questa tradizione si trasformò in tragedia. Una giovane coppia, appena sposata, viaggiava sulla sontuosa carrozza per tornare al castello. Durante il tragitto, una violenta tempesta si abbatté sulla zona. I fulmini illuminavano il cielo, mentre pioggia e vento flagellavano i pendii tra Quattro Castella e la chiesa della Madonna della Battaglia. Fu allora che una frana, improvvisa e devastante, travolse la carrozza. La terra e il fango la inghiottirono, lasciando dietro di sé un paesaggio segnato dal disastro: un calanco.
Da quel giorno, il luogo divenne avvolto dal mistero. Gli abitanti raccontano che, nelle notti di luna piena, il calanco emani strani riflessi luminosi. Si dice che siano i bagliori della carrozza di Matilde, intrappolata per sempre sotto la terra. Quei magici riflessi continuano a richiamare alla memoria una storia di generosità, ma anche di tragedia.
Così, la leggenda della carrozza sepolta vive ancora nei racconti popolari, tra il fascino della storia e il richiamo della natura, a ricordare quanto il paesaggio e la memoria si intreccino in un'unica trama di magia e suggestione.