Vai al contenuto principale

Foto del 17 ottobre 2024

Riportiamo un po' di Sole nella nostra giornata con questo scatto di Graziano Temporin che ci arriva direttamente dal Grande Fiume, più precisamente "Po 432" dove 432 sta per i chilometri che separano quel punto dalla sorgente del Monviso. Siamo al Museo Cantiere del Po, della navigazione interna e del governo delle acque. Si tratta di un museo dedicato all'archeologia industriale, che conserva una collezione di oggetti, strumenti e macchinari impiegati soprattutto nella prima metà del Novecento dal Genio Civile per la manutenzione dei fondali fluviali e la gestione della navigazione. Il cantiere era completamente autosufficiente, capace di produrre internamente tutto il necessario per la manutenzione delle imbarcazioni e delle segnalazioni. Disponeva di draghe, rimorchiatori e altre imbarcazioni di supporto. L'intero complesso si estendeva su un'area di 25.000 metri quadrati e impiegava oltre 200 lavoratori altamente qualificati, che operavano con attrezzature all'avanguardia per l'epoca. Il museo è stato istituito nel 1997, in seguito a una prima esposizione di materiali appartenenti alla Sezione Autonoma del Genio Civile per il Po. La fondazione ufficiale risale al 1999, grazie alla creazione di un'associazione composta da nove soci: la Provincia di Reggio Emilia, i Comuni di Boretto, Gualtieri e Guastalla, l'ARNI, i consorzi di bonifica Bentivoglio-Enza e Parmigiana-Moglia, la CO.IN.PO (associazione di imprese di Parma) e l'impresa Bacchi Aladino. A causa della piena del 2000, che provocò gravi danni alla struttura e agli oggetti esposti, il museo fu chiuso. Nel 2006, riaprì al pubblico e alle scuole, e nel 2009 assunse il nuovo nome di Po 432 - Museo-cantiere della navigazione e del governo del fiume Po. L'imbarcazione che potete vedere sulla riva del Po è la pirodraga "Secchia". na pirodraga è un tipo di imbarcazione utilizzata per il dragaggio dei fondali marini, fluviali o lacustri, dotata di un apparato propulsivo a vapore (da cui il prefisso "piro-", che indica il vapore). Il dragaggio consiste nel rimuovere sedimenti, sabbia, fango e altri materiali depositati sul fondo, con l'obiettivo di mantenere o migliorare la navigabilità di canali e corsi d'acqua, o per prevenire l'insabbiamento delle aree portuali. Le pirodraghe, che combinavano la tecnologia del vapore con un sistema meccanico per scavare e aspirare i sedimenti, erano molto comuni dalla fine del XIX secolo fino alla prima metà del XX secolo, prima che fossero sostituite da imbarcazioni più moderne, alimentate da motori diesel o elettrici. Questa venne costruita a Venezia nel 1933. "Un tempo il paese di Boretto era famoso per la cantieristica fluviale. I fratelli Chezzi ne erano i rappresentanti più abili ed apprezzati. Il loro cantiere in golena era usato dalla famiglia probabilmente fin dall'Ottocento. Aveva come laboratorio una capanna col tetto di lamiera, pochissimi attrezzi, molto impegno ed esperienza. Ultimi del mestiere, Armando, Dante, Remo, Otello. Il bisnonno Chezzi abitava a Mezzani (PR) e lavorò per molto tempo alla costruzione di barche da ponte all'epoca in cui il ponte di Viadana era costituito da 200 barche pontiere in legno. Il Museo si conserva l'ultima barbotta dei Chezzi in compensato marino, un catamarano da gara e un bucintoro." - da Musei del Territorio Reggiano
Foto del 17 ottobre 2024